Coronavirus e cantieri, alloggi per evitare spostamenti ai lavoratori

Sicurezza nei cantieri nella fase 2 dell'emergenza Coronavirus, l'intervista all'ingegner Francesco Laurini.

L’AQUILA – La fase 2 dei cantieri, come ripartire in sicurezza.

Tamponi a tappeto per tutte le maestranze e spostamenti tracciati per chi arriva da fuori regione, queste le due proposte avanzate dal sindaco Pierluigi Biondi durante l’incontro con le associazioni di costruttori, in vista della fase 2 dell’emergenza Coronavirus nella quale i cantieri saranno tra le prime attività a ripartire. A L’Aquila, naturalmente, la “concentrazione” di cantieri rende il contesto particolarmente delicato, ma non mancano le proposte per ripartire in sicurezza.

“I lavoratori – spiega a IlCapoluogo.it l’ingegner Francesco Laurini di Unirest – dovrebbero essere messi nelle condizioni di essere il più possibile ‘stanziali’, quindi fare in modo che ci siano alloggi sul territorio per i lavoratori che vengono da fuori. Naturalmente non sarà possibile per tutti, ma si potrebbe consentire alla maggior parte delle persone che si spostano di soggiornare nell’ambito del territorio, magari a non più di 20, 30 km dall’Aquila. Questo darebbe libertà di movimento, ma allo stesso tempo eviterebbe contatti con ambienti poco sicuri”.

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Insomma, per i lavoratori della ricostruzione lo stesso “modello” utilizzato già per i lavoratori della Asl, anche se non è detto che debba essere tutto a carico del Comune: “Noi come azienda da tempi non sospetti abbiamo degli ‘accampamenti’ con container molto qualificati nei quali è possibile ospitare fino a 4 persone. Naturalmente con l’emergenza Coronavirus ci sarebbe posto per una sola persona”.

Per quanto riguarda invece i lavori delle ditte locali fuori regione, “la mia idea è che ogni cantiere dovrebbe essere impostato sempre con un sistema di accampamento di lavoratori, perché è più sicuro, controllato e igienizzato. Da anni esistono container con bagno interno utilizzabili allo scopo; il sistema di sanificazione potrebbe essere affidato al singolo utilizzatore, con pulizie generali fatte settimanalmente da un’impresa di pulizie”.

Il sistema potrà poi essere implementato con tecnologia per le registrazioni automatiche, la misura della temperatura e altri supporti informatici da mettere a disposizione dei lavoratori, “al fine della salvaguardia della salute, non per controllo delle persone”. “D’altra parte – sottolinea l’ingegner Laurini – la privacy è composta da due filoni fondamentali, quello legato allo sfruttamento economico delle informazioni, e quello legato alla salute. Il primo è certamente da tutelare, anzi occorre migliorare la protezione della privacy e fare in modo che le persone siano meno tracciate per quei soggetti interessati ad ‘appioppare’ vendite e proposte commerciali di ogni genere, ma per quanto riguarda la privacy che influisce nella sfera della salute il discorso è diverso. Come abbiamo già visto in altri Paesi, applicazioni, tracciabilità delle persone e la rilevazione delle temperatura sono rese in maniera automatica e obbligatoria per accedere ai servizi pubblici e permettono di contenere meglio il rischio derivante dai contagi”.