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Emergenza Poesia, le nebbie del rimpianto

Nebbie, di Ada Negri: è questo lo spunto di Alessandra Prospero per la rubrica Emergenza Poesia di questo sabato di Coronavirus

Emergenza Poesia, le nebbie del rimpianto

Soffro. — Lontan lontano
Le nebbie sonnolente
Salgono dal tacente
Piano.

Alto gracchiando, i corvi,
Fidati all’ali nere,
Traversan le brughiere
Torvi.

Dell’aere ai morsi crudi
Gli addolorati tronchi
Offron, pregando, i bronchi
Nudi.

Come ho freddo! Son sola;
Pel grigio ciel sospinto
Un gemito d’estinto
Vola;

E mi ripete: Vieni,
È buia la vallata.
O triste, o disamata.
Vieni!…

“Nebbie”, Ada Negri

È nei versi della poetessa lodigiana Ada Negri che troviamo una delle più forti compenetrazioni tra l’aspetto descrittivo e quello più intimo della solitudine. Entrambi gli aspetti si fondono in questa poesia, quasi a rispecchiare i sentimenti dell’autrice, che si riveleranno in tutta la loro drammaticità con il verso che apre la quarta strofa: «Come ho freddo! Son sola». Spesso, in questi giorni, la condizione a cui siamo costretti influisce e determina l’umore delle persone. Un così vasto tempo per pensare fa riemergere riflessioni, ricordi e rimpianti, come il fantasma di un mancato amore giovanile, proprio quello che ispira questa poesia. In una descrizione panica la natura è compartecipe del sentire della poetessa, interpretando con diversi dettagli il suo tormento sentimentale («Gli addolorati tronchi»). Le nebbie del titolo custodiscono il rimpianto femminile di un sentimento mai vissuto e si preparano ad accogliere il grido d’aiuto dell’autrice, squarciandosi nel “grigio ciel”.

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