Coronavirus, L’agonia del commercio aquilano: quali soluzioni per la fase 2

Coronavirus, il commercio aquilano è agonizzante. La voce delle realtà del capoluogo. L'assessorato al Commercio convoca gli Stati generali.

Il Coronavirus è stata una vera e propria bomba a orologeria per il mondo del commercio aquilano esplosa letteralmente a causa del prolungamento delle chiusure per via dell’emergenza.

Se qualcuno si è potuto organizzare con le consegne a domicilio e l’e-commerce, sono tanti i commercianti, i ristoratori, gli artigiani, i piccoli imprenditori che dopo più di un mese di chiusura cominciano a fare i conti con le perdite.

Si pensa al dopo Coronavirus: a questa data, il 3 maggio, che dovrebbe fare da spartiacque tra la fase 1 e la fase 2. Quella della “ripartenza”.

Dall’assessorato del Commercio del Comune dell’Aquila arriva la notizia da parte dell’assessore Raffaele Daniele della convocazione per gli Stati generali del Commercio per venerdì 17 aprile alle 12, in video conferenza sulla piattaforma Microsoft Teams, per discutere insieme sulle modalità per “ripartire”.

“Ripartenza”… un termine “caro” agli aquilani che hanno già fatto i conti con una situazione simile dopo il 6 aprile 2009 quando a seguito del terremoto in tanti hanno dovuto ricollocarsi e investire per ricominciare da zero.

“Cosa resterà del ‘nostro vecchio mondo’ quando lo tsunami del Coronavirus si sarà ritirato?”, questo si chiedono i commercianti aquilani, la cui voce è stata raccolta dal Capoluogo per capire non tanto la situazione attuale, lampante anche agli occhi di un bambino, ma cosa accadrà dopo.

Sicuramente gli squilibri economici sopravvivranno e, anzi, saranno ancora più evidenti.

Le iniezioni di liquidità delle Banche centrali potranno preparare il terreno a nuove bolle speculative, mentre il debito pubblico aumenterà, soprattutto per Paesi già in difficoltà da quel punto di vista come l’Italia e per realtà, come quella aquilana, che “arranca” a 11 anni dal sisma.

Cosa resterà dopo il Coronavirus delle serate al ristorante, di una tornata di shopping sfrenato o di una serata al cinema?

Gli interrogativi sono tanti, in molti non sono preparati, le attività non sono strutturate per gestire eventuali misure contenitivo non tanto dei contagi ma di una probabile diffusione di focolai futuri.

Alcuni ristoratori aquilani continuano a controllare la merce conservata nei loro locali, perchè ci sono alimenti a lunga conservazione ma che hanno una prossima scadenza.

Finirà che dovremo buttare tutto – spiega un ristoratore aquilano al Capoluogo – quello che era deperibile è stato donato nei primi giorni di chiusura per l’emergenza Coronavirus alle Caritas e a chi si è occupato dei pacchi viveri per i bisognosi. Se non riapriamo entro metà maggio, almeno io avrà una perdita di circa 8 mila euro di materie prime”.

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Che fine faremo? A morire saremo in centinaia di migliaia, senza sconti per nessuno. Anzi, qualcuno gli sconti li ha già avuti, perchè le banche più grosse al 15 di marzo avevano già deciso chi salvare, perchè? Avevano paura sostanzialmente che il governo facesse delle regole con cui i grossi imprenditori avrebbero potuto non pagare i finanziamenti per qualche anno”.

“Andiamo sempre peggio – è l’eco di un altro ristoratore aquilano – stiamo chiusi da troppo tempo con una mannaia sulla testa fatta di scadenze e cose da pagare, come se fosse una spada di Damocle. Ci hanno detto che ci daranno a breve 600 euro, non so se ridere o piangere. Per chi ha un mutuo, un piccolo scoperto, è un attimo e questi soldi se li riprende immediatamente la banca”.

“Si, affitto e mutui sospesi, intanto le utenze le abbiamo dovute pagare ma quando ricominceremo con le rate sarà terribile: già i tassi oggi sono altissimi e a quel punto schizzeranno”.

Coronavirus e ristoranti: il problema delle “distanze”

Senza contare che il problema grosso per chi ha un locale è capire come “aggiustarsi” per rispettare le distanze di sicurezza, perchè il Coronavirus imporrà comunque a lungo delle cautele per evitare le ricadute.

All’Aquila non ci sono locali con certi spazi. A parte il fatto che non ci sono date per la riapertura. Chi dice il 18 maggio ma chissà, in ogni caso con tutte le varie restrizioni, almeno io lavorerò per un massimo di 10 coperti…Quando rientro con le spese? Mai! ma soprattutto, chi ci verrà al ristorante bardato come una mummia? Mi dicono che devo essere positivo, va bene, ci provo allora: ce la faremo tutti!”.

Coronavirus, le attività che nel frattempo hanno riaperto

Poi ci sono quelle attività che da martedì 14 hanno riaperto perchè deputate alla vendita di indumenti per neonati e bambini.

