Emergenza Poesia, viviamo in tempi infami

“Viviamo in tempi infami” di Paul Verlaine è lo spunto di oggi per la rubrica "Emergenza Poesia", a cura di Alessandra Prospero

Emergenza Poesia, viviamo in tempi infami

Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l’unione dei cuori;
in quest’ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.

Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell’estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.

Ma che bisogno c’è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!

“Viviamo in tempi infami” di Paul Verlaine

Viviamo in tempi infami, come esemplificava Paul Verlaine, uno dei massimi poeti simbolisti francesi. Tempi che spaventano e che richiedono forse di “aver coraggio in due”, perché le prove che siamo chiamati a compiere sono nuove e contornate di incertezza. Abbiamo bisogno dell’altro, ma non dell’altro tra molti (alius), quanto dell’altro fra due (alter), di un altro individuo che sia il nostro specchio ma anche il nostro confronto, la nostra crescita e il nostro aiuto. Anche Verlaine, bollato come “maledetto” per la sua relazione omosessuale con Arthur Rimbaud, cercò spesso l’altro nella sua vita, nei suoi travagli esistenziali che ebbero fine al 52esimo anno di vita del poeta. In questi due mesi di isolamento e privazione, di certo abbiamo avuto modo di fare una cernita tra buoni e cattivi, tra chi ci è caro e chi ci è inviso, ma soprattutto tra chi ci vuole bene e chi non vuole affatto il nostro bene. Perciò, tra le prossime prove che saremo chiamati a compiere, ricordiamoci anche di “proclamare con un gesto augusto il nostro amore fiero, come una sfida”.