Coronavirus, in ginocchio settore spettacolo: “una vera tragedia”

Coronavirus, l'agonia del mondo dello spettacolo. Cinema e teatri chiusi, produzioni sospese. "Dimenticati dallo Stato. Siamo lavoratori come tutti e non giullari di corte".

Il Coronavirus ha messo in ginocchio anche tutto il mondo dello spettacolo tra teatri e cinema chiusi, produzioni saltate, palinsesti stravolti dall’emergenza sanitaria.

Una crisi che comincia a diventare “tragedia” secondo alcuni addetti e i numeri parlano chiaro: quella cui si sta assistendo nel mondo dello spettacolo è una fase di stallo che sta portando a grosse perdite in termini economici, oltre che a un immobilismo professionale che non si vedeva da anni.

L’emergenza sanitaria da Coronavirus sta danneggiando il settore della danza, della recitazione, della musica, tutti comparti che anche a livello istituzionale non sono riconosciuti.

E, non per ultimo, quello dei live. Secondo i dati raccolti da Enpals e dalla Fondazione Symbola, in questo momento ci sono tra le 300.000 e le 380.000 persone legate al mondo dello spettacolo e della cultura che in Italia non stanno lavorando.

Due anni fa, il rapporto stilato dalla Siae parlava di 7.794.399 presenze nel settore, di cui 82.641 erano organizzatori di eventi.

“Ha da passà a nottata” diceva Eduardo De Filippo ed è il commento rilasciato al Capoluogo da un noto attore italiano, a casa come tutti, che ha scelto di “sfogarsi” in forma anonima.

“Non voglio fare polemiche – spiega – sarebbero assolutamente sterili, anche perchè l’emergenza sanitaria ha la priorità. Il Coronavirus ci ha dato del tempo per riflettere, un tempo che ha capovolto anche lo spazio e che ha cambiato tutte le nostre abitudini. Questo periodo di riflessione ha scoperchiato però l’ennesimo ‘vaso di pandora’, mettendo in luce come la categoria degli attori sia così bistrattata”.

“Riflettiamo su una cosa – aggiunge – al tempo dell’emergenza Coronavirus la televisione è stata una valvola di sfogo per molti. Chi farebbe compagnia a tanti a casa come noi che non hanno altro svago se non lo schermo? Eppure siamo precari, nonostante anni di gavetta e sacrifici. Di provini andati male, di porte sbattute in faccia”.

A fargli eco un altro simpatico del piccolo e grande schermo che ha chiesto sempre di rimanere anonimo.

“Non ce se crede! Stiamo chiusi a casa a fa scenette a chi ce le chiede e ancora una volta dalle istituzioni si sono completamente dimenticati anche solo di menzionarci”.

Tra gli attori Il Capoluogo ha sentito un grande amico dell’Abruzzo, l’attore marsicano Corrado Oddi, a casa come tutti a causa dell’emergenza Coronavirus e con un’agenda fitta di impegni tutti da rimandare.

Oddi, fino a poco prima della pandemia Coronavirus, era in giro per i teatri d’Italia con il suo ‘Pinocchio’ con le 5 fanfare dei Carabinieri.

“Adesso sono a casa – spiega al microfono del Capoluogo – si parla di ottobre per quanto riguarda il teatro e anche per i progetti che avevo cinematografici tutto è stato rinviato a data da destinarsi”.

Come si organizza il lavoro di un attore al tempo del Coronavirus?

Anche per noi esiste lo smart working durante il Coronavirus: tra spot televisivi, qualche campagna di raccolta fondi e c’è qualcuno che ha sostenuto anche dei provini. Siamo in una situazione problematica, il discorso va a monte e si sta mettendo in risalto adesso perchè la crisi ha toccato tutti dai piccoli ai grandi attori”.

“Per una civiltà come la nostra è un’era, tutto quello che ci sta capitando è un’era. Ci sono milioni di persone segregate che possono uscire di casa solo grazie alla tecnologia e alle connessioni. Anche se continuiamo a tenere compagnia, a far sorridere, siamo una categoria non riconosciuta e senza nessun sostentamento. Provate a spegnere la tv per un giorno, in un piccolo appartamento senza sfogo e poi ne riparliamo!”.

Una situazione che, se dovesse protrarsi, per Oddi “porterà delle ripercussioni terribili a tutto il comparto dello spettacolo. Perchè a breve anche la tv non potrà pagare i diritti Imaie”.

Cosa stanno facendo allora gli attori per fronteggiare l’emergenza?

“In molti ci stanno organizzando tramite associazioni come la l’APS, (Libera Associazione Professionisti dello Spettacolo di cui è segretario il noto attore e doppiatore Ermanno Ribaudo“.

“Fondamentalmente – continua Oddi – non siamo mai stati inquadrati, né noi attori, né tantissimi registi, doppiatori, sceneggiatori… Tante persone che lavorano tutte insieme. Adesso ce ne stiamo rendendo perchè c’è il Coronavirus, tanti colleghi hanno chiesto i 600 euro e come la stragrande maggioranza non li ha ricevuti.

“La figura dell’attore non esiste non puoi scriverlo nemmeno sulla carta d’identità, anche se dietro ha anni di studio e di gavetta nel settore. Un attore, nell’immaginario collettivo e intriso dal luogo comune, non lavora in senso pratico come uno che va in ufficio tutti i giorni, anche le prove non vengono retribuite, non è una favola, è ciò che accade in tante compagnie e produzioni”.

“Un attore lavora comunque tantissimo, come tutti gli altri, devi a volte accettare tutto. Non è come in America dove c’è un’industria cinematografica vera, anche Cinecittà ha all’interno alcune produzioni che si autofinanziano”.

