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Coronavirus e call center, operatori temono per la loro salute

Coronavirus, la lettera aperta al Capoluogo di un gruppo di lavoratori di un call center aquilano. "Abbiamo bisogno di maggiore sicurezza".

Coronavirus, i lavoratori di un call center dell’Aquila chiedono maggiore sicurezza sul posto di lavoro.

Alcuni call center italiani a causa dell’emergenza hanno chiuso, spostando il lavoro da casa; è il caso ad esempio di Almaviva che, per rispondere all’emergenza sanitaria nazionale, ha deciso  di sospendere tutte le attività dei lavoratori nei propri call center sul territorio nazionale, (oltre 5 mila), che non possano essere gestite attraverso lo smart working, remotizzando l’operatività presso il domicilio dei collaboratori.

Questa modalità è stata già adottata da 3.500 dipendenti del gruppo nel settore.

La lettera aperta inviata al Capoluogo da un gruppo di operatori di un call center aquilano, preoccupati dalla diffusione del contagio.

E’ pandemia Coronavirus e ognuno deve fare la sua parte. Gli Operatori di call center (minimo diplomati e laureati) la loro parte la fanno svolgendo un lavoro di grande utilità alla comunità.

Sono la risorsa per ogni settore pubblico e privato, e degli utenti, ma a differenza dell’importanza che dette categorie danno del loro operato ancora oggi le persone sono differenziate da altre categorie di lavoratori e sembra quasi che operare in call center sia una trappola sociale per distinguere chi invece a parità titolo di studio è riuscito a costruirsi una carriera.

Da troppo tempo si attende la riqualificazione di questo settore in cui la tecnologia domina ed utilizza le persone in un contesto fortemente alienante perché interviene sulla sfera psichica e fisica, tanto da poter affermare che il lavoro dei call-center è sottovalutato proprio come ci lavora.

Da quando esiste questa realtà più di 20 anni ormai i lavoratori vengono ancora visti come i “seccatori” dai quali difendersi, nonostante la stessa realtà sia stata rimodulata più volte, ed ogni sforzo sindacale abbia messo in chiaro con un CCN che gli Operatori telefonici sono come tutti gli altri lavoratori di altri settori, però diversamente nella realtà la rappresentazione mentale dei politici sembra essere identica a quella dell’utente che chiama il call-center.

Tale concezione nasce da parte delle Multinazionali e dei Committenti che spesso dopo faticose startup delocalizzano il lavoro all’estero con le dovute conseguenze sull’utenza.

Di fatto le normative del decreto Coronavirus del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020, al fine di prendere misure per contrastare e contenere i diffondersi del virus su tutto il territorio nazionale decreta ed in ordine all’art. 7 che [… In ordine alle attività produttive e alle attività professionali si raccomanda di…]da parte delle imprese che sia incentivato il lavoro agile, siano incentivate ferie etc., ed al punto d) di assumere protocolli di sicurezza anti¬-contagio e laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro con adozione di protezione individuale.

NESSUNO sa bene con esattezza quale regola o metodologia seguire per i call-center, nel VDR (Valutazione Dei Rischi) la Pandemia non è contemplata e la salute e la sicurezza dei lavoratori costituisce il primo atto per garantire la scelta delle misure più idonee da perseguire.

La Asl 1 di L’Aquila, interpellata dalle organizzazioni sindacali risponde di attenersi come da Decreto ad un metro di distanza, e basta.

Stordimento e sbalordimento è poco!

Invece l’operatore sa bene come funziona il proprio lavoro e che occorre la sanificazione della postazione ogni cambio turno in quanto potrebbe essere occupata per più volte al giorno da diversi operatori; protezioni quali mascherine e occhiali perché è noto che il vapore acqueo dovuto al respiro ed al ristagno del micro clima interno potrebbe incentivare un eventuale contagio attraverso gli occhi; Smart working, cassa integrazione…

E poi chi paga? Possibile che per i call-center non possano esistere misure economiche straordinarie per incentivare le Aziende, i datori di lavoro con centinaia di dipendenti al lavoro agile? Smart working?

Questi sono i casi urgenti in cui bisogna salvare capra e cavoli, cioè Stato e Aziende, Nessuno parla.

Vogliamo quindi portare all’attenzione dei politici, del Governo Centrale che i lavoratori dei call-center devono andare al lavoro comunque per non fermare il lavoro e creare al Committente danni economici, logistici.

Sono al posto loro e ognuno fa la sua parte, con responsabilità mettendo per imprudenza e per inerzia delle classi politiche o chi per essi, a rischio la loro salute e la loro vita. E oltre a L’Aquila sono migliaia i lavoratori in tutta Italia.

La classe politica tutta deve sentire il peso di questa responsabilità che denunciamo con fermezza e ci domandiamo come non riescano a “sentirne” le grida dei lavoratori che tra l’incubo del contagio e la paura ogni giorno dal primo momento della comparsa del Coronavirus/COVID19 per otto ore al giorno per 5 giorni lavorano raccolti dentro stanzoni talvolta neanche areati.

Non si può essere ignavi e poi succeda quel che succeda!

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