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Cura Italia: prima le banche e Alitalia, dopo gli italiani

Decreto Cura Italia, dalle banche alle misure per le piccole imprese, passando per i liberi professionisti. "Cura banche e Alitalia, per gli italiani si vedrà".

Coronavirus, il Decreto Cura Italia cura sicuramente Alitalia e pensa alle Banche, poi per gli italiani si vedrà.

Il Capoluogo per analizzare e commentare le misure inserite nel decreto, che arriva in soccorso di un’economia paralizzata dal coronavirus, ha intervistato il dottore commercialista aquilano Stefano Miconi.

«In data 16 marzo è stato approvato il Decreto Legge chiamato “Cura Italia”, che al momento in cui parlo, non è ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nonostante sia passato quasi un giorno dalla sua approvazione. Pertanto non è ancora in vigore. Ciò nonostante l’intero paese abbia atteso per giorni un intervento, attraverso Decreto, appunto, che avrebbe dovuto svilupparsi in più direzioni: in particolare verso l’emergenza sanitaria e verso l’emergenza economica e finanziaria. Passando attraverso interventi di carattere fiscale, di aiuto alle imprese e alle famiglie».

È arrivato l’aiuto che molti si aspettavano? «È arrivato, ma ha lasciato tutti piuttosto delusi. Tanto che lo stesso Governo si è affrettato ad affermare che è un primo intervento e che altre misure saranno attivate per aiutare chi ha bisogno. Come dire: “adesso accontentati poi vediamo cosa si potrà fare”. Non è questo che gli italiani si aspettavano. Come sempre tante promesse e pochi fatti», commenta Miconi.

Il decreto è stato pubblicato la notte di giovedì 18 marzo sulla Gazzetta Ufficiale. Clicca qui per il link

Coronavirus, Decreto Cura Italia: tra Alitalia e piccole aziende

«Da italiano sono offeso per la presa in giro di questo Governo che, in un Decreto come questo, all’art.76 c.3 ha pensato bene di salvare per l’ennesima volta l’Alitalia. È incredibile come l’egoismo di questa classe politica non provi vergogna neanche nel momento di una emergenza come questa», sottolinea il commercialista in merito alle prime slide, che racchiudono il contenuto del Decreto Cura Italia.

«Veniamo agli pseudo aiuti che sono stati concessi alle imprese, sotto forma di “elemosina”. Ovvero solo 600,00 euro, inizialmente definiti come indennità “Una Tantum”. Intervento che, nell’ultima bozza di decreto, si è trasformato in una “indennità per il mese di marzo” e che oggi sembrerebbe, a parole, già promesso anche per il mese di aprile. L’errore che il legislatore ha commesso nel pensare alle famiglie, ma soprattutto alle piccole aziende e agli autonomi, è il seguente: non si considera che mentre si è fermata la loro attività, non si sono fermate le attività che le circondano. Già il 16 marzo, quindi, sono stati addebitati regolarmente tutti i mutui con scadenza metà mese. Così come sono state pagate le bollette delle utenze, dovranno essere pagati i noleggi, gli affitti e tutti i costi che ruotano intorno ad una famiglia e ad un’azienda».

Provvedimenti insufficienti secondo Miconi poiché: «si è penato a misure che limitassero la perdita di liquidità di famiglie e imprenditori, ma il risultato è ben lontano dall’essere stato raggiunto. Si è pensato di potenziare le garanzie per richiedere finanziamenti in banca, ma anche questo è una misura che lascia perplessi. Quale istituto, nonostante le garanzie prestate dal Fondo Centrale di Garanzia PMI, erogherà mai un finanziamento ad una azienda che non sa quando riaprirà la sua attività?».

Coronavirus, Decreto Cura Italia: e i liberi professionisti?

«Da professionista infine rimango senza parole nel leggere che i liberi professionisti, non iscritti all’INPS, non saranno aiutati, in quanto, presumo, non siano categoria da tutelare. Come possono provvedere a se stessi, pur essendo la loro economia ferma? Mi chiedo: perché davanti ai doveri di italiani, tutti dobbiamo contribuire in base al nostro potere reddituale e, invece, in caso di bisogno lo Stato non ci restituisce nulla? Come dobbiamo valutare questi nostri politici che non rinunciano mai a nulla e chiedono sempre sacrifici ai cittadini che sono già allo stremo, vessati da una imposizione fiscale e contributiva che non è sostenibile? Verrà il giorno in cui diritti e doveri saranno messi sullo stesso piano e pesati in modo equo? Ad un Decreto come questo l’Italia intera dovrebbe rispondere all’unisono un sonoro “BASTA”. Basta trattarci come bestie da mungere, basta pensare che tanto non meritiamo nulla, basta pensare che nessuno farà mai niente per ribellarsi».

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