E un pensiero al dopo, a quando l’emergenza sarà forse passata: “come riapriamo i cinema e i teatri? Chi verrà a vederci con la paura del contagio e del distanziamento? Per quanto tempo possono funzionare spettacoli in streaming? Il teatro delle arrivare, come emozioniamo? Lo streaming adesso può funzionare per cinema e tv ma non per il resto!”.

Dello stesso avviso è stato anche il regista e attore Carlo Verdone che molti altri colleghi ha visto sfumata la prima del suo ultimo lavoro cinematografico.

“Il cinema non può far nulla – ha detto Verdone – Ma proprio nulla perché è un luogo di aggregazione e condivisione, vive di questo. Ma credo che se riusciremo ad azzerare veramente i contagi la produzione cinematografica ripartirà, anche prima di un vaccino. In questo modo il cinema potrà diventare la prima rassicurazione per lo spettatore, cioè si potrà entrare in una sala e vivere senza angoscia la storia di un film”.

Produzioni bloccate ma una prima 2.0 per il noto duo Lillo&Greg che in queste settimane aveva in programma l’uscita del loro primo film da registi “Dna”, una produzione Lucky Red, in cui recita anche Anna Foglietta.

Dna ovviamente al cinema non è uscito, a causa del Coronavirus, per non perdere allora il contatto con il loro pubblico, Lillo e Greg hanno deciso di mandarlo online, scaricabile su alcune piattaforme come Chili o Sky e Sky Cinema.

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“Dopotutto – spiega Lillo (al secolo Pasquale Petrolo) contattato dal Capoluogo – sappiamo come tutti che questa emergenza finirà del tutto quando avremo il vaccino. Prima di allora sarà difficilissimo pensare di tornare al cinema o al teatro”

“Si parla degli attori, ma non dimentichiamo a tutto un comparto dietro che va dagli sceneggiatori aio truccatori, passando per macchinisti e operatori che si trova a casa come tutti e senza un contratto. Lo stato che per ora sta dimostrando totale disinteresse per tutto il settore spettacolo ha mortificato anni di lavoro e fatica. Ci sono artisti e operatori che sono fermi e saranno fermi per molto più tempo rispetto ad altri e questo non viene calcolato”.

“Queste persone vanno aiutate, poi ci sono i colleghi che possono aspettare che hanno le spalle coperte dal punto di vista economico, vale soprattutto per gli operatori che sono una specie di free lance. Noi lavoriamo come tutti, siamo liberi professionisti, la cui unica tutela è il nostro lavoro: se ti chiamano guadagni, sennò stai a casa!”.

Com’è la situazione per Lillo in questo momento?

“Numeri: 20 date bloccate a teatro, biglietti probabilmente da rimborsare, i set riprenderanno ma non si sa quando. Anche perchè non puoi aspettare due anni. Il nostro settore si trova dentro un buco nero, come tante altre categorie, solo che del nostro alle istituzioni non interessa!”

Il video di Lillo e con la presentazione del nuovo film:

Quaranta compagnie teatrali ed il loro Appello ignorato dalle istituzioni.

L’appello dell’associazione culturale Teatrabile dell’Aquila.

“I lavoratori dello spettacolo sono fra i più colpiti dalla crisi”: una frase infondata? Proprio no: stiamo parlando dell’ultimo settore che potrà ripartire (di sicuro non prima di dicembre).

“Ma, in uno scenario così buio, l’assessorato regionale per i beni e le attività culturali e di spettacolo ignora la richiesta di udienza regolarmente inoltrata da più di due mesi da decine di compagnie teatrali (fra i cui promotori, la nostra associazione TETRABILE). Oggi, tali compagnie riunite nel Coordinamento delle Compagnie di teatro indipendente extra-Fus, tornano a chiedere un incontro, con una lettera datata 30 aprile 2020: chissà come andrà a finire”

“Ma quale sarà il motivo di questo ritardo dell’assessore Mauro Febbo? Che la faccenda riguardi pochi lavoratori? In questo momento bisogna pensare prima ai molti? Di nuovo, proprio no: le strutture di cui parliamo comprendono, in Abruzzo, circa 160 lavoratori che hanno a che fare con un bacino sociale di almeno 20.000,00 utenti, fra cui, solo in piccola parte, semplici spettatori in cerca di svago; anche chi non frequenta i teatri, chi accede a qualsiasi servizio nei disparati campi dell’intervento sociale, pedagogico, formativo, educativo, assistenziale, della prevenzione del disagio, ha notato il corposo lavoro degli operatori artistici fra scuole, centri diurni, Se.R.T, …E ha riconosciuto le stesse persone che animano i palchi e le stagioni di prosa più importanti ed affollate”

“Ma, si dirà, non tutti pensano che l’arte vada sostenuta ( come in altre nazioni), così come la formica della fiaba non pensa che la cicala debba essere foraggiata… che, fuor di metafora, vuol dire che, per alcuni, i lavoratori di questo (durissimo) settore non vadano sostenuti, al pari degli altri, per la loro ardita scelta di vita… ma nemmeno questa spiegazione regge: sarebbe paradossale che, proprio il finanziato assessorato alla cultura sia occupato da chi pensa male del suo stesso settore, a tal punto di non voler nemmeno riceverne gli operatori… altrimenti dovremmo raccontare un’altra favola: quella del regressivo, decadente, recessivo, amato Abruzzo, che, disprezzando se stesso, si consuma sperperando risorse inutilmente.

Ai più attenti non sfugge che la presenza degli artisti sia un po’ come quella delle api per la natura, cioè indicatore di benessere psicologico, sociale, culturale ed economico di un popolo”.

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