Coronavirus, TUA a Marsilio: “Crisi unica, serve rielaborazione”

Coronavirus e crisi del trasporto pubblico locale. Gianfranco Giuliante scrive a Marsilio. "Se a settembre riapriranno le scuole, ben oltre 50 mila utenti non potranno viaggiare. Urge una rielaborazione"

Coronavirus, la crisi del trasporto pubblico è una realtà con la quale la Regione Abruzzo si trova a fare i conti. Lettera aperta del presidente della TUA, Gianfranco Giuliante, al Presidente Marsilio.

Coronavirus, la situazione che si sta vivendo non ha precedenti e va affrontata con un approccio totalmente diverso capace di immaginare “il nuovo mondo”. Il dibattito di questi giorni potrebbe concludersi con misure settoriali ed emergenziali, in attesa di tornare a modalità lavorative e di relazione sociale pre-Covid19.

Sarebbe miope e di breve respiro! Ci sarà una nuova ordinarietà. Basti pensare che il nostro TPL, fino a prima dell’emergenza, ha giornalmente trasportato 100.000 utenti senza che per gli stessi sia stato applicato il criterio del distanziamento sociale. Tale misura imporrà ripensamenti che cambieranno in radice la nostra esistenza, sia privata, sia lavorativa che sociale.

Distanziamento sociale
La mobilità vive quotidianamente 2 fasi: le cosiddette “punte”, cioè i momenti di massima concentrazione di utenza e il conseguente affollamento sugli autobus e una fase di “morbida” in cui, pur essendoci i servizi, l’affollamento, e quindi la concentrazione sociale, è ridotta. La necessità di evitare il sovraffollamento, incompatibile con il previsto criterio del distanziamento sociale, imporrà una rivisitazione che non potrà avvenire se non con una necessaria integrazione tra il sistema dei trasporti, il sistema produttivo, le istituzioni scolastiche, universitarie e la P.A..

Un nuovo approccio, insomma, che ridefinisca il perimetro di un ripensamento globale e sistemico del nostro modo di vivere. Ci si deve re-inventare ognuno per la propria parte, con l’obbligo di integrazione tra le diverse componenti.
Occorre, in modo evidente, un ripensamento totale del sistema che tenga conto, partendo dalle attuali disponibilità, di una diversa e nuova organizzazione, che dovrà investire tanto la vita lavorativa quanto quella scolastica e, in generale, tutti quei settori che dovranno riarticolare i propri modelli produttivi e/o organizzativi in modo da garantire la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori nella fase di ripartenza.

I circa 29 milioni di trasportati annui, tra bus e treni, dovranno interfacciarsi con criteri legati alla flessibilità, che imporrà nuovi orari per le città, per gli uffici, per le scuole, per le fabbriche e, con essi, una nuova gestione dei flussi di movimento, tali da garantire la sicurezza per tutti e per ognuno.
Sicurezza sanitaria ma anche economica e di prospettiva.

Questa la sfida che stiamo per affrontare e che riusciremo a vincere solo se tutti uniti collaboreremo a riscrivere una diversa e nuova organizzazione della vita lavorativa (smart-working e altro), della vita scolastica (orario differenziato e utilizzo del remoto), delle fabbriche (turnistica diluita e con nuovi modelli di produzione). Una vita “più lenta”, che rinunci, fin quando necessario, alla concentrazione sociale e a tutti quegli atteggiamenti non coerenti con la sicurezza dei cittadini e alle esigenze alle quali dovrà adeguarsi la nuova mobilità, ma anche la nuova Regione.

Al Presidente competerà gestire questo processo, offrire una visione, strumenti e risorse per un futuro che, se non elaborato si d’ora, ci troverà impreparati con conseguenze inimmaginabili per la comunità abruzzese. Azzardiamo uno proiezione: se a settembre riapriranno contestualmente tutte le scuole, gli uffici, le fabbriche e i cittadini ricominceranno a muoversi per motivi personali, se si dovranno mantenere le direttive sul distanziamento sociale, ben oltre 50 mila utenti die non potranno viaggiare stante l’attuale parco mezzi e lasciando inalterato il servizio complessivo del TPL abruzzese.

Come si vede, l’urgenza di una rielaborazione post emergenza diventa non solo opportuna ma indispensabile.