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Coronavirus Iran, l’intervista:”Governo tace e si muore per cure fai da te”

Coronavirus, in Iran oltre 30 mila i decessi e 90 mila i contagiati. "Il governo nasconde aiuti umanitari e verità". L'intervista del Capoluogo a un rifugiato politico.

“Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus in Iran si sono registrati oltre 30 mila decessi, ma il Governo tace, modificando il numero di morti e contagiati e deviando sui pasdaran la mole di aiuti umanitari che il Paese sta ricevendo dal mondo”.

A parlare, intervistato dal Capoluogo, è un rifugiato politico iraniano che vive da anni all’Aquila, dopo che la sua famiglia fu dichiarata invisa al regime. L’identità dell’uomo è stata mantenuta anonima per tutelare la sua persona e la famiglia rimasta in Iran.

“Sento i miei familiari ogni giorno – spiega – e la situazione nel mio Paese attualmente è drammatica. I morti sono 37200, e oltre 90 mila i contagiati.  Da Qom il focolaio si è propagato in tutto l’Iran colpendo non solo circa 300 città ma anche piccoli borghi rurali dove non arrivano aiuti, medicine e beni di prima necessità. Stanno morendo come le mosche nel silenzio e nell’indifferenza generale”.

Attualmente l’Iran risulta essere il Paese più colpito dal Coronavirus in tutto il Medio Oriente.

“Dietro il silenzio c’è una strategia: dai primi di aprile il governo ha autorizzato gradualmente delle aperture ma tra la popolazione c’è molta preoccupazione, soprattutto nei posti dove mancano alcune cose necessarie per arginare il contagio, come farmaci e mascherine”.

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“In Iran è certa una cosa: il Coronavirus ha cominciato a circolare da dicembre, alimentato dai fitti rapporti commerciali che il paese ha sempre avuto con la Cina. Rapporti che sono andati avanti ben oltre lo scoppio della pandemia e favoriti dai pasdaran che hanno messo a disposizione la loro flotta aerea per portare avanti le trattative e i rapporti commerciali. Non sono chiacchiere ma dati confermati anche dal Ministero degli Esteri degli Stati Uniti“.

I pasdaran “coloro che vegliano ” sono i “guardiani della rivoluzione iraniana”, un corpo paramilitare islamico organizzatosi in milizia per la difesa e il sostegno delle istituzioni rivoluzionarie in Iran, nella repubblica proclamata dall’ayatollah Khomeinī dopo la caduta dello scià Riḍā Pahlavī.

Non solo rapporti commerciali con la Cina a favorire i contagi da dicembre ma anche flussi di persone: “i cinesi musulmani vengono a studiare a Qom da sempre, dal momento che in città c’è un importante polo universitario. Dalla Cina a Qom, il focolaio più grande del Coronavirus in Iran”.

“Fino a qualche anno fa, il Governo iraniano poteva pensare di isolare le notizie e chiuderle nei confini del paese. Nell’era del 2.0 non hanno più il potere di prima e l’unica arma rimasta in loro pugno è la repressione: nelle ultime settimane sono state arrestate 3600 persone, tra cui molti giornalisti stranieri  e locali che hanno fornito tramite Internet ai media internazionali notizie reali sul Coronavirus e non semplice propaganda di regime. Una notizia diffusa dallo stesso portavoce dei Pasdaran, il generale Abolfazl Shekarchi“.

Il problema attuale è che è stato chiesto un prestito internazionale ancora non autorizzato per un semplice motivo: è un dato di fatto che gli aiuti non arrivano alla popolazione, non vengono distribuiti per il sistema sanitario. Sono soldi che finiscono nelle mani dei pasdaran e vengono utilizzati per finanziare i gruppi terroristici dislocati nei Paesi confinanti”.

“Sia associazioni come Medici Senza frontiere o la Croce Rossa hanno inviato ingenti quantità di aiuti che sono scomparsi. L’Unione europea ha mandato attrezzature e medicine in Iran per un totale di circa 20 milioni di euro e non si sa dove siano finiti”.

A questo va aggiunto che, stando a quanto riportato dai media internazionali, in Iran molti hanno scelto rimedi casalinghi contro il Coronavirus risultati letali.

A oggi infatti, sono almeno 728, secondo i dati delle autorità sanitarie, gli iraniani morti fra il 20 febbraio e il 7 aprile dopo aver ingerito metanolo, pensando di poter curare il Coronavirus.

La medicina iraniana, pur danneggiata dalle sanzioni internazionali, è considerata fra le più avanzate della regione, ma restano diffusi rimedi popolari tradizionali, spesso proposti come ‘medicina islamica’, completamente slegati da ogni logica scientifica.”, conclude.

Soprattutto all’inizio dell’epidemia, nei piccoli centri, le persone di modesta istruzione si sono fatte influenzare in massa dalle fake news circolate rapidamente, in attesa di un vaccino, mentre Donald Trump in America raccomanda iniezioni di disinfettante per sconfiggere il Coronavirus.

Secondo un rapporto del Governo  iraniano pubblicato all’inizio di aprile, l’anno scorso c’erano stati solo 66 decessi per avvelenamento da alcool. Questo tipo di intossicazione ha registrato un aumento di 10 volte nell’ultimo anno, in piena pandemia.

In tutto sono almeno 5.011 le persone avvelenate dal metanolo, ha detto il portavoce del ministero della Sanità iraniano, Kianoush Jahanpour, aggiungendo che circa 90 persone hanno perso la vista o hanno riportato danni agli occhi per l’avvelenamento da alcool.  Secondo Hossein Hassanian, consulente del ministero della Salute intervistato da Al Jazeera, il conto finale delle persone che hanno perso la vista potrebbe essere molto più alto.

La foto allegata all’articolo è stata presa dal sito www.publicpolicy.it.

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