Cantieri al tempo del Covid, più costi meno produttività

I cantieri della ricostruzione ripartono, più lenti e con costi maggiori. Il punto.

L’AQUILA – Ripartono i cantieri della ricostruzione, ma niente sarà più come prima. Tra mascherine, tamponi, distanziamento e tutte le misure anti Covid 19, per le imprese aumentano i costi e diminuisce la produttività. Il legislatore dovrà tenerne conto.

Riprendono, lentamente, i lavori nei cantieri della ricostruzione. Si fanno i tamponi, ci si adegua alle misure anti Covid e si fanno i conti con i nuovi costi dell’emergenza. Troppo presto, al momento, per tirare le somme, ma potrebbero arrivare a percentuali a due cifre gli aumenti dei costi per le ditte.

“Abbiamo ricominciato a scaglioni, com’era normale che fosse, – spiega a IlCapoluogo.it l’ingegner Francesco Laurini di Unirest – sabato abbiamo fatto fare i tamponi a tutti gli operai e comunque sono già in atto tutte le misure anti Covid previste dai protocolli, tra cui la misurazione della temperatura all’ingresso del cantiere”. La prima settimana è quindi servita ad allineare il modello organizzativo alle nuove disposizioni, con la questione tamponi che “ha prestato il fianco a mille interpretazione, perché il sistema di comunicazione non è stato adeguato”. “Abbiamo condiviso la necessità di fare tamponi – ha spiegato l’ingegner Laurini – perché serve certamente per individuare gli asintomatici, forse sarà complicato ripeterli continuamente, anche per il costo, che non è un costo banale e non si è ancora capito se qualcuno ci rimborserà o graverà tutto sulle aziende, come al solito”.

Ma non sono solo quelli i “costi” del Covid per i cantieri: “Per chi lavora ‘in casa’ i maggiori costi sono dati fondamentalmente da elementi quali il fatto di doversi cambiare in ambienti più o meno sterili, mantenere in ambienti protetti il vestiario con il quale l’operaio arriva o si cambia, ma nel nostro caso la questione è diversa, in quanto abbiamo cantieri anche fuori, quindi aumentare il distanziamento significa anche aumentare il numero delle unità immobiliari a disposizione degli operai, i metri quadri per i pasti, scaglionare la pausa pranzo, e poi la cosa di cui pochi parlano è la ‘resa’ degli operai che, con queste modalità di lavoro, sarà certamente molto più bassa di prima. D’altra parte non sarà facile per gli stessi operai sopportare una giornata intera di lavoro a queste condizioni”.

Insomma, il costo per le aziende lievita, anche se al momento è difficile capire di quanto: “Dobbiamo completare la stima, ma già sappiamo che il costo dei dpi è triplicato, mentre è raddoppiato il costo degli oneri annessi. Aumentano i tempi di analisi, tra misurazioni e autocertificazioni, per i quali si perde almeno mezz’ora per ogni singolo cantiere. Vedremo compiutamente nei prossimi mesi, ma penso che vadano prese in considerazione percentuali a due cifre per quanto riguarda l’aumento dei costi. È uscito il nuovo prezziario regionale, ma resta da capire se i rimborsi saranno immediati o ci saranno ritardi. Ormai è evidente che il Covid ha reso imprescindibili modelli di comportamento differenti, un fatto che dev’essere preso in considerazione non solo dalle aziende, ma anche dal legislatore, che deve capire che non è scaricando sull’impresa che si risolve il problema“.

Intanto il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, è intervenuto sulla ripresa delle attività di cantiere: “L’emergenza da Covid-19 ha imposto tutta una serie di nuove incombenze che le imprese devono ottemperare per lavorare in sicurezza. E non si tratta dell’eterna, dibattuta questione “tampone-sì o tampone-no”, che qui all’Aquila è obbligatorio. Oltre ai tamponi, le prescrizioni governative chiedono l’applicazione di disposizioni di tutela e garanzia, individuale e di lavorazione, che cambiano radicalmente il processo di ricostruzione, di un appartamento come di un aggregato. Ciò aggrava di costi, evidentemente, qualunque cantiere: ci vogliono più cura, più personale, più tempo. Dopo due mesi di fermo forzato, dunque, i ritmi saranno più rallentati. Per fare un paragone, basta pensare al tempo che impieghiamo per fare la spesa, al tempo che ci vuole per essere serviti (evidentemente non per incuria dei commessi). Il vero tema da porre all’attenzione dell’agenda delle priorità nazionali, dunque, è quello che di cui ho già investito il presidente Conte, il ministro De Micheli e il commissario per la ricostruzione del terremoto del Centro Italia, l’abruzzese Giovanni Legnini, il 20 aprile scorso, quando ho chiesto che alle imprese venissero riconosciuti i maggiori costi da sostenere in ragione della modifica delle regole di lavoro, non contemplati all’atto della progettazione nell’era ante Coronavirus. Solo questo sforzo, che deve essere nazionale e globale, salvaguarderà il principio di equità, consentirà ai cantieri di lavorare in tutela, garantirà remunerazione aziendale e sicurezza dei lavoratori”.