Coronavirus, corsa alla Cassa integrazione in deroga

Decreto Cura Italia, l'Inps assicura che non ci sarà alcun click day per la Cassa integrazione in deroga. Eppure rischia di innescarsi un meccanismo molto simile. Ecco perché.

Attesa per le linee guida per la Cassa integrazione in deroga. A disposizione quasi 3,3 miliardi di euro, ma probabilmente non basteranno.

Nessun “click day” per la Cassa integrazione in deroga prevista tra le misure del decreto Cura Italia. Lo ha assicurato l’Inps: “Non c’è nessun click day inteso come finestra dentro la quale si possono fare domande di prestazioni. Avremo domande aperte a tutti, ed un giorno di inizio, con un click. Purtroppo, c’è stato un grande fraintendimento su questa formula. La spiegheremo meglio a tutti i nostri utenti”.

La corsa al click, però, non è affatto scongiurata. In attesa delle indicazioni che arriveranno proprio dall’Inps nei prossimi giorni, infatti, c’è di certo che i fondi previsti dal decreto per la Cassa integrazione in deroga in totale sono 3 miliardi e 293 milioni, per un massimo di 9 settimane di ammortizzatori sociali, a partire dal 23 febbraio 2020. “Le regioni e delle province autonome, – spiega il decreto Cura Italia – unitamente al decreto di concessione, inviano la lista dei beneficiari all’Inps, che provvede all’erogazione delle predette prestazioni, previa verifica del rispetto, anche in via prospettica, dei limiti di spesa di cui al comma 3. Le domande sono presentate alla regione e alle province autonome, che le istruiscono secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse“.

In sostanza, c’è un limite di spesa di quasi 3,3 miliardi per tutta l’Italia (da verificare come saranno suddivisi tra le regioni) a cui l’Inps attingerà per liquidare le domande istruite secondo ordine cronologico. Quando i 3,3 milioni saranno “finiti”, quindi, non sarà più possibile accedere alla Cassa integrazione in deroga. Anche perché, come prevede il decreto, “l’Inps provvede al monitoraggio del limite di spesa di cui al primo periodo del presente comma. Qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, l’Inps non prende in considerazione ulteriori domande“, e inoltre “qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto, anche in via prospettica il limite di spesa, le regioni non potranno in ogni caso emettere altri provvedimenti concessori“. Niente click day, quindi, ma è del tutto evidente che i primi a vedersi istruire la pratica si metteranno al sicuro rispetto a chi arriverà cronologicamente dopo. In pratica un click day che non è un click day.

La speranza è che almeno in questo caso i tempi della Cassa integrazione in deroga non siano quelli “classici”, con i pagamenti che arrivano a distanza di 2/4 mesi, ma su questo punto l’Inps ha assicurato: “Le procedure per la Cassa integrazione, sia quella ordinaria che la deroga, sono consolidate e ulteriormente semplificate”.

Per le partite IVA, invece, rimane il “bonus” esentasse da 600 euro per il mese di marzo, che presumibilmente sarà esteso anche ad aprile. Davvero poco o nulla per chi dovrà comunque pagare fornitori e affitti (il recupero sul credito di imposta scatterà comunque per l’anno successivo).

Infine, lo stesso Inps assicura che “il congedo parentale per i lavoratori dipendenti è già attivo e ad oggi l’Istituto registra circa 100mila richieste di congedo con periodi dal 5 marzo”, mentre “le procedure e la domanda per il bonus babysitter sono in fase di avvio”. Probabilmente arriveranno insieme a quelle per la Cassa integrazione in deroga.