Call center L’Aquila, sul filo del rasoio 157 lavoratori

A casa 157 lavoratori del call center C2C e CCSUD. Saltate le trattative a Roma tra le due aziende. L'intervista del Capoluogo al sindacalista Antonio De Simone.

Non solo emergenza Coronavirus ma anche il lavoro per i 157 operatori del call center Wind3 dell’Aquila a casa dai primi di marzo.

I 157 lavoratori del call center erano assunti tra le due società che gestiscono in città la commessa Wind3 all’AquilaCustomer 2care e Contact Center Sud.

Con una breve mail sono stati messi in “ferie forzate”, dal momento che non si è trovata una soluzione per la loro situazione, e il tavolo delle trattative aperto a Roma con CGIL CISL e UIL è saltato.

Due giorni fa sono partite le lettere di licenziamento.

Nel mese di febbraio anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, aveva scritto al ministero dello Sviluppo economico e al ministero del Lavoro per ottenere maggiori informazioni.

Il sindaco ha inviato anche un sollecito a Wind3 affinché venissero manutenuti i livelli occupazionali del call center.

I lavoratori del call center C2C non devono essere utilizzati come scudi umani per contenziosi aziendali che non possono incidere sul futuro di un territorio che quotidianamente lotta per risollevarsi dalle macerie, anche economiche e sociali, ereditate dal sisma del 2009″, aveva dichiarato il sindaco Biondi.

“Ho seguito molto attentamente la vertenza, ho incontrato i dipendenti e sono costantemente in contatto con i loro rappresentanti sindacali. – spiega il primo cittadino – La rottura del tavolo di trattative ha colto tutti di sorpresa, soprattutto perché finalmente sembrava che all’orizzonte si stesse profilando una soluzione con l’apertura di un nuovo sito a Bazzano in cui reimpiegare i circa 160 operatori. Le frizioni esistenti tra C2C e CCSUD hanno fatto tramontare un accordo su cui in molti avevano riposto fiducia”.

Il Capoluogo ha sentito Antonio De Simone, segretario Fistel Cisl, per capire quale sarà il destino di questi 157 lavoratori.

“Siamo in attesa di capire a quali condizioni l’azienda Contact Center Sud vorrà riassumere i lavoratori, la cosa sconcertante è anche ancora non sappiamo a quali condizioni”, spiega De Simone.

Si tratta di tutta gente che ha trovato la sede chiusa e è stata mandata a casa da un giorno all’altro. Nel frattempo le organizzazioni sindacali si sono mosse con ritardo e le discussioni interne tra le due società hanno portato alla fine dell’accordo su cui speravamo tanto!”.

De Simone ha ricordato come le vicende di questi lavoratori, siano iniziate ben prima dell’arrivo in città di C2c ma, nel 2011 con Globe network, operante sempre nel mondo dei call center, che aveva assunto in città circa 300 persone, di cui 250 a tempo indeterminato.

“Non possiamo fare di questa gente degli s – chiarisce De Simone – hanno diritto, soprattutto in un momento così delicato a delle certezze sul loro presente lavorativo. A oggi sono tanti i posti che si sono persi e con questa nuova manovra se ne perderanno altri!”.