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Coronavirus e Avigan, problemi sugli effetti collaterali

Coronavirus e Avigan, cautela sulla sua efficacia. In Giappone non viene venduto da anni a causa dei pesanti effetti collaterali.

Cosa c’è di vero sul farmaco Avigan come cura per il Coronavirus/Covid19?

Sono giorni che circolano in rete notizie intorno all’Avigan, (favipiravir), un farmaco antivirale disponibile in Giappone, che avrebbe dato esiti positivi in una sperimentazione su pazienti affetti da Coronavirus.

L’Avigan funziona realmente?

A fare ulteriore chiarezza sulla reale efficacia dell’Avigan, dopo le perplessità espresse dall’AIFA, un servizio di Skytg24 del giornalista e yamatologo Pio D’Emilia, che da più di 30 tanti lavora in Asia, soprattutto in Giappone.

Nel servizio di Pio D’Emilia viene fatto presente che l’Avigan non è più disponibile da anni in Giappone, dopo averne testato i pesanti effetti collaterali che vanno dalla forte depressione con tendenze al suicidio, alla malformazione del feto in gravidanza.

D’Emilia ha sentito la dottoressa Elena Giubini Ferroni che si occupa di marketing per una ditta biomedica e che ha sottolineato la pericolosità degli effetti collaterali dell’Avigan.

Inoltre, un medico giapponese, punto di riferimento tramite l’ambasciata per gli italiani in Giappone, ha ricordato che il prodotto non viene più venduto; è stato utilizzato alcuni anni fa per curare una forma influenzale ed era disponibile nelle farmacie con prescrizione medica.

Il “caso Avigan” è partito da un farmacista romano, Cristiano Aresu, che sul suo profilo Facebook ha raccontato come in Giappone questo farmaco stesse salvando vite, avendo la capacità di bloccare il progredire del Coronavirus, se somministrato per tempo.

D’Emilia allora ha cercato di sentire direttamente Aresu anche per mitigare le sue affermazioni che hanno scatenato una vera e propria “bufera mediatica “; soprattutto perchè in un momento di tensione a causa della pandemia Coronavirus, avrebbe creato delle aspettative nella popolazione.

Aresu non ha voluto rispondere alle domande del giornalista, rimandando l’intervista.

In ogni caso l’Aifa continua a essere cauta:”sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del Coronavirus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia”.

Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti.

Il servizio del giornalista Pio D’emilia per Skytg24

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