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Coronavirus e commercio, L'Aquila annaspa - Il Capoluogo
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Coronavirus e commercio, L’Aquila annaspa

Il Coronavirus e le ripercussioni sul commercio aquilano. Negozi e centri commerciali vuoti, lo sfogo dei negozianti.

Coronavirus e commercio: i negozianti aquilani cominciano ad annaspare. La gente ha paura e i negozi si svuotano.

Il dilagare del Coronavirus e le misure drastiche attuate dal Governo per limitare il contagio pare che inizino a far sentire negli ambiti del commercio aquilano i propri effetti.

Coronavirus e commercio, la situazione in centro.

Negozi vuoti e poca gente, almeno di giorno, lungo le vie del centro storico, in cui ancora resiste nonostante la preoccupazione per il Coronavirus, il solito movimento della movida notturna.

Tra i commercianti preoccupati, Peppe Colaneri, pioniere e anima del centro storico, tra i primi a rientrare dopo il terremoto con la sua attività “La Luna”, prima su Corso Vittorio Emanuele e ora su Corso Federico II.

“Non si lavora – è lo sfogo di Peppe Colaneri sentito dal Capoluogo – la situazione è molto brutta almeno qui intorno. So che la sera c’è un po’ di gente in giro, ma una città, per andare avanti ha bisogno anche delle attività diurne!”.

Per Peppe, il problema è la paura: “la gente non sa come comportarsi, soprattutto ascoltando la quantità di notizie sul Coronavirus. Per noi che abbiamo investito sul centro, è qualcosa di già visto, lo spopolamento successivo al sisma aveva allontanato le persone che avevano timore anche di rientrare nelle proprie case!”.

“Come ci comporteremo? Aspettiamo che passi la buriana e andiamo avanti. Quando ci fecero chiudere nel gennaio del 2017 a causa delle scosse di terremoto c’è voluto un anno per ripartire e ogni mese abbiamo delle scadenze da pagare…Come faremo non si sa!”

“Abbiamo passato il terremoto rimboccandoci le maniche, cercheremo di fare del nostro meglio anche adesso… Ogni persona con un’attività ha anche una famiglia dietro da mantenere, più di quello che facciamo è impossibile. La speranza nel centro ce l’ho, sono stato tra i primi a riaprire e vado avanti!”, conclude.

Dello stesso avviso anche il ristoratore Luca Totani, titolare del Connubio a via San Bernardino.

“La gente ha paura, ci è stato chiesto di spostare un po’ i tavoli e ovviamente ci adeguiamo alle disposizioni anche per questioni di sicurezza, ma le prenotazioni sono praticamente azzerate. Avevamo organizzato la serata della Festa della donna ma hanno disdetto quasi tutti e dobbiamo comunque pagare affitto, dipendenti e fornitori. Già il centro arranca, se continua così nel giro di un mese non so proprio dove mettere le mani…”

Totani in conclusione fa già un bilancio tra la scorsa settimana e questa: “sabato scorso abbiamo lavorato tanto, ma un’attività non può reggersi con un giorno a settimana…”

Nonostante la paura del Coronavirus proprio ieri sera ha aperto i battenti il nuovo ristorante di Elisa e Maurizio, Orgoglio aquilano, nei locali della Fontana Luminosa dove si trovava Oro rosso.

“Una serata festosa e un bilancio abbastanza positivo, avevamo messo le colonnine con gli igienizzanti per far fronte alla necessità del momento. É presto per fare bilanci, speriamo davvero che la situazione possa risolversi al più presto per tutti”, hanno detto i soci di Orgoglio aquilano.

Coronavirus e commercio, la situazione al centro commerciale

Il centro commerciale L’Aquilone, solitamente assai frequentato dagli aquilani nel tardo pomeriggio degli ultimi giorni della settimana, si presenta pressoché vuoto nelle ore serali di quello che dovrebbe essere un normalissimo giovedì.

aquilone e coronavirus

Gli autobus si succedono presso la fermata ma sono in pochi a scendere e non c’è traccia delle comitive di adolescenti che sono soliti darsi appuntamento presso l’entrata principale. Entrando si viene accolti da un silenzio surreale unito ad una sensazione di vuoto insolita per un centro commerciale.

“Di solito facciamo una gran fatica a fermare i passanti, oggi invece ci siamo riposati dal momento che ne abbiamo incontrati ben pochi” scherzano i volontari di un’associazione umanitaria mentre passeggiano perplessi.

Presso le casse del supermercato si nota un po’ di movimento in più, poco se si considera che per un supermercato dovrebbe essere l’ora di punta. Non va meglio presso il punto ristoro, dove i tavoli sono deserti, e neanche ai bar, per non parlare dei negozi.

aquilone e coronavirus

Viene da chiedersi per quanto tempo potrà durare questa apparente situazione di sciopero sociale indotto, al netto di tutte le misure precauzionali è infatti straniante vedere un luogo di ritrovo come L’Aquilone quasi completamente vuoto.

Solo il fine settimana, quando presso ogni centro commerciale si registra il più alto numero di affluenze, potrà chiarire se si sia trattato di una casualità oppure se davvero la psicosi da pandemia abbia preso piede anche all’Aquila.

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