Cantieri, dai Comuni del cratere nessuna ordinanza tamponi

I comuni del cratere alle prese con la fase 2 dell'emergenza Coronavirus e la ripresa dell'attività dei cantieri.

Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, i comuni del cratere non seguono L’Aquila sull’obbligo tamponi. L’ultima parola alla riunione di oggi.

Da oggi, lunedì 4 maggio, le attività dei cantieri per la ricostruzione sono ufficialmente autorizzate a ripartire, tra protocolli e ordinanze. Ma mentre a L’Aquila tiene banco la questione obbligo tamponi, nei comuni del cratere la ripartenza sembra più agevole e meno problematica.

Intanto ad oggi non sono arrivate “ordinanze gemelle” a quelle del capoluogo, come invece auspicava il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi. Questa sera è prevista una riunione con l’Usrc, ma i sindaci dei comuni del cratere non sembrano intenzionati a seguire le orme di Biondi. Piuttosto chiedono all’Usrc un protocollo condiviso.

“Come altri sindaci – spiega a IlCapoluogo.it il sindaco di Fagnano Alto Francesco D’Amore – ho detto da subito che non ritenevo di dover procedere con ordinanze sindacali come quelle dell’Aquila, perché le condizioni sono diverse. È già tutto disciplinato dai Dpcm e dai protocolli; rispetto e condivido le preoccupazioni del sindaco Biondi per la reltà dell’Aquila, che però è diversa da quella di molti comuni del cratere. Qui spesso si lavora in zone isolate, con le ditte che si stanno adeguando a tutte le prescrizioni, per cui non ci sono rischi. Naturalmente se dovessi rilevare situazioni di pericolo per la salute dei cittadini interverrei subito come sindaco, ma al momento rispondiamo al decreto legge e non faremo ulteriori ordinanze restrittive”.

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“Il quadro normativo – spiega invece a IlCapoluogo.it il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo – prevede che da oggi possono riaprie cantieri, secondo il protocollo MIT che indica tutte le misure da rispettare, ma naturalmente le aziende sono alle prese con tutta una serie di incompense e non sono ancora ripartite. Per quanto riguarda la questione tamponi, come sindaci ci siamo già sentiti in videoconferenza e ci risentiremo di nuovo questa sera, con il responsabile dell’Usrc, a cui abbiamo chiesto un protocollo da seguire come sindaci. Il problema non è tanto il lavoro nel cantiere, gestito da figure individuate per legge, quanto per le maestranze che vengono da fuori. A L’Aquila il problema è diverso, con ditte che vengono da tutta Italia, ma nei piccoli comuni lavorano in gran parte ditte locali. Ad ogni modo sono d’accordo con quanto emerso dal Consiglio comunale dell’Aquila, il tampone deve essere preventivo, non ha senso effettuarlo entro 14 giorni dall’inizio delle attività. Il nostro obiettivo dev’essere quello di conciliare la salute con la ripresa dell’economia. Qui abbiamo una casa di riposo chiusa da metà febbraio, non possiamo sprecare tutto il lavoro fatto per preservare la salute dei cittadini”.