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Emergenza Poesia, l’albicocco della resurrezione

Primavera 1938 di Bertolt Brecht è la poesia scelta da Alessandra Prospero per questo appuntamento della poesia in emergenza ai tempi del Coronavirus

Emergenza Poesia, l’albicocco della resurrezione

Oggi, domenica di Pasqua, presto
un’improvvisa tempesta di neve
si è abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
può cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

Primavera 1938, Bertolt Brecht

Anche la domenica di Pasqua di Bertolt Brecht fu una resurrezione in esilio. Egli era fuggito a Praga, poco dopo l’ascesa al potere di Hitler in Germania, nel 1933; andò poi a Vienna e a Parigi. Purtroppo neanche la capitale francese era sicura per il poeta, drammaturgo e regista tedesco che aveva già avuto pesanti minacce da parte dei nazisti e trovò rifugio in Danimarca per 5 anni.

È qui, più precisamente a Svendborg, che scrive “Primavera 1938”, in cui descrive una Pasqua atipica e sofferente per chi, come lui, è costretto ad assistere al proprio paese “tremante di freddo”.

La Germania infatti è paragonata ad un albero di albicocco squassato dall’improvvisa minaccia della tempesta di neve, rappresentata dal Terzo Reich. Inerme, Brecht assiste da lontano alla rovina del proprio paese e l’esilio, la costrizione, rendono ancor più importante il gesto di cura nei confronti dell’albicocco attaccato alla casa. È attraverso la cura di tutto ciò che anche oggi rappresenta per noi la casa e le pertinenze ad essa (come “un albicocco attaccato alla casa”) che si può ritrovare una via per la resurrezione.