Noi, giornalisti di serie B ai tempi del Coronavirus

L'editoriale del direttore Roberta Galeotti. I giornalisti online al tempo del Coronavirus. Giornalisti di serie B. È l’ora del cambiamento. La missione del giornalismo deve diventare una professione riconosciuta anche per gli online.

Coronavirus, giornalisti online in prima linea. Fare il giornalista è una missione.

Un senso atavico di giustizia; una voglia irreprimibile di cambiare le cose sbagliate; la necessità epidermica di dar voce ai più deboli, questo è nascere con il sogno di diventare giornalista.

Coronavirus, altri modelli

Quando 10 anni fa, proposi al governo della nostra città il modello di altre testate online del nord Italia ricevetti una sonora pernacchia! Il modello virtuoso di altre testate online native, che oggi hanno milioni di euro di bilancio e decine di giornalisti assunti, raccontano di realtà che in territori differenti raccolgono il plauso economico di partecipare ed aziende.

Nel nostro paesello, invece, vige la regola che ognuno si fa il suo…

La professionalità non si compra a chili ed è sulla distanza che si vedono i veri campioni, ma ormai sono 11 anni che corro.
Non credo di dover più dimostrare nulla!
La crisi del Covid 19 ha sospeso quasi tutti i contratti pubblicitari del Capoluogo e da più di un mese la mia redazione ed io stiamo lavorando senza sosta, senza un attimo di respiro, con la tensione al massimo e, soprattutto, senza stipendio.
È giunto il momento di cambiare le cose!

Coronavirus, Noi giornalisti dell’online, al tempo dei social e di WhatsApp, siamo arrivati al momento sbagliato.

Siamo in un turbinio di cambiamenti, che coinvolge il lettore in primo luogo: bombardato da un flusso di notizie continuo; catene Whatsapp; fake news e condizionato da talk in cui tutti litigano e si insultano. Il ruolo del lettore ormai è difficilissimo!

L’informazione si muove sugli online, la carta stampata rappresenta gli approfondimenti. Uno scoop al tempo degli online è testato che duri un minuto, dopo questo tempo la notizia è stata già ripresa da altre testate.

Da più di 10 anni mi ripeto che il mondo sta cambiando e che presto lo capirà anche chi ci governa. Presto riconosceranno il lavoro imperterrito e assiduo dei giornalisti online, mi dico!
Essere un giornalista online significa essere sempre sul pezzo; non avere più orari; vivere con un cellulare all’orecchio e un Notebook sottobraccio.
Il fattore T è il nostro carnefice: il tempo.
Il tempo di ricevere la segnalazione e la macchina della redazione deve partire: mentre un giornalista inizia a montare il pezzo, altri due verificano le fonti e fanno le telefonate di riscontro, il web master monta la fotografia ed il social media manager si occupa di condividerla sui principali social.

Coronavirus, Il giornalista online è quello che sta in prima linea: quello che si becca i commenti, ma soprattutto le offese!

Su dieci che ti fanno i complimenti in privato, altrettanti ti danno pubblicamente del ‘giornalaio’ o del ‘pennivendolo’, naturalmente leggendo solo titolo e sommario!

Da 11 anni, come editore della stessa testata che dirigo, porto avanti una battaglia contro i mulini a vento. Cerco, cioè, di spiegare al governo regionale e provinciale, con cui ci interfacciamo giornalmente, che le decine di migliaia di lettori, che seguono il Capoluogo, sono alimentate da notizie quotidiane h24, 7 giorni su 7, 363 giorni l’anno (2 giorni di chiusura contempliamoli!).
Ebbene il lavoro della redazione viene normalmente retribuito dagli sponsor, che scelgono di promuovere le loro attività sul Capoluogo. Quindi i comunicati degli enti hanno lettori, perché gli imprenditori privati pagano.

Finora, con grandi difficoltà, ma abbiamo cercato di tenere botta, pur non essendo un’attività in utile.
Noi che per scelta non abbiamo un imprenditore che paghi i nostri conti a fine mese (ma che detta anche la linea editoriale!) e che non abbiamo un’altra attività principale, che foraggi il giornale.

Coronavirus, è tempo di cambiare

Basta mendicare, è il momento di scegliere e di scendere in campo.
Tutte le municipalizzate, tutti gli enti pubblici e tutte le strutture che si avvalgono dei giornali online per diffondere informazioni devono mettere l’1% del loro budget in comunicazione ed assicurare delle entrate fisse alle testate online.

Come individuare chi possa accedere ai fondi dell’informazione online

Essere una testata online significa essere iscritti al Tribunale di L’Aquila ed avere un direttore responsabile, che risponda civilmente e penalmente dei contenuti pubblicati.
Essere una testata online significa avere una redazione: cioè diverse figure professionali che assolvano e differenti compiti con varie mansioni.
Essere un giornale significa avere dei lettori: Google e Facebook registrano al secondo quante persone si colleghino, leggano e da dove si aggancino al giornale.
Non dobbiamo inventarci niente!
Non è difficile capire chi sta svolgendo UN SERVIZIO DI INFORMAZIONE!

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