Soldi all’informazione locale, un primo flebile segnale di dignità

Informazione locale e dignità del lavoro, serve una legge regionale sull'editoria digitale. Intanto arriva il primo debole segnale.

Campagna di comunicazione per la promozione del numero verde unico. Le Asl d’Abruzzo capofila del cambiamento rispetto ai rapporti con l’informazione locale.

La Regione Abruzzo ha chiesto alle 4 Asl di attivare una campagna di comunicazione per la promozione del numero verde unico. Venticinque mila euro per ogni Asl da riconoscere all’informazione locale: giornali online, radio e televisioni locali, inclusi i due giornali cartacei. Un inizio, un primo flebile passo verso il riconoscimento della dignità di un servizio essenziale: l’informazione.

I Fondi a pioggia non sono mai una soluzione dignitosa, ma in questo momento di lockdown, in cui tutte le aziende hanno sospeso le campagne di comunicazione, mentre l’informazione svolge un ruolo essenziale, il riconoscimento di un sostegno, seppur minimo, rappresenta un inizio di una grande presa di coscienza.

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Un primo passo verso l’emancipazione dalla logica del mendicare e dell’amico più amico, che troppo spesso abbiamo visto in questa regione.

Dai 250mila euro di Tua ai 58mila della Asl di Teramo, tanto per richiamare l’ultimo fatto di cronaca, riconosciuti alla società di Comunicazione Mirus, di Michele Russo, che in ordine di tempo sono stati gli ultimi soldi elargiti ad un amico speciale. Michele Russo, infatti, non solo si è occupato di molte campagne di comunicazione della Meloni, ma nell’Abruzzo a conduzione FDI cerca di fare il bulletto prepotente. Michele Russo che, senza decenza, non solo non si è scusato con i suoi concittadini, ma ha risposto alle polemiche sollevate dicendo di ‘essere arrivato per primo!’

Due distinzioni sono d’obbligo in questa vicenda: Comunicazione e informazione sono due cose completamente diverse. L’unico servizio di pubblica informazione è rappresentato dalla Rai, che paga i propri stipendi con i soldi pubblici del canone. Tutto il resto del grande mondo dell’informazione è privato, quindi ha necessità di sostenersi con campagne di comunicazione di privati. Le televisioni e le radio locali possono accedere ai fondi pubblici, rispettando determinati canoni qualitativi. L’informazione online, o informazione digitale, non è compresa in questi parametri essendo il frutto di un processo di cambiamento delle abitudini individuali troppo veloce, rispetto ai ritmi della burocrazia, per cui non usufruisce ancora di sostegni pubblici. Molte regioni d’Italia si sono dotate di una propria legge sull’editoria i cui capitoli di bilancio sono stati ben nutriti al fine di riconoscere dignità al lavoro dei giornalisti e libertà al diritto di informazione che, quanto più è libero da collegamenti al mondo produttivo, tanto più è libero nell’interpretare gli accadimenti, scevro da condizionamenti.

Un altro elemento appare importante ricordare ai nostri lettori: Tutti gli uffici di tutti gli enti sono forniti di giornalisti, assunti a tempo indeterminato da un colore politico e dall’altro, per elaborare comunicati e campagne di comunicazione rivolte alle testate locali. Questi enti, che avendo un addetto stampa riconoscono il ruolo fondamentale dell’informazione, gestiscono milioni di euro di bilanci, incluse somme ingenti impegnate in incarichi a professionisti ben selezionati dai vertici, ma non hanno una voce di bilancio dedicata alla comunicazione.

Chi ha scelto di investire soldi nella comunicazione, fino ad oggi, ha discriminato, cioè scelto arbitrariamente su quale mezzo di informazione investire = logica del mendicare. Per fare un esempio concreto: se la Gsa ha interrotto l’apporto idrico in un quartiere di L’Aquila, per una rottura improvvisa, ha attivato il suo addetto stampa, che ha emesso un comunicato urgente agli organi di stampa locale, che in 10 minuti lo hanno diffuso in rete, in radio o in Tv. Tutto questo senza riconoscere un euro alle testate che lavorano 365 giorni l’anno pagando ogni mese stipendi ed oneri.

La dignità del lavoro non deve mai essere messa in vendita e l’informazione non è un servizio che produce utili.
L’informazione online può e deve uscire dalla logica del grande industriale che vuole ’tenere la politica per gli attributi’, cioè incidere sulle scelte politiche o sulle carriere politiche.

La soluzione è una legge regionale sull’editoria digitale, che riconosca un sostegno economico per meritocrazia: cioè per parametri oggettivi.