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Buonanotte Coronavirus: la qualità del sonno al tempo della pandemia

La qualità del sonno ai tempi del Coronavirus, lo studio targato Univaq nel nuovo scenario della pandemia.

La qualità del sonno in isolamento e sotto lo stress da Coronavirus, l’indagine targata Univaq.

Il Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologie dell’Università dell’Aquila sta portando avanti uno studio per valutare la qualità del sonno nella popolazione italiana in questo particolare periodo storico caratterizzato dalla diffusione della pandemia di Coronavirus. Responsabile del progetto di ricerca, il professor Michele Ferrara, Ordinario di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica e responsabile del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e Neuroscienze Cognitive, in collaborazione con il dottor Federico Salfi, Dottorando di Ricerca in Medicina Sperimentale presso lo stesso laboratorio.

“Una situazione come quella che stiamo vivendo – spiega a IlCapoluogo.it il professor Ferrara – porta inevitabilmente conseguenze su varie dimensioni psicologiche, compresa quella legata al sonno, e vogliamo capire in che modo questa situazione di confinamento e isolamento può avere effetti proprio sul sonno. L’ipotesi più semplice è che ci sia un effetto negativo, ma ci sono anche altre possibilità che vanno chiarite e indagate”.

Da qui l’avvio dell’indagine, con una raccolta di dati e informazioni su un ampio campione: “In 5 giorni – spiega il professor Ferrara – siamo arrivati a 8500 questionari compilati; al momento la distribuzione vede poco meno della metà dei partecipanti del Centro, un 30% del Nord e un 20% del Sud, ma stiamo lavorando per bilanciare i dati in modo da avere un quadro omogeneo” [CLICCA QUI per partecipare].
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In particolare, “l’indagine è mirata soprattutto a capire l’impatto di questa situazione sulla qualità del sonno che in laboratorio misuriamo con strumenti che adesso ovviamente non possiamo utilizzare, perciò utilizziamo dei questionari standardizzati e testati da un punto di vista psicometrico, che quindi hanno validità scientifica”. Le domande vanno a indagare “l’indice di qualità del sonno”, dalla continuità alla profondità: “Un buon sonno, dal punto di vista qualitativo, è quello continuo e profondo, quindi con pochi risvegli, senza anticipazioni al mattino, scarse difficoltà di addormentarsi”. Naturalmente sono presenti anche altre domande per correlare la qualità del sonno ad altri aspetti della vita al tempo del Coronavirus, dallo stress percepito all’isolamento e agli indici psicologici come ansia e depressione”.

Se il rapporto tra stress, isolamento e sonno non è nuovo alla letteratura scientifica, nuovo è il contesto di riferimento: “L’isolamento naturalmente è stato già studiato, da questo punto di vista, ma in contesti del tutto diversi: ad esempio è stato studiato l’isolamento all’interno di una stazione spaziale o di alcune basi in Antartide, ma oggi abbiamo la possibilità di indagare rispetto a un contesto completamente diverso: stiamo vivendo una situazione assolutamente eccezionale, su larga scala, che coinvolge l’intero territorio nazionale, e non potevamo non studiarla”.

L’ipotesi di partenza riguarda l’impatto negativo sulla qualità del sonno, ma non è scontato e i primi questionari già promettono qualche sorpresa: “Per qualcuno l’impatto potrebbe essere anche positivo; un’analisi preliminare sui primi 6mila questionari ci dice che il 15% attesta un effetto positivo sulla qualità del sonno. Può sembrare sorprendente, ma basta pensare ai giovani, agli studenti abituati a svegliarsi presto non per piacere, ma per dovere, che in questa circostanza riescono a dormire più e meglio, come hanno più tempo da dedicare al sonno quelle persone che in questo periodo non vanno a lavorare”. Naturalmente molto dipende anche dallo “stress percepito” e da altre variabili, ma l’impatto negativo sulla qualità del sonno non è scontato per tutti.

L’indagine quindi va avanti, l’obiettivo è quello di arrivare almeno a 15mila questionari, attraverso i quali costruire uno studio scientifico importantissimo in un contesto irripetibile (si spera) o quanto meno raro. Appuntamento, quindi, alla chiusura della ricerca con gli esiti dell’indagine.

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