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Emergenza Poesia, convivere con il mistero felino

Le persone che hanno in casa un animale di compagnia riescono ad affrontare meglio l’isolamento sociale. La poesia "Ad un gatto" di Borges è lo spunto odierno di Alessandra Prospero

Emergenza Poesia, convivere con il mistero felino

 

Non sono più silenziosi gli specchi
né più furtiva l’alba avventuriera;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi ci è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un ambito chiuso come un sogno.

Ad un gatto”, poesia tratta dalla raccolta “L’oro delle tigri” di Jorge Luis Borges

Parlando con amici o persone care, in questi giorni ho notato che le persone che hanno in casa un animale di compagnia riescono ad affrontare meglio l’isolamento sociale. Terapeutici al pari se non in maggior misura dei farmaci, tra essi spicca nell’immaginario dei poeti il gatto. È stato cantato da diversi autori, tra cui l’argentino Jorge Luis Borges. Nel suo stile a metà tra magico e reale, lo scrittore compone una vera e propria ode a una creatura quasi divina, che porta in sé un segreto e si accosta alla solitudine degli uomini, senza rinunciare alla propria. Affascinanti, silenti e indecifrabili, i gatti padroneggiano la dimensione solitaria, con una saggezza e una superiorità senza tempo, permettendoci però di accostare la nostra “mano timorosa” alla loro schiena. Con lo sguardo lontano e remoto, la piccola deità felina si lascia amare (a suo modo) e scaccia la nostra solitudine, pur mantenendo inalterato il suo mistero insondabile.

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