L'epidemia

Coronavirus, hotel in ginocchio: crollo prenotazioni anche a L’Aquila

Chiudono gli hotel a L'Aquila, nei giorni in cui si combatte l'epidemia. Intanto tra le vittime del coronavirus il turismo sulla costa: disdette e crollo di prenotazioni

L’Aquila cambia, in emergenza coronavirus. Non sono solo i locali ad abbassare le serrande alle 18, come da decreto, o diverse attività commerciali a chiudere per evitare il rischio contagio. In questi giorni si registra la chiusura di alcuni hotel cittadini.

Un provvedimento che arriva in seguito al Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte, la sera di lunedì 9 marzo. Quando cioè in tutta Italia sono state adottate misure restrittive per fronteggiare l’emergenza epidemica in corso. L’Italia è divenuta nell’immediato una grande zona rossa e L’Aquila si adegua. Quasi undici anni dopo il sisma, quindi, è ancora zona rossa: questa volta fortunatamente senza macerie.

#vinciilvirus è la campagna promossa dal Comune dell’Aquila come spot contro l’emergenza. Una battaglia giocata, al giorno d’oggi, anche a colpi di social: in cui anche le personalità istituzionali – molto seguite proprio sulle piattaforme di network digitali – danno il buon esempio. Gli ultimi provvedimenti per vincere il virus, allora, nel Capoluogo di regione, sono proprio le chiusure degli hotel cittadini. Alle prese, inevitabilmente, con cali di prenotazioni e disdette anche in virtù del blocco imposto agli spostamenti. Non sono extraregionali, ma anche da Comune a Comune.

Coronavirus, tra le prime vittime il turismo

L’Aquila, allora, si trova in linea con i dati registrati a livello regionale e nazionale. Perché, mentre la sanità rischia il collasso e l’economia subisce un duro colpo – soprattutto tra la categoria dei commercianti – il turismo non riesce di certo ad uscire indenne da un’epidemia che ha fermato un paese intero. Marzo, l’ultimo scampolo di inverno, in attesa della primavera, sarebbe stato il mese che guarda all’estate: per prenotare pacchetti vacanze economici. Non lo è più, almeno non ai tempi del coronavirus.

«In genere a marzo molte famiglie cominciano a chiamare per prenotare le vacanze estive. Soprattutto chi sceglie di partire nel mese di giugno. Quest’anno la situazione, almeno al momento, è bloccata. Di certo l’emergenza in corso non aiuta affatto». È quasi un coro unanime, quello che raccogliamo dalle agenzie turistiche d’Abruzzo.

Paure e lecite preoccupazioni causate dall’epidemia Coronavirus frenano i programmi, non solo degli italiani, ma anche degli abruzzesi, soprattutto nei giorni immediatamente successivi alle nuove misure restrittive del dpcm del 9 marzo, che hanno reso l’Italia una grande, unica, zona rossa.

Il territorio regionale finora conta ad oggi 75 casi positivi. Tutti i cittadini sono richiamati al buon senso e a ogni forma di precauzione possibile e, logicamente, sono molto meno preoccupati dei loro programmi a medio termine.

Vacanze, crollano le prenotazioni dopo il boom di Natale

Al principio nessuna vera risi si respirava per le mete montane e sciistiche.  Le località d’Abruzzo – Gran Sasso escluso, ma per altre ragioni – non stavano particolarmente risentendo dell’emergenza sanitaria in atto, con località come Ovindoli e Roccaraso, che facevano registrare ancora discrete presenze. L’imperfetto, tuttavia, è d’obbligo, dopo l’ufficializzatone del provvedimento di chiusura di tutti gli impianti sciistici presenti sul territorio nazionale, arrivata in contemporanea al nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

L’Abruzzo, reduce da un periodo natalizio in cui le prenotazioni – tra weekend alle terme e settimane bianche – avevano raggiunto buoni picchi, ora fa i conti con la stringente attualità dell’emergenza sanitaria.

Per risollevare la media occorre guardare al dato nazionale, relativo ai mesi precedenti allo scoppiare dell’epidemia, a partire dal focolaio lombardo. Prima che si respirasse l’emergenza, infatti, numerose erano state le prenotazioni delle vacanze estive giunte con anticipo, alla ricerca dell’offerta migliore per l’estate 2020. All’ombra di un coronavirus che sembrava ancora una minaccia lontana, nei mesi di gennaio e febbraio, tra le località in cima alla lista dei desideri degli italiani c’erano e ci sono Calabria e Sicilia. In generale, si denota un boom di richiesta prenotazioni per le isole. 

Pineto, Giulianova, Silvi Marina, Roseto, Vasto e Pescara tra le città turistiche più cercate e richieste dai clienti. In crescita la richiesta di preventivi per pacchetti vacanza, in promo famiglia, in hotel e villaggi turistici, con annessa animazione per bambini. Troppo presto, comunque, per proiettarsi all’estate abruzzese. «Certo è che che nelle ultime due settimane – spiegano dalle agenzie abruzzesi – abbiamo ricevuto ben poche chiamate. Il calo di prenotazioni è ormai più che evidente. La speranza è che la tendenza possa presto invertirsi, perché significherebbe essere tornati alla normalità».

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