Fucino, carenza cronica di manodopera: mancano 3500 lavoratori

Il Fucino alle prese con la cronica mancanza di manodopera, causata non solo dalla chiusura delle frontiere per il Coronavirus: arrivate 230 candidature. "Gli stanziali restano da aprile a ottobre, ma la coltivazione non si ferma"

Fucino, cercansi 3500 lavoratori. Un numero che di per sé dice già molto.

Il richiamo dell’agricoltura non è ancora tornato a risuonare. E la Marsica fucense, centro propulsore del sistema agricolo d’Abruzzo, si ritrova in difficoltà.

3500 è la cifra che esprime l’assenza di manovalanza tra i terreni della Piana del Fucino, con cui le aziende agricole fanno ormai i conti da anni. In questo periodo di crisi e misure restrittive, poi, il settore ha subito un nuovo duro colpo, come denunciano sia Confagricoltura L’Aquila che Coldiretti. Il blocco delle frontiere legato al coronavirus.

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Sulla tematica abbiamo ascoltato il Direttore di Confagricoltura L’Aquila  Stefano Fabrizi. «Chi lavora nel Fucino non è il migrante inteso come viene ordinariamente definito, cioè colui che si sposta nelle zone produttive. Nella Marsica arrivano operai agricoli – regolari sul territorio – che lavorano da aprile a ottobre, al massimo fino a metà novembre. Si tratta prevalentemente di giovani stranieri, che poi tornano nei propri paesi d’origine, Marocco ed Egitto in particolare, ma anche Macedonia e Romania».

«Questi operai lavorano presso le aziende del Fucino da tempo. Hanno normalmente una propria residenza, o trovata autonomamente o messa a disposizione dall’impresa di cui sono dipendenti. Trattasi di stanziali, che per tre/quattro mesi l’anno fanno ritorno a casa. Mesi di assenza, però, in cui le produzioni non si fermano. Ci sono coltivazioni che vanno avanti per tutto l’anno: basti pensare alle patate o alle carote».

A scarseggiare sono, soprattutto, gli operai adibiti alla raccolta di prodotti, tra le categorie più richieste dalle aziende agricole.

Confagricoltura, a livello nazionale, ha allora lanciato un’app, denominata Agrijob. Una piattaforma per l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, nell’ambito di un servizio – autorizzato dal Ministero – promosso da Confagricoltura per le sue imprese associate e per gli aspiranti lavoratori agricoli.

L’attività viene svolta tramite le articolazioni territoriali di Confagricoltura, le Unioni Provinciali degli Agricoltori (UPA).

«Ad oggi sulla piattaforma sono arrivate 230 candidature per il Fucino. Il 95% dei candidati è italiano. Si tratta, inoltre, di aspiranti lavoratori prevalentemente giovani, che coprono una fascia d’età dai 25 ai 35 anni».

Fucino, la realtà degli imprenditori agricoli: parla il presidente Lobene

La mancanza di manodopera, al momento accentuata dal blocco delle frontiere, ha visto Confagricoltura esprimersi già sul tema. «Abbiamo cercato di far capire la nostra posizione. La scarsità di forza lavoro è cronica per il Fucino, ciò è acclarato. In questo particolare momento storico, se gli organi competenti riusciranno ad applicare specifici corridoi, nel rispetto delle norme sanitarie e della sicurezza, sicuramente le cose potrebbero solo migliorare».

A parlare è Fabrizio Lobene, nella duplice veste di Presidente Confagricoltura e imprenditore agricolo, contattato dalla redazione del Capoluogo.

Per rendere meglio l’idea della situazione di difficoltà che stanno attraversando le aziende in questi mesi, Lobene mette sul tavolo i numeri. «Un’azienda che potremmo definire normale, quindi media per dimensioni, tendenzialmente assume dai 30 ai 40 dipendenti. Per le aziende più strutturate si parla di quasi 200 dipendenti. Questo è un argomento, tra l’altro, sul quale c’è una sorta di alone di mistero. Spesso si dicono tante cose e molte delle quali errate. Bisognerebbe partire dal presupposto che il mondo dell’agricoltura non è più quello di 50 anni fa».

Ad oggi, infatti, sono cambiate le tecniche agricole, i macchinari, le modalità di lavorazione. Di conseguenza «sono necessarie una certa formazione e competenza per essere assunti. Basti pensare che anche i trattori più semplici sono dotati di Gps. Per non parlare dei mezzi con la guida assistita. Motivo per il quale il discorso delle assunzioni non si può ridurre meramente alla scarsità di manodopera».

Operai qualificati, quindi, gestiti con «contratti migliorativi rispetto a quelli previsti a livello nazionale. C’è, infatti, un contratto provinciale di lavoro, in deroga proprio al modello nazionale. Tutto ciò spesso non si sa e si finisce per fare cattiva informazione. Poco spesso, invece, si sottolinea il grande ritorno che l’agricoltura porta al territorio di riferimento. Un ritorno che si riflette anche sulle aree montane, con quelle attività legate all’agricoltura: come la struttura dell’agriturismo o il lavoro di nicchia».

Fucino e siccità, primavera poco bagnata

Non solo manodopera. Da anni il Fucino è attanagliato dalla siccità che grava sulle colture. Mentre si attende il passo decisivo per la rete irrigua, tuttavia, la conca fucense può dirsi in controtendenza rispetto a quella che, gli esperti, hanno definito “la primavera più secca degli ultimi 60 anni“.

«Per quanto concerne il fronte siccità – conclude il presidente Fabrizio Lobene – sicuramente si tratta di un problema serio, ma fortunatamente si registra un lieve miglioramento. Nelle falde – nonostante l’inverno non sia stato ricco di nevicate – c’è ancora acqua. In particolare nel territorio di Ortucchio le falde stanno riaffiorando. Inoltre c’è attenzione intorno a questo problema. In sintonia con il Consorzio di Bonifica stiamo sensibilizzando gli agricoltori a limitare l’utilizzo spropositato della risorsa idrica, partendo dal blocco dell’irrigazione nel fine settimana, per ricaricare i pozzi».