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Coronavirus, l’analisi dell’andamento in Abruzzo

L'andamento del Coronavirus in Abruzzo e tassi di letalità. Lo studio di Riccardo Persia.

L’analisi di Riccardo Persio, borsista di ricerca presso l’Univaq, sui numeri del Coronavirus. Cosa dicono i dati?

Riccardo Persia è un borsista di ricerca in ambito ecoomico presso l’Univaq, con un progetto denominato “Territori Aperti: l’economia delle aree colpite da calamità naturali: analisi di dati territoriali”. Il suo studio sull’ultimo rapporto settimanale dell’andamento del Coronavirus dà alcune chiavi di lettura per tentare di comprendere elementi significativi, dal tasso di positività a quello di letalità.

Coronavirus, tutti i numeri in Abruzzo.

coronavirus grafici persio

Per quanto riguarda l’andamento in Abruzzo e il tasso di positività, “dopo il picco del 19 marzo, – si legge nello studio – l’andamento sembra essersi stabilizzato su di una media di 67 casi giornalieri, che necessita di un’ulteriore contrazione per evitare, nelle prossime settimane, la saturazione della capienza del sistema sanitario regionale. Proprio per questo si ritiene assolutamente necessario e totalmente indispensabile l’assoluto rispetto di tutte le norme di contenimento attualmente in vigore”.

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C’è poi il dato riguardante i tamponi analizzati giornalmente (Figura 11) che “sembra essersi stabilizzato intorno alla media di 337 tamponi analizzati al giorno. Con il fine di evitare la deflagrazione dell’epidemia sembra essere necessaria l’attivazione di altri laboratori di analisi, incrementando così la capacità giornaliera della Regione di esaminare i tamponi”.

coronavirus grafici persio

A seguire, “il tasso di positività (Figura 12) mostra come con la riduzione degli ultimi tre giorni si stia procedendo all’individuazione di più asintomatici possibile. Tuttavia, in accordo con le già citate recentissime indicazioni dell’OMS, anche l’Abruzzo dovrà adeguarsi in maniera più stringente alla ricerca del maggior numero possibile di contagiati, quindi ci aspettiamo un’ulteriore decrescita di questo tasso”.

Coronavirus e tasso di letalità.

Lo studio affronta anche la questione dei numeri legati al tasso di letalità del Coronavirus, valutando l’indice di correlazione che ci aiuta a comprendere la relazione tra il tasso di letalità, il tasso di ospedalizzazione e il tasso di positività: “La Figura 13 ci racconta come il tasso medio di ospedalizzazione (asse orizzontale) e il tasso medio di letalità (asse verticale) siano positivamente correlati (+0,61)”.

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“Risulta infatti evidente come le regioni con un tasso di letalità più elevato (Lombardia, Emilia Romagna e Liguria) abbiano un tasso di ospedalizzazione tra i più elevati; al contrario, regioni con un tasso di letalità più basso (Veneto, Campania) abbiamo un tasso di ospedalizzazione tra i più contenuti. Questa relazione potrebbe essere dovuta a una duplice causa: o queste regioni con un tasso di letalità sopra la media nazionale hanno un maggior numero relativo di pazienti gravi, oppure il sistema sanitario regionale risulta eccessivamente stressato tanto da far ricoverare i pazienti solo ad uno stato di avanzamento della malattia molto grave. Per indagare in modo più approfondito la prima ipotesi, ovvero che il numero relativo di casi gravi sia più alto in alcune regioni, viene proposta un’ulteriore correlazione. La Figura 14 – che mette in relazione il tasso di positività (asse orizzontale) con il tasso di letalità (asse verticale) – evidenzia come le stesse regioni succitate abbiano uguale posizione all’interno del grafico. Infatti, a maggiore letalità corrisponde un maggior tasso di positività“.

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“Questa evidenza ci può portare a concludere che una delle principali cause dell’elevato tasso di letalità in alcune regioni sia dovuto innanzitutto a un gran numero latente di casi pauco-sintomatici e/o asintomatici che non essendo stati conteggiati nel numero di persone malate, fanno lievitare il rapporto del tasso di letalità”.

“Queste considerazioni si basano su quanto già specificato in premessa, ovvero che: ‘Il tasso di positività utilizzato all’interno dell’analisi è il rapporto tra il numero totale di casi positivi e il numero di tamponi effettuati. Dato che in alcune regioni numericamente significative il numero dei tamponi effettuati è relativamente molto basso, ne deriva che più è alto il valore di questo tasso più si suppone che vengano individuati solamente i casi che mostrano chiari sintomi – spesso già gravi – riconducibili al Coronavirus‘”.

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