Covid 19, Italia a due tempi del pubblico contro il privato

L’ Italia dei dipendenti pubblici sta disegnando la ripresa post Covid 19. L’ Italia delle piccole imprese sta organizzando la ripartenza economica.

Una Italia a due tempi, divisa non tra nord e sud, ma tra dipendenti pubblici ed imprenditori.

Questo è il dramma che ha aperto una enorme ferita negli ultimi 20 anni in Italia e che adesso la lacera, in questo momento di enorme difficoltà.
L’Italia dei dipendenti pubblici; degli uomini che hanno sempre percepito uno stipendio sicuro il 27 del mese; dei diritti e delle spettanze; della tredicesima, dei rol, dei buoni pasto, della malattia, della maternità, dell’allattamento e del tfr.
Contrapposta all’Italia dell’impresa privata che non ha diritti acquisiti: l’imprenditore lavora con la febbre, in gravidanza o in allattamento, senza tredicesima, buoni pasto, rol, malattia, infortunio o tfr.

Ebbene, adesso proprio quell’Italia che ha risentito di meno del contraccolpo di questa terza guerra mondiale, sta immaginando le sorti del grande stivale e mettendo a punto il percorso per ripartire dopo la pandemia.

Quella metà d’Italia che continua a fare il proprio lavoro da casa, in Smart working, continuando ad elaborare cartelle di Equitalia, multe di autovelox, sanzioni amministrative. Quella parte d’Italia che non dovrà reinventarsi, trovare un nuovo mercato per cui lavorare o affannarsi a capire dove trovare soldi e forza per ripartire.

Quello che voglio dire è che: chi decide, applica e controlla, rappresenta quella metà d’Italia che non ha subito danni economici.

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Italia nella Fase2, il colpo di reni delle piccole imprese

60 giorni di chiusura totale, il famoso lockdown, non ha implicato la cancellazione di costi ed oneri; questo sui dipendenti pubblici, e sugli uomini di Stato, non ha avuto alcuna ripercussione, per questo non si rendono conto di cosa stia succedendo nelle famiglie italiane!

60 giorni di serrande abbassate per tutte le aziende, grandi e piccole, d’Italia significa la morte.

La Fase2 ha concesso la riapertura a diverse attività, e nemmeno a tutte, ma non tutti gli imprenditori che potevano, hanno avuto la forza economica, cioè la liquidità, necessaria per ripartire.

Le incombenze burocratiche, quelle sanitarie più l’acquisto di materiale per il packaging o per il distanziamento, equivalgono a soldi liquidi da spendere ancor prima di poter riaprire.

Italia ed il disturbo da stress post traumatico

Niente tornerà come prima, lo penso e lo dico dai primi giorni di marzo 2020.
Nessun imprenditore ripartirà dopo il lockdown, come prima della chiusura.

Ora ci salva quel filo di adrenalina data dalla consapevolezza di essere vivi e di aver scampato al contagio. Noi aquilani, purtroppo, conosciamo già queste dinamiche post traumatiche.

Poi ci sarà un colpo di reni, che facendo affidamento sull’ultima energia in corpo, metterà in moto un movimento di speranza.

Quando la consapevolezza di non poter superare questo momento disastroso sarà chiara, nulla salverà dalla disperazione quella metà di Italia fatta di piccoli imprenditori ed artigiani.

Perderemo un mondo di sapere!

Dall’agonia si passerà alla disperazione, ma non tutti avranno il coraggio di suicidarsi… qualcuno troverà la follia per armare una rivoluzione.

Fermate tutto questo, adesso che siamo ancora in tempo!