Abbiamo un orario ridotto e la gente comunque ha paura, il lavoro è completamente azzerato come se avessimo dovuto iniziare un’altra volta da capo, come se fosse di nuovo il 7 aprile 2009“, è lo sfogo di un commerciante nel settore dell’abbigliamento.

“Parlo di 7 aprile perchè ora come allora non abbiamo avuto nessun tipo di aiuto dall‘assessorato al Commercio. Non parlo di aiuti economici ci mancherebbe, ma di un sostegno concreto da parte delle associazioni di categoria a partire da Confcommercio. Sono stati completamente assenti, si limitarono a fare quelle cose teatrali tanto per fare scena e basta”.

Per questo commerciante, ma non è una voce isolata, “quello che serve adesso ai commercianti aquilani spezzati dall’ emergenza Coronavirus , è un’associazione di categoria a tutela, che porti avanti i problemi che abbiamo: gli affitti, o le utenze che sono state semplicemente rinviate ma non cancellate. Questa situazione ci ha penalizzato moltissimo, i dipendenti stanno senza cassa integrazione da febbraio, chi ha potuto ha anticipato qualcosa ma anche noi non sappiamo dove prenderli i soldi”.

Il commerciante ricorda come sia stato difficile per molti delocalizzarsi a seguito del sisma e investire per tornare in centro.  “Per tornare in centro abbiamo dovuto investire, questo fantomatico ‘fare centro’ non ha dato liquidità perchè noi comunque abbiamo anticipato le spese e ancora non vediamo un euro. Siamo stanchi, io personalmente non so se ce la faccio”.

Perchè come sottolinea, il problema non è dato dalla chiusura prolungata a causa del Coronavirus ma affonda le radici nelle settimane precedenti quelle dei primi focolai in Veneto e Lombardia.

“Da quando è uscito il problema in Lombardia, qui nei negozi del centro e anche intorno non abbiamo aperto la cassa. Tanti di noi stanno fermi dalla metà di febbraio ma le ditte non sentono scuse: a fine mese gli assegni sono andati all’incasso e i negozi sono pieni di cartoni di merce primaverile che non sappiamo se e quando riusciremo a recuperare. Tutti noi che abbiamo riaperto abbiamo avuto mettere i soldi di tasca nostra è impossibile se non si mette in mezzo qualcosa di importante siamo morti. Noi aquilani investiamo dal 2009, adesso non ce la facciamo più”, conclude.

Emergenza Coronavirus, cosa farà l’assessorato al Commercio del Comune dell’Aquila.

Soluzioni a breve non ce ne sono, in ogni caso qualcosa si sta muovendo dall’assessorato al Commercio del comune L’Aquila la cui delega ce l’ha il vice sindaco Raffaele Daniele, che ha deciso di convocare gli Stati generali del commercio per venerdì 17 aprile alle 12.

“La bacchetta magica purtroppo non ce l’abbiamo, un primo passaggio sarà quella di convocare a breve gli Stati generali del commercio, con cui trovare insieme idee e soluzioni”, spiega l’assessore Daniele al microfono del Capoluogo.

“Sto sentendo le associazioni di categoria e cercheremo insieme una soluzione da studiare, velocizzando gli aiuti regionali in un’ottica di ampia collaborazione da parte della Regione. Dopo l’emergenza Coronavirus e il lockdown vedremo le misure da adottare per il commercio. parliamo di circa un migliaio di attività in ginocchio, è una situazione drammatica e il Comune dell’Aquila non ha risorse tali per sostenere l’urto e una crisi così ampia”.

“Il Comune – chiarisce l’assessore – sarà capofila ma non può prendere decisioni da solo. Sappiamo che ci sono attività che hanno aperto i battenti tra la metà di febbraio e i primi di marzo e hanno chiuso a causa dell’emergenza Coronavirus sostenendo solo spese e poche entrate”.

Per l’assessore, per far fronte a questa crisi economica che non investe solo L’Aquila ma tutto il Paese: “ci sarà sicuramente una misura governativa importante che andrà a beneficio di tutti. Pensiamo un attimo anche ai Comuni: difficilmente potranno sostenere personalmente l’agonia del commercio. L’Imu per dire la incassa il governo centrale anche se la riscuote il Comune e poi viene girato il il contributo di solidarietà. O la  Tari, non la gestiscono i Comuni, perchè copre il costo del servizio Asm e non si possono sospendere altrimenti si creerebbe una sezione a catena drammatica. Per mettere un pezza fai un buco che è molto peggio”.

“Se ci sarà da fare delle battaglie a livello nazionale saremo noi a condurle per loro. Nessuno si salva da solo! Avevamo un piano del commercio pronto con una serie di iniziative, adesso è saltato tutto. Ora fronteggiamo la crisi ma si fa insieme perchè tante esigenze possiamo solo immaginarle”, conclude l’assessore.

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