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Coronavirus, depressione e ansia tra gli operatori sanitari

Coronavirus, lavorare in prima linea aumenta il rischio di sintomi post traumatici.

Studio sugli effetti psicologici del Coronavirus sul personale sanitario. I dati.

L’epidemia di Coronavirus e le attuali misure di restrizione imposte per limitare i contagi, possono avere un impatto sulla salute mentale nella popolazione generale. Recentemente è stato dimostrato che gli operatori sanitari coinvolti nella pandemia COVID-19 a Whuan e nella provincia di Hubei sono esposti a livelli elevati di eventi stressanti o traumatici con un importante impatto negativo salute mentale, tra cui sintomi post-traumatici, depressione, ansia e insonnia. Ad oggi, non sono noti i tassi di incidenza delle manifestazioni psicopatologiche nella popolazione generale italiana, né i loro principali fattori di rischio nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria.

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L’Università degli Studi dell’Aquila e Territori Aperti (Centro di documentazione, formazione e ricerca per la ricostruzione e la ripresa dei territori colpiti da calamità) in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” sta conducendo uno studio per valutare gli effetti psicologici dell’emergenza COVID-19.

Sono stati già elaborati i primi risultati dello studio relativo rivolto agli operatori sanitari coinvolti nell’emergenza Coronavirus. Sono stati inviati e raccolti 1387 questionari. Circa il 50% dei sanitari aveva sintomi post traumatici rilevanti, tra il 20% e il 25% aveva una sintomatologia depressiva e ansiosa importante. Tra i fattori di rischio, l’essere donna e la giovane età contribuiscono a tutti i tipi di sintomatologia, mentre il lavorare in prima linea aumenta il rischio di sintomi post traumatici. Avere un collega deceduto, ricoverato o in quarantena per covid-19 aumenta il rischio di sintomi post-traumatici e depressivi.
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