L'Aquila News IlCapoluogo - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Attualità e Sport

Coronavirus, l’epidemiologo Valenti: “L’Aquila provincia più protetta”

Parla l'epidemiologo Univaq Valenti: "L'Aquila ha meno contagi anche per la minore densità abitativa. Andamento contagi non è in crescita esponenziale"

Coronavirus, l’analisi dell’epidemiologo Univaq Marco Valenti. «In questo momento la provincia dell’Aquila è la più protetta dalla diffusione del virus».

«C’è un incremento sostanziale in Abruzzo, ma all’interno di un modello di previsione, che ci consente di immaginare il raggiungimento di un plateau in un tempo relativamente breve».

Continua l’epidemiologo nell’intervista che fa il punto sul coronavirus, concentrandosi sulle differenze dei numeri di contagio emerse nelle diverse province d’Abruzzo. «I dati sono dei numeri assoluti, non degli indicatori epidemiologici in senso stretto. Ci danno, però, una sostanziale misura del dimensionamento del fenomeno. L’andamento attuale è che il numero di casi, che si aggiorna giornalmente, non sta assumendo quell’impatto di curva ad alta crescita esponenziale che tutti temevano e temono ancora».

La provincia dell’Aquila con 140 casi ad oggi è la zona meno colpita dall’incidenza del virus. Come si spiega ciò? «I dati si spiegano intanto considerando le diverse caratteristiche strutturali dei territori provinciali ew da alcuni specifici eventi accaduti, anche durante la settimana scorsa, in alcuni zone che hanno richiesto provvedimenti di zone rosse».

«Il discorso relativo alla provincia dell’Aquila, tuttavia, è particolarmente interessante. Poiché la densità della popolazione della provincia è molto più bassa rispetto a quella delle altre tre province abruzzesi. Questo è già un indicatore della potenzialità del numero di contatti che possono avere i residenti nelle diverse province. Oltre a ciò, però, ci sono tutta una serie di circostanze legate allo scoppiare di focolai epidemici locali: condizioni che hanno avuto delle incidenze significative».

L’intervista all’epidemiologo Valenti.

X