Coronavirus, ristoratori e attività ricettive: scatta la grande protesta

28 e 29 aprile, manca poco alla protesta dei ristoratori. Una manifestazione comune, che include tutte le attività ricettive. "Corsa contro il tempo, per scongiurare fallimenti"

Una grande protesta, con il fronte dei ristoratori e di tutte le attività ricettive unito per scongiurare la fine. Si ‘scende in piazza’, anche se metaforicamente. Insegne accese l’ultima volta e poi chiavi dei locali a Conte.

Scatterà domani la protesta con l’associazione Ho.re.Ca in primo piano, dal nome RISORGIAMO ITALIA. Promotori della manifestazione i movimenti di imprenditori del mondo Ho.Re.Ca. e dei Locali di Pubblico Spettacolo, uniti per la prima volta nella storia del settore.

Una protesta allargata: ristoratori, attività turistiche, parchi, alberghi. Tutti uniti per un’unica causa.

Martedì 28 aprile alle ore 21, le luci delle insegne delle loro attività si accenderanno simbolicamente per l’ultima sera. Le probabili misure che lo stato prenderà per l’eventuale riapertura di ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, discoteche e lidi balneari “non sono sostenibili per la gestione ordinaria di un locale e sono insopportabili economicamente”, hanno spiegato in una nota stampa.

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Il 29 aprile gli imprenditori andranno davanti ai loro comuni a consegnare le chiavi dei propri locali. Il rappresentante regionale Ho.re.ca., Daniele D’Angelo Parkkeller ha spiegato:

“Hanno aderito alla protesta anche gli amici di Ristoratori Aq Vs Virus. L’iniziativa – che comprende ristoratori, hotel, attività turistiche e tutte le attività ricettive – si è allargata sia in provincia che nell’intera regione: saremo tantissimi in tutta Italia. Sarà un primo passo, ma non si spegnerà domani la nostra voce. Ci saranno altre proteste: noi ne siamo convinti e determinati. Determinati a tenere chiuse le attività ad oltranza a queste condizioni”.

Daniele D’Angelo sottolinea, infatti, le difficoltà incontrare da quelle attività chiamate a reinventarsi per attivare il servizio d’asporto.

“Chi vuole aprire per l’asporto ha piena libertà. Tantissime sono tuttavia le attività che si ritroverebbero in grosse difficoltà. Noi ci siamo uniti per testimoniare anche queste difficoltà. Vogliamo farci sentire, perché ieri, sentendo le parole del Premier Conte, ci siamo resi conto che molti, stando così le cose, arriveranno al fallimento prima del 1 giugno“.

Una battaglia “indipendente da colori o posizioni politiche”. Come sottolinea D’Angelo.

“Non ci interessano le bandiere. In ballo c’è il futuro imprenditoriale di attività, di famiglie. C’è tutto ciò che ruota intorno al commercio della ristorazione. La politica, semmai, deve essere di supporto. Il momento è tragico, rischia di sparire un’intera realtà”.