Quantcast

Coronavirus, l’antivirale Avigan usato in Giappone

Avigan, il farmaco dal Giappone per la cura del Coronavirus. Aifa: "uso non autorizzato in Europa, scarse evidenze scientifiche sull’efficacia".

Coronavirus, Avigan l’antivirale miracoloso usato in Giappone e attuali nuove sperimentazioni. La scienza si divide.

Alla ribalta delle cronache scientifiche, l’antivirale Favipiravir, commercializzato  in giappone con il nome di Avigan, è  uscito in commercio già nel 2014, e distribuito dalla Fujifilm Tojama Chemical.

Secondo la famosa rivista Forbes, il farmaco in questione è un potente antivirale che combatte sul nascere le infezioni attaccando  direttamente il virus e non consentendogli di distruggere le nostre cellule per “rubarne” il DNA.

Il farmaco, sempre secondo Forbes è stato sperimentato in Cina nelle città di Wuhan e Shenzen e, dopo essere stato somministrato a 200 pazienti affetti da coronavirus, ha dato risultati positivi nel 91% dei casi trattati, dimostrando un un’incredibile efficacia,  tale da procurare guarigioni in soli 4 giorni rispetto alla media di 11.

In alcuni casi, addirittura dopo un solo giorno di trattamento, si sono avuti evidenti segnali di ripresa, racconta la rivista scientifica Forbes.

Zhang Xinmin, direttore del dipartimento del”Chinese government’s National Center for Biotechnology Development” a capo della sperimentazione in questione, ha evidenziato che ” trattasi di un farmaco molto sicuro e senza evidenti effetti collaterali “.

In ogni caso, riporta ancora Forbes, non ci sono al momento effettivi test e riscontri tali, da poter dire che l’impatto del farmaco sul coronavirus potrà essere determinante per la futura sconfitta della Pandemia.

Il farmaco Favipiravir sarebbe stato distribuito anche in remote regioni africane per la cura del virus Ebola.

La pandemia di Covid-19 ha imposto al mondo intero l’obiettivo di sviluppare quanto prima possibile un vaccino  per debellare il coronavirus. Probabilmente,  però, ci vorranno anni prima di poter contare su una strategia sicura di prevenzione e, quindi, prima di poter disporre di un vaccino sicuro.

In ogni modo molti tra i più famosi laboratori biomedicale al mondo stanno lavorando per lanciare sul mercato potenti ed efficaci antivirali.

Negli ultimi anni il laboratorio di ricerche Gilead Sciense con base in California  sta sviluppando un farmaco chiamato Remdesivir, un antivirale che dopo numerosi test di laboratorio,  anche su animali, punta ad essere una soluzione contro i virus di SARS, MERS EBOLS e altre forme virali gravi, compreso il COVID-19.

Anche la AbbVie Manufactures sta producendo e testando antivirali  per combattere il COVID-19 studiando l’efficacia simultanea dei farmaci “lopinavir/ritonavir”, farmaci che trattano attualmente e efficacemente il virus dell’HIV. La AbbVir ha fornito il medicinale in diversi paesi, compreso la Cina, proprio per curare in maniera sperimentale il Coronavirus.

La startup “Moderna Bio-Medical” di Cambridge,  avrebbe sviluppato un tipo di vaccino mRNA per combattere il COVID-19, in particolare per sviluppare anticorpi contro le “spike protein” che si trovano nelle cellule virali e che servono per  prendere il DNA dalle cellule umane.

Il mondo intero, in sostanza si sta muovendo per debellare o, quanto meno, rendere poco offensivo il virus COVID-19.

Farmaco dal Giappone “cura” Covid-19. Burioni: “Scemenze”. Aifa: “Evidenze scientifiche molto scarse”.

In merito alle recenti informazioni circolate in rete e a mezzo stampa relative all’utilizzo della specialità medicinale a base di favipiravir nel trattamento di COVID-19, l’Agenzia italiana del Farmaco precisa quanto segue.

Favipiravir (nome commerciale Avigan) è un antivirale autorizzato in Giappone dal Marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli USA.

Ad oggi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da COVID-19.

Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con COVID 19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia COVID-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aersol.

Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia.

Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti.

La Commissione Tecnico-Scientifica di AIFA, riunita in seduta permanente, rivaluta quotidianamente tutte le evidenze che si rendono disponibili al fine di poter intraprendere ogni azione (inclusa l’autorizzazione rapida alla conduzione di studi clinici) per poter assicurare tempestivamente le migliori opzioni terapeutiche per il COVID-19 sulla base di solidi dati scientifici.

In particolare, nella seduta di domani, lunedì 23 marzo, la Commissione si esprimerà in modo più approfondito rispetto alle evidenze disponibili per il medicinale favipiravir.

Si ribadisce che AIFA è costantemente impegnata a tutelare la salute pubblica, a maggior ragione in un momento di emergenza come quello attuale, dando informazioni puntuali e aggiornate sulle evidenze scientifiche e, nell’esortare a non dare credito a notizie false e a pericolose illazioni, si riserva il diritto di adire a vie legali ove opportuno.