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Emergenza Poesia, per non appassire

La speranza nasce come un piccolo fiore pallido per il poeta bengalese Tagore. La rubrica di Alessandra Prospero: poesia nell'emergenza.

Emergenza Poesia, per non appassire

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.
Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda,
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano – e coglilo.
Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l’ora dell’offerta.
Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c’è tempo – e coglilo.

“Cogli questo piccolo fiore”, Rabindranath Tagore

La speranza nasce come un piccolo fiore pallido per il poeta bengalese Rabindranath Tagore. Premio Nobel per la letteratura nel 1913 (il primo non occidentale). Il suo lirismo denso di trascendenza e la sua natura artistica eclettica lo resero uno degli autori più tradotti in Occidente. Questa poesia tra le righe ci parla anche di meditazione, della dimensione che porta a cogliere il legame tra terreno e divino, tra il “qui ed ora” e l’incerto “poi”, tra la poesia e il raccoglimento. Un invito alla vita, alla speranza, ma anche alla saggezza. Del resto Tagore svolse un ruolo molto importante nella vita culturale e religiosa indiana. L’immagine divina ricorre spesso nelle sue liriche, nelle fattezze di viandanti o di errabondi pensatori che si riparano all’ombra degli alberi. Anche nei versi qui riportati riusciamo ad intuire una suggestione panteistica, in quel fiore che offerto alla “carezza pietosa” potrebbe non appassire, cadendo nella polvere, ed essere consapevolmente colto.

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