Emergenza Poesia, la libbertà dell’omologazione

Riflessioni sulla libertà ai tempi del Coronavirus: l'irresistibile vernacolo romanesco e Trilussa per l'appuntamento di poesia in emergenza, curato da Alessandra Prospero

Emergenza Poesia, la libbertà dell’omologazione

Un Gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero,
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li principi sui.
― Giacché num badi a li fattacci tui,
― je disse er Gatto bianco inviperito ―
rassegnerai le propie dimissione
e uscirai da le file der partito:
ché qui la pôi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!
― È vero, ho torto, ho aggito malamente… ―
rispose er Gatto nero.
E pe’ restà ner Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.

“La libbertà de pensiero”, Trilussa

Certo, basterebbero già questi versi del poeta dialettale Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, per questo articolo: sono didascalici ed esemplificativi. E non è affatto facile spiegare in poche righe un concetto così ampio e complesso come quello della libertà di pensiero, quindi lungi anche da quest’articolo avere la pretesa di farlo. Giorgio Gaber nella canzone “La libertà”, uno dei titoli contenuti nell’album “Far finta di essere sani” (1973), la faceva coincidere con la partecipazione, cioè con la condivisione e con una visione plurale e collettiva. Durante la quarantena abbiamo scoperto piattaforme, networks, spazi virtuali e nuovi linguaggi: tutti strumenti che dovrebbero essere al servizio di una società pluralista e collettivista… ma l’evidenza ci fa notare come paradossalmente questi strumenti siano sempre più smaccatamente al servizio dell’omologazione di pensiero. Proprio come nella poesia di Trilussa, spesso ha più rilevanza il soggetto emittente del messaggio che il messaggio stesso. E se per Gaber “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” consigliamo a chi non riesce a partecipare di prendere in prestito i sempre sagaci versi di Trilussa, il quale era pluralista anche nella scelta della lingua: infatti il caro Salustri ai suoi pari e ai suoi coevi gliele cantava in un irresistibile vernacolo romanesco.