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Turismo, Touring L’Aquila: il settore non ce la fa a ripartire

Turismo e Covid, miliardi di euro in fumo in un settore che non "ce la fa a ripartire". L'intervista a Stefano Filauro titolare del Touring club aquilano che per ora ha deciso di non riaprire.

Nonostante la Fase 2 abbia allentato la morsa dell’emergenza Covid, tra i tanti settori che ancora annaspano e cercano una strada per ripartire c’è quello del turismo, messo letteralmente in ginocchio dalla pandemia.

Agenzie di viaggi chiuse da 2 mesi e con centinaia di migliaia di prenotazioni cancellate, alberghi e strutture ricettive sul lastrico. per questo, in tanti sono quelli  legati al settore turismo che hanno deciso di non riaprire, almeno per ora.

Tra loro c’è l’aquilano Stefano Filauro, titolare dell’agenzia Touring club italiano.

La sede del Touring Club dell’Aquila si trova su Corso Federico II. Filauro era tornato in centro all’inizio del 2020 e il Covid lo ha fermato proprio a trasloco ultimato.

“Per quanto riguarda il turismo, dopo oltre 2 mesi di lockdown e una situazione già critica dagli inizi di febbraio, si parla oggi di un fatturato in perdita per il 97%, : zero prenotazioni e un futuro tutto in salita”, spiega Filauro sentito dal Capoluogo.

Il settore turismo di fatto, su base nazionale, conta una perdita pari a 90 milioni in due mesi di lockdown.

“In vista della stagione estiva si cerca in ogni modo di correre ai ripari, tentando di spingere sui ‘partner’ più restii. L’Italia punta alla collaborazione della Germania, da dove proviene il maggior numero di visitatori, ma deve fare i conti con il nodo Austria, che non è disposta a consentire il passaggio di chi torna dalle nostre località turistiche”, aggiunge.

Inoltre, le strutture legate al turismo tornate operative, sono costrette a fare i conti con i bilanci e con le regole anti-Covid che da qui ai prossimi mesi detteranno il lavoro quotidiano.

La volontà di ripartire è tanta, e in particolare nel settore del turismo che pesa sull’economia del Paese con un 13% del Pil e oltre 4 milioni di posti di lavoro.

 

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Turismo e emergenza Covid si sono tramutati in un enorme massa di denaro in fumo – dice Filauro – il nostro settore avrà serie difficoltà a rialzarsi perchè tra le oltre cose la volontà di aiutare con delle mosse di rilancio c’è, la possibilità è un’altra!”.

L’Italia vive di turismo, sia interno che esterno. A oggi, dati alla mano, si parla di svariati milioni di euro persi. Parliamo di turismo a tutto tondo, nel quale ricomprendo viaggi di nozze e tutto ciò che muove nel nostro comparto anche il settore wedding, un’altra ‘vittima’ dell’emergenza”.

Filauro per adesso sta cercando di muoversi per capire cosa accadrà: “non abbiamo ancora una mappatura certa degli alberghi e delle strutture che hanno riaperto da Nord a Sud del Paese e alcune compagnie aeree ancora non vogliono italiani a bordo. Altre non voleranno almeno fino a giugno, alla situazione difficile si aggiunge quindi una confusione che non sappiamo ancora quanto durerà!”.

“Stiamo partecipando con altri colleghi alla protesta virtuale che ci vede in prima linea per capire cosa faranno concretamente  le istituzioni per dare linfa vitale a noi del comparto turismo: il Governo centrale è stato chiaro, non ce la fa, da solo, a far ripartire tutti i settori fiaccati dall’emergenza Covid”.

“Oggi posso dire che ho perso il lavoro immagazzinato fino a ottobre 2020: tutto cancellato, dai viaggi di nozze agli addi al celibato e nubilato, passando per fine settimana, prenotazioni nei villaggi di questa estate”.

“Non sono solo, parliamo di 7 mila aziende sparse in tutto il Paese. Il turismo è come se fosse una grande industria all’interno del sistema macroeconomico italiano”.

“Un settore capace di creare un indotto tale da dare lavoro a un’intera città, a un’isola o a una regione che cresce e sta bene grazie alla vocazione turistica”.

“Facciamo un esempio, pensiamo a una piccola località di mare del Salento, che in inverno si sostiene con quello che ha ‘messo da parte’ in 3 mesi estivi: come faranno a sopravvivere? O pensiamo a località come le Baleari, che da sempre vivono di turismo. loro non lavorano, io non lavoro, non lavora il ristoratore, l’albergatore, l’agricoltore, la guida turistica, il tassista, chi affitta case, macchine e potrei continuare all’infinito…”.

A oggi, ancora non sappiamo quali saranno le condizioni, perchè l’emergenza impone ancora delle cautele e delle norme anti distanziamento e se in Italia puoi ovviare al problema muovendoti con mezzi propri, il grande punto interrogativo riguarda le frontiere”.

Intanto, dalla Germania, è arrivata già una doccia fredda: “Le vacanze in Italia o in Spagna? È troppo presto per decidere, dobbiamo ancora parlarne”, ha fatto sapere il ministro tedesco Heiko Maas. Maas concorda, comunque, con Roma che eventuali accordi bilaterali per mandare i propri turisti solo in determinati Paesi siano contrari allo ‘spirito europeo’, ma avverte: “Io auspico che tutti possano avere la situazione sotto controllo a un certo punto, in modo che si possa di nuovo viaggiare senza avere riserve. Ma non so se sarà possibile per tutti questa estate”. ​

“Aggiungiamo – chiarisce Filauro – che le compagnie di volo low cost non sono tenute ad effettuare il servizio se non c’è una convenienza commerciale: per cui ancora non sappiamo se i voli prenotati che abbiamo ancora in stand by realmente ci saranno”.

“Per evitare contatti intanto sto pensando di organizzarmi per appuntamento. Se vedo che la gente vuole cominciare a partire e a muoversi, allora deciderò concretamente cosa fare. Bisognerà vedere anche come si evolverà il trend dell’epidemia. Speriamo davvero di lasciarci presto questo incubo alle spalle, è una crisi profonda, noi aquilani siamo tarati alla difficoltà ma non avrei mai potuto immaginare dopo il terremoto una batosta del genere”, conclude.

Turismo e Coronavirus, mossa italiana all’Unione Europea: «Report sulle Regioni sicure»

L’articolo pubblicato sul quotidiano Il Mattino.

“Dal 3 giugno ci si potrà muovere tra le regioni e siamo pronti ad accogliere in sicurezza cittadini europei che vogliono passare le loro ferie in Italia. Le nostre strutture sono pronte, preparate e all’avanguardia”, ha assicurato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ai colleghi di Germania, Austria, Croazia, Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo e Slovenia in una videoconferenza dedicata al tema del turismo.

Il titolare degli Esteri ha fatto appello allo “spirito europeo”, perché altrimenti, “le ricadute peserebbero su tutti: è quindi il momento di riaprire i confini, senza ricorrere a sleali corridoi turistici con accordi bilaterali ed eliminando l’Italia dalle liste nere dei diversi ministeri degli Esteri, i cosiddetti sconsigli di viaggio”.

“Noi lo faremo, ma ci aspettiamo reciprocità”, ha affermato.

Il riferimento di Di Maio è a Grecia e Croazia che hanno dovuto fare i conti con una epidemia più leggera e che stanno lavorando per avviare accordi bilaterali e riportare i turisti sulle loro spiagge.