Mascherine e gel mani a peso d’oro, parafarmacia ora rischia chiusura

Quattro mascherine e un gel disinfettante per mani venduto a carissimo prezzo: dopo la denuncia, ora la parafarmacia di Pescara rischia di chiudere

Quattro mascherine e un gel disinfettante per mani venduto a carissimo prezzo: dopo la denuncia resa nota dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, ora la parafarmacia di Pescara rischia di chiudere

49 euro per la mascherina FFP2, 14 per una boccetta di gel disinfettante: questo quanto si legge sullo scontrino di una parafarmacia di viale Pepe a Pescara. Una denuncia fatta con un video pubblicato su Facebook e rilanciato da Sospiri e che ha fatto in breve tempo migliaia di condivisioni, accomunate dall’indignazione per quanto accaduto.

In viale Pepe, gli articoli sono stati acquistati “a peso d’oro e il conto è stato salatissimo, nonostante il valore commerciale sul mercato delle mascherine non superi pochi euro, da 1,60 a massimo 6 euro per i modelli dotati di filtro Ffp2, così come il prezzo del gel non può superare i 3 o 4 euro” ha scritto Sospiri, commentando l’episodio come “Una vergogna perché tesa a sfruttare il sentimento di paura e di disperazione di un padre di famiglia”.

Ora la parafarmacia di via Pepe rischia la chiusura. La struttura è stata oggetto di controlli, dopo la denuncia, da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia economico e finanziaria, coordinati dal colonnello Luca Lauro, che hanno eseguito dei sequestri e denunciato la titolare, e da parte dei Nas.

Quest’ultima ispezione, come riporta il Centro, è proseguita ieri: gli uomini del Nucleo Antisofisticazione, agli ordini del colonnello Domenico Candelli, hanno scoperto così che nel magazzino della parafarmacia di via Pepe erano conservati rifiuti sanitari speciali in modo pericoloso, vicino ad alimenti e medicinali, per cui è stato sollecitato l’intervento del personale della Asl per un provvedimento urgente di sospensione. Il deposito, sempre per i Nas, è stato ritenuto pericoloso anche per la sicurezza dei lavoratori.

Della merce, peraltro, finita sotto sequestro la titolare non è stata in grado di dimostrare l’origine e la provenienza. Le mascherine in vendita sarebbero state 200 secondo la Finanza.