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Coronavirus, dal Rugby Experience School L’Aquila il gesto per la città di Bergamo

Dal Rugby Experience School L'Aquila il gesto che ha commosso l'Abruzzo e la città di Bergamo. Un sostegno all’ospedale Papa Giovanni XXIII, frutto della gratitudine per quanto fatto dai bergamaschi in occasione del terremoto.

Dal Rugby Experience School L’Aquila il gesto che ha commosso l’Abruzzo e la città di Bergamo. Un sostegno all’ospedale Papa Giovanni XXIII, frutto della gratitudine per quanto fatto dai bergamaschi in occasione del terremoto.

Storie di riconoscenza e solidarietà. Il frutto di un’emergenza senza precedenti, che coinvolge tutti e non risparmia nessuno.

Storie di popoli e di sport, di tifoserie lontane. Eh già, lontane. Forse la parola che meglio ci rappresenta in questo momento. La lontananza non è roba nostra. Noi siamo la gente del contatto. Siamo quelli dei baci e degli abbracci, del gesticolare spontaneo, delle esultanze da matti. La lontananza non ci appartiene. Eppure cerchiamo tutti di metterci un po’ più a distanza e, soprattutto, lo facciamo col sorriso, con la nostra stramba ironia. I pensieri non si fermano e, con i piedi ben piantati dentro casa, facciamo viaggi chilometrici, cercando di capire come e se possiamo renderci utili.

Possiamo in tanti modi diversi. Prendiamo esempio allora da chi ha puntato a fare la differenza.

Storie di rugby, storie aquilane. Una lacrima di commozione ci ha accomunati leggendo le poche righe scritte dal Rugby Experience School L’Aquila.

“Domenica 29 marzo avremmo dovuto partecipare, con i nostri bambini, al “Torneo Capuzzoni” di Milano. Sarebbe stata certamente una festa di sport di condivisione e di amicizia, ma siamo stati tutti placcati dall’isolamento che purtroppo, ma giustamente, siamo costretti a vivere per sconfiggere il virus. Abbiamo deciso di donare alla Terapia intensiva dell’Ospedale San Salvatore di L’Aquila ed all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, la quota che come associazione avremmo dovuto pagare per l’iscrizione delle nostre squadre al Torneo, per giocare, nel nostro piccolo, questa partita a fianco dell’ospedale della nostra città, della Curva Nord di Bergamo e di tutti i Bergamaschi che ci sono stati vicini in questi anni: “Mai mular” siamo con voi! Abbracciamo tutte le persone che in questo momento, in tutta Italia, stanno sacrificando le loro vite ed i loro affetti per vincere questa dura battaglia.
I Bambini/ragazzi, le Famiglie e lo staff di Rugby Experience L’Aquila.”

Un hashtag su tutti: #distantimauniti. Niente ci rappresenta meglio.

L’importanza di questo gesto è legata al senso del nostro essere umani. È stata la prima occasione, a distanza di più di dieci anni, per restituire un minimo di ciò che i bergamaschi e la Curva Nord, fecero di concreto per il Rugby aquilano.

«Scusatemi se sono in imbarazzo, non avrei mai pensato di fare tanto clamore.  – ha spiegato il presidente Marco Molina – È una cosa piccola, praticamente niente in confronto a ciò che queste persone hanno fatto per noi. Niente sarà mai abbastanza. Da dieci anni portiamo cucito sul petto il simbolo della Nord bergamasca, e mai sparirà. Queste persone meravigliose meritano ogni tipo di vicinanza.»

Quasi undici anni fa, a pochi mesi dalla furia del terremoto, i ragazzi della Nord recapitarono un invito a L’Aquila Rugby 1936 ad essere presenti a Bergamo in occasione di una delle più importanti festività cittadine, senza svelarne il vero motivo. Avevano già contribuito in maniera importante alla rinascita della palla ovale neroverde, offrendo ospitalità agli sfollati e raggiungendo L’Aquila con aiuti e più spalle su cui piangere. Lo stesso presidente Molina raggiunse Bergamo onorando l’invito di quelli che erano diventati Amici, e alla sera, sul palco, fu chiamato in rappresentanza del Rugby aquilano e gli fu fatto dono di un piccolo grande capitale, raccolto con amore  e totale disinteresse da una piazza straordinaria. Da allora quel logo cucito sulla maglia. Prima sulla divisa de L’Aquila Rugby 1936, poi sul petto dei bambini della Rugby Experience School L’Aquila.

Oggi è il momento di ricambiare. Il momento di restituire quanto ricevuto.

 

 

 

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