Coronavirus, spesa a domicilio ma lunghe attese

Coronavirus, la spesa viaggia online ma l'attesa è lunga. Anche due settimane per catene come Esselunga in Lombardia: cosa comprano gli italiani in tempo di emergenza.

Lunghe attese per la spesa a domicilio al tempo del Coronavirus: anche due settimane per catene come Esselunga in Lombardia.

Carrefour, Conad, ma uscendo fuori dall’Abruzzo anche Eatitaly, Esselunga e ovviamente Amazon: al tempo del Coronavirus #iorestoacasa e la spesa me la consegnano a domicilio.

Una lunga attesa però per avere la spesa a casa, con liste che arrivano anche fino al 16 aprile, dal momento che c’è tantissima richiesta.

Una pratica utilizzata nell’emergenza anche per non affollare i supermercati, come accaduto nei giorni scorsi ed evitare quindi così motivo e occasione del contagio da Coronavirus. Un’occasione per avere sempre cibo in casa soprattutto per anziani e persone con difficoltà di deambulazione.

Per quanto riguarda servizi di consegna a domicilio come Amazon Prime Now, attivo a Milano, Roma e Torino per prodotti alimentari, il colosso ha segnalato dei picchi di ordini importanti e nello steso tempo dei rallentamenti delle consegne.

Boom di spesa online anche per altre piattaforme come Esselunga e Supermecato 24 che oltretutto effettuano spedizioni gratis per gli over 65 mentre Carrefour ha deciso di potenziare il servizio di spesa online ma ha deciso di dare la precedenza ad anziani, disabili, malati e future mamme.

Tanti ordini con non pochi problemi anche per Pam, Coop e Amazon Prime Now, appunto, che a causa dei troppi ordini ha segnalato dei rallentamenti mentre in una nota, Esselunga, ha comunicato che “al fine di tutelare sia la clientela che i nostri autisti, la consegna della spesa avverrà esclusivamente al piano davanti alla porta di casa e il pagamento sarà solo online”.

Per il cibo di cani e gatti, invece, sono disponibili alcuni siti come Arcaplanet e Zooplus che garantiscono consegne in alcuni giorni.

C’è talmente tanta richiesta di spesa online che nei giorni scorsi Amazon ha cominciato a cercare di aumentare i fattorini, per garantire le richieste e in tante catene di supermercati non è più possibile prenotarsi durante il giorno, ma solo nel lasso di tempo che intercorre tra mezzanotte e mezzanotte e dieci. In Veneto ad esempio, ci sono 10 giorni di attesa.

I sindacati intanto hanno ribadito il concetto: in tempo di Coronavirus va garantita innanzitutto la sola consegna dei generi indispensabili.

In questo periodo è tornato di moda anche il piccolo alimentari di quartiere che si organizza come può; tanti i piccoli negozi di alimentari che si stanno attrezzando autonomamente per continuare a lavorare e consegnare i propri prodotti a domicilio, prevalentemente alle persone che abitano nel proprio quartiere o comunque a poca distanza.

Che cosa comprano gli italiani che fanno la spesa online?

Amazon ha stilato una sorta di lista di prodotti più acquistati. In prima posizione c’è l’acqua, seguita da frutta, uova, latte e carta igienica.

Non solo cibo però ma anche attrezzature per fare sport in casa, libri, e in tempo di smart working anche webcam per le videoconferenze e cartucce per stampanti. Tanti libri inoltre, puzzle e giochi da tavolo e da società per passare il tempo.

Coronavirus e Poste italiane, l’appello dei sindacati

La nota stampa a firma del segretario Prov.le  Confsal-Comunicazioni Montagnani Roberto.

L’attuale situazione di emergenza sanitaria legata alla pandemia del virus covid-19 sta mettendo a dura prova anche i lavoratori di Poste italiane.

Oltre all’evidente ritardo con cui l’Azienda sta procedendo alla fornitura dei dispositivi di protezione individuali e ad una diversa organizzazione dell’asset
degli uffici postali con chiusure e razionalizzazioni a discapito degli uffici rimasti aperti, i quali, si sono visti triplicare la clientela proveniente anche
da altri territori con un aumento esponenziale del rischio contagio da coronavirus.

Questo sindacato aveva più richiesto coerentemente alla inderogabile necessità cautelativa, proclamata e confermata dalle autorità sanitarie e istituzionali, di impedire, alla radice, la diffusione del coronavirus. tuttavia, Poste Italiane non ha risposto positivamente a tale richiesta, limitandosi a comunicare ai dipendenti le stesse regole comportamentali stabilite dagli organi istituzionali.

Mentre sul territorio, tutti i lavoratori continuano a lavorare senza le protezioni richieste, esponendosi, tutti i giorni al rischio contagio causato
da una elevata affluenza della clientela presso gli sportelli degli uffici postali rimasti aperti.

Alla luce di quanto successo nella provincia d Bergamo, nella quale, sono morti due dipendenti di Poste Italiane a causa del contagio da covid-19, i lavoratori degli uffici postali aperti risentono fortemente dei disagi e preoccupazioni derivante dall’obbligo a rapportarsi, giornalmente e direttamente, con una clientela in costante aumento, nell’espletamento delle proprie attività e funzioni e in una condizione lavorativa ad alto rischio contagio.

A tal fine, costata la gravità e l’emergenza planetaria in atto, si chiede di voler provvedere a dare la possibilità di astenersi dal lavoro a tutti i dipendenti
costretti a lavorare negli uffici rimasti aperti, preoccupati per il contagio da coronavirus.

Nello stesso tempo di procedere urgentemente alla fornitura dei dispositivi di protezione, prodotti igienizzanti ivi compreso la sanificazione di tutti gli ambienti lavorativi di tutte le realtà lavorative rimaste aperte di Poste Italiane, diversamente, prolungandosi lo stato di rischio da contagio coronavirus dei lavoratori, la scrivente organizzazione sindacale dichiarerà lo stato di agitazione dell’intera categoria con l’inevitabile sciopero di tutti i servizi di Poste Italiane.