Coronavirus riconosciuto infortunio sul lavoro a carico delle aziende

Imprese ai nastri di partenza per la fase 2, ma pesa l'incognita del contagio come infortunio sul lavoro. Cosa comporta e le precauzion da prendere.

Il decreto Cura Italia prevede che il Coronavirus sia inquadrato come “infortunio” sul lavoro, una spada di Damocle sulle aziende.

L’AQUILA – A breve il più grande cantiere d’Europa riprenderà la propria attività, come le aziende aquilane e abruzzesi, impegnate nella famigerata fase 2. Tutti hanno voglia di ricominciare, di recuperare il tempo perso, ma la situazione legislativa è piuttosto complicata. Le aziende sono già impegnate a preparare la “ripartenza” tra dispositivi di sicurezza e restrizioni varie, ma c’è un aspetto particolare che può incidere in maniera pesante sulla vita di un’azienda che – malauguratamente – dovesse incappare in un contagio sul posto di lavoro. “Nel  decreto Cura Italia, infatti, – spiega a IlCapoluogo.it l’avvocato Paola Tordone, esperta di Diritto del Lavoro e consulente di molte aziende aquilane – si dispone che l’eventuale contagio da Covid 19 del lavoratore durante l’attività lavorativa ricada nella casistica dell’infortunio sul lavoro, concetto ribadito anche nella circolare 13/20 del 3 aprile scorso dell’Inail“.

È evidente, quindi, che inquadrare il contagio come “infortunio” comporta per l’azienda tutta una serie di rischi che possono incidere sulla vita stessa di una ditta di piccole dimensioni, a partire da quelli legati a possibili azioni legali e richieste di risarcimento.
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E non basta mettersi in regola con le disposizioni anti contagio: in caso un lavoratore si infetti, come si dimostra dove è avvenuto il contagio? Come farà il datore di lavoro a dimostrare di aver applicato ogni cautela per garantire la sicurezza del proprio dipendente, il quale, dal canto suo, potrebbe contrarre il virus nel tempo vissuto al di fuori dell’azienda? “Contro l’impresa, di fatto, – sottolinea l’avvocato Tordone – si attiva una sorta di presunzione di colpevolezza rispetto ad un nemico invisibile, nuovo, subdolo, che si potrebbe contrarre ovunque, anche al di fuori delle imprese e anche nel rispetto di tutti gli standard di sicurezza”.

Ricostruire il momento e il luogo dell’infezione – precisa l’avvocato – è molto difficile. Sul sito del Ministero della Salute si legge che il periodo che intercorre tra contagio e sviluppo dei sintomi varia da 2 a 11 giorni, fino a un massimo di 14. Inoltre i sintomi sono molteplici e spesso simili a quelli di semplici influenze o raffreddori, mentre in altri casi possono perfino non presentarsi. Nelle ultime settimane, inoltre, gli esperti hanno spiegato che i contagi avvengono maggiormente tra le mura domestiche. Come può quindi un imprenditore assumersi una responsabilità del genere?”.

D’altra parte, mentre il decreto Cura Italia precisa che gli eventi lesivi derivanti da infezioni dal nuovo Coronavirus, in occasione di lavoro, non vengono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico, altrettanto non esclude che l’Inail possa rivalersi sul datore di lavoro, ove sia acclarata una sua responsabilità nella causazione dell’evento.

Tutto questo, senza contare la possibile responsabilità penale per il datore di lavoro e per l’azienda.

Coronavirus e infortunio sul lavoro, che fare?

In una situazione come questa, i consigli dell’avvocato Tordone sono quelli di “valutare con precisione i rischi di contagio da Coronavirus in azienda, aderire in modo preciso alle indicazioni previste nel Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi in relazione al Covid-19 e verificare se le Polizze della responsabilità Civile contengono la previsione di una specifica clausola di garanzia relativa allo specifico rischio Covid-19. In mancanza, è consigliabile provvedere al tempestivo adeguamento delle polizze”.