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Coronavirus, aquilane prigioniere a Torino: “Noi non siamo fuggite”

Coronavirus, Torino-L'Aquila. Nel pieno dell'emergenza c'è anche chi ha scelto di restare lontano, mentre frotte di studenti salivano su un treno direzione casa. "Abbiamo scelto il buonsenso".

Torino-L’Aquila. Nel pieno dell’emergenza coronavirus c’è anche chi ha scelto di restare lontano, mentre frotte di studenti correvano in stazione per salire su un treno direzione casa.

Su quel treno Eleonora e Micol non sono salite. Inutile dire che, col senno di poi, non se ne siano pentite almeno un po’. Oggi stanno bene, ma le aspettano altre lunghe giornate sole, lontane da famiglie che non vedono da mesi.

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Coronavirus, due fuorisede in quarantena: “Come una lunghissima sessione d’esame”

«Siamo in quarantena da settimane qui a Torino. È un periodo sicuramente strano, che stiamo cercando di vivere, tuttavia, come se fosse una calda sessione d’esame», spiega Eleonora Giovarruscio alla redazione del Capoluogo. «Restiamo dentro casa e, almeno per quanto mi riguarda, studio e lavoro ai progetti per l’Università. Le mie giornate sono, per gran parte del tempo, occupate dalle lezioni in streaming. Il Politecnico è riuscito ad organizzarsi fin da subito, senza lasciarci indietro con i programmi didattici».

Eleonora ha 25 anni. Studia Ingegneria al PoliTo e vive a Torino, da fuorisede.  Torna a casa appena può. In questa situazione, però, ha preferito non fare la fila in stazione per rientrare in Abruzzo, precisamente a Morino, in provincia dell’Aquila, all’ordinanza di chiusura della scuole.

Discorso simile per la sua coinquilina. Micol Emanuela Lanciotti ha 27 anni ed è originaria di Avezzano. Si trova a Torino per lavoro. «Anche le mie giornate scorrono soprattutto davanti al Pc. Il mio orario lavorativo va dalle 8,30 alle 18, con un’ora di pausa pranzo. Per il resto Eleonora ed io ci organizziamo come meglio possiamo, per svolgere le attività necessarie in questa situazione di emergenza», ci spiega.

Coronavirus, uscite ridotte in una Torino deserta ma organizzata

Come tutti ormai, quindi, Eleonora e Micol indossano guanti e mascherina per andare a fare la spesa e comprare generi alimentari di prima necessità. Cercando, comunque, di ridurre i loro spostamenti al minimo indispensabile. «Le uscite non ci costano molto tempo. Qui a Torino la situazione è abbastanza tranquilla. Anche nei supermercati non abbiamo incontrato code esagerate. Nei reparti, però, spesso mancano lievito di birra e uova».

Strade vuote. Le vie principali della Città della Mole, prima invase dal traffico, ora sono libere. «Vedere poche auto in giro, nella città prima in Italia per il livello di smog, è surreale. Ma va bene così: è il chiaro esempio di cittadini attenti a rispettare le regole».

Sono liberi anche i tram, che collegano i luoghi principali del capoluogo piemontese. Torino in versione quarantena è diversa: ma non si è fatta trovare impreparata.

«La fila più lunga l’ho fatta in ospedale. – spiega Eleonora – Qui le strutture sono organizzate e attrezzate con i necessari Dispositivi di Protezione. Per alcuni controlli di salute sono stata all’Ospedale Molinette e prima di entrare nel nosocomio sono stata sottoposta ai controlli da protocollo per poter poi fare analisi ed altre visite a carattere d’urgenza».

Coronavirus e nostalgia di casa, “Non è facile restare”

Di riscendere non se ne parla, dopo le ultime misure restrittive del Dpcm. Pena multe salate e denunce che scatterebbero al primo controllo. «Evitiamo catastrofi. Passeremo qui la nostra Pasqua, almeno potremo farci compagnia a vicenda. Non siamo in molti, tra i fuorisede, ad essere rimasti a Torino. E in certi giorni, soprattutto quando siamo giù di morale, abbiamo la sensazione che resteremo bloccate qui a lungo. Questione di attimi e poi torniamo a pensare positivo. La nostra speranza è la speranza di tutti: riuscire a superare presto questo periodo difficile. Fino ad allora l’Abruzzo e le nostre famiglie li vedremo in videochiamata».

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