Giornalistopoli, Giovanni Legnini e le intercettazioni con Luca Palamara

Giornalistopoli, Giovanni Legnini intercettato con Luca Palamara. Nell'inchiesta i giornalisti escono, come dice Vittorio Feltri, "strumenti per le lotte di potere fra correnti della magistratura".

C’è anche il commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini, nelle intercettazioni con Luca Palamara.

Intercettazioni che hanno scoperto un vero e proprio “vaso di Pandora”, montando un caso definito dalla stessa stampa come “Giornalistopoli”.

Si tratta di una vicenda nata per gemmazione da “Magistratopoli”, il filone d’inchiesta della Procura di Perugia che ha travolto Luca Palamara, ex procuratore aggiunto di Roma e leader di Unicost, la corrente “moderata” delle toghe.

Il pm ex presidente dell’Anm è finito nella bufera dopo essere stato indagato per corruzione.

Questa l’intercettazione di maggio 2019 che coinvolge il commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini, ex candidato presidente per il centro sinistra alle ultime regionali in Abruzzo e per 4 anni, fino al 2018, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura.

7 maggio 2019 il giornalista Giovanni Bianconi del Corriere della Sera (definito “vicino ai servizi segreti e cassa di risonanza del gruppo di potere attuale”) chiama Palamara per fissare un incontro. Colloqui nei giorni successivi fra Palamara, Luca Lotti (ministro per lo Sport nel governo Gentiloni) e Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa e influente esponente di Magistratura indipendente): Trascrizione “Bianconi è la cassa di risonanza del gruppo di potere attuale”.

16 maggio 2019 Palamara parla con Stefano Fava (pm a Roma) “Bianconi è legato ai servizi”

29 maggio 2019 Palamara parla con Legnini sulla necessità di riequilibrare gli articoli che sono usciti con Repubblica

Palamara: e tu dici che con Liana lo posso fare?
Legnini: si ma Liana conta poco la dentro
Palamara: no… Claudio Tito
Legnini: Claudio Tito conta ..il tema è orientare il gruppo,adesso Repubblica su un linea diversa …. Io non so il Fatto Quotidiano adesso La Verità, su cosa virerà perché la loro posizione è contro Pignatone.
Palamara: esatto
Legnini: quindi c’è una operazione di orientamento
Palamara: e allora devo parlà pure con Repubblica..
Legnini: se vuoi parlo io , ho rapporti al massimo livello… dimmi tu….riflettici….
Palamara: io con Claudio Tito ho un rapporto…
Legnini: lo conosci bene… e allora parla con lui deve passare la linea della vendetta nei tuoi confronti….

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In altre telefonate risultano coinvolti oltre a Giovanni Bianconi, del Corriere della Sera (definito “vicino ai servizi segreti e cassa di risonanza del gruppo di potere attuale”), Giovanni Minoli (con cui Palamara si confronta sugli articoli e su una possibile intervista a Lucia Annunziata, quest’ultima definita da Minoli “pericolosa perché sta dall’altra parte”, Claudio Tito (che su Repubblica offre diritto di replica a Palamara), Vincenzo Bisbiglia del Fatto Quotidiano (che cerca Palamara per chiedergli informazioni sul conto della moglie, che ha un impiego in Regione Lazio) e altre firme dell’Agi, dell’Ansa, del Tempo, del Tg5 e della Verità.

“Giornalistopoli”, così il quotidiano Il Riformista ha ribattezzato lo scandalo che sta montando in queste ore a proposito dei giornalisti che avrebbero supportato “trame di potere ordite da alcuni magistrati”.

Dopo aver sganciato la bomba sul caso Palamara, Vittorio Feltri rincara la dose: “La Giustizia è una pattumiera – cinguetta su Twitterin cui i giornalisti sono autorizzati dai magistrati a rovistare”.

Nell’articolo di Ruben Razzante su La Nuova Bussola Quotidiana emergono dalle intercettazioni numerosi rapporti confidenziali fra magistrati e giornalisti di grandi quotidiani, questi ultimi usati “come strumenti per le lotte di potere fra correnti della magistratura – scrive Razzante -. Giornalistopoli dimostra ancora una volta la sudditanza di molti cronisti di giudiziaria alle Procure e alle toghe, un problema deontologico”.

Piero Sansonetti, direttore del Riformista ironizza: “Curiosamente queste intercettazioni non vengono pubblicate sui giornali. Eppure, proprio i giornalisti intercettati sono gli stessi che di solito pubblicano, a loro firma, paginate intere di intercettazioni di politici”.

E aggiunge il direttore del Riformista: “I giornalisti più importanti dei grandi giornali nazionali parlavano con Palamara e partecipavano alle operazioni politiche in corso per determinare i nuovi equilibri nella magistratura”.

Continua ancora Sansonetti, “Le commistioni tra stampa e magistratura toccano l’apice con le pressioni che il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini avrebbe fatto per parlare con Repubblica e condizionare la linea editoriale di quel quotidiano sul caso Palamara”.

“Il giornalismo politico, in Italia – conclude Sansonetti – è del tutto subalterno al giornalismo giudiziario. E questo grazie alle grandi campagne moralizzatrici condotte dai giornali negli anni scorsi. ll giornalismo giudiziario, non tutto, certo, ma quasi tutto, è assolutamente eterodiretto e privo di indipendenza. E dunque non è più giornalismo”.

“Per anni alcune autorevoli firme del giornalismo cosiddetto giustizialista hanno avviato vere e proprie crociate per difendere la liceità della pubblicazione di intercettazioni penalmente irrilevanti (prive di elementi di reato), considerandole però di interesse pubblico. Hanno difeso la loro pubblicazione in nome del diritto all’informazione dei cittadini. Oggi sono loro stesse vittime di quella pratica assai discutibile di accendere il ventilatore pieno di letame”, questa la definizione di Claudio Cerasa, direttore del Foglio, “quando non sussistono in realtà elementi sufficienti per violare la privacy delle persone che parlano al telefono”.

“La cosa più raccapricciante è che la notizia, anziché suscitare indignazione unanime nella categoria dei giornalisti, ha acceso una diatriba, sterile e squalificante, tra testate, che sembrano aver ingaggiato una battaglia su come screditare il più possibile i rivali in ambito editoriale”.