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Coltivazione idroponica, è senza terra l’agricoltura del futuro

L'idroponica è la nuova frontiera dell'agricoltura: senza sole, senza terra, ma con l'acqua all'interno di camere pulite. L'esempio di Ferrari Farm fra Abruzzo e Lazio

Idroponica, ovvero: con l’acqua, senza terra, all’interno di apposite ‘camere pulite’, controllate da un computer. Idroponica è Ferrari Farm, la scommessa di Giorgia Pontetti, ingegnere elettronico e aerospaziale di professione, imprenditrice e innovatrice agricola per passione.

Ferrari Farm è l’avventura idroponica e spaziale di Giorgia Pontetti. Si tratta di un’azienda agricola basata su coltivazioni che si svolgono fuori dal suolo, su un substrato inerte (paglia, lana di roccia, argilla e così via), in cui l’irrigazione viene effettuata con una soluzione nutritiva costituita da acqua e sali minerali.

La tecnica – anche chiamata idrocoltura – a Petrella Salto, nel reatino, ha ingranato la marcia verso la frontiera dell’agricoltura del futuro. Dalle camere pulite dell’ingegneria elettronica, alle camere pulite dedicate alle coltivazioni del domani.

Ferrari Farm idroponica
Ferrari Farm idroponica
Ferrari Farm idroponica

Eppure «Altro non è che una delle forme di agricoltura più antiche del mondo, chiamata proprio idroponica. Basti pensare ai Giardini di Babilonia, ai Maya, agli Aztechi. Anche gli egiziani coltivavano sul Nilo. Quindi non abbiamo inventato nulla: semplicemente ho avuto l’idea di rivisitare questa pratica preistorica e adattarla in chiave moderna, coerentemente con la mia attività», racconta Giorgia alla redazione del Capoluogo.

Ferrari Farm, come funziona l’agricoltura idroponica

Nel caso specifico di Ferrari Farm due sono le sedi. «A Carsoli – dove si trova l’azienda di famiglia – c’è la sede produttiva, poi c’è l’impianto di Petrella Salto», ci spiega Giorgia.

Ferrari Farm idroponica
Ferrari Farm idroponica

Ci sono due serre e un fitotrone, che non fanno uso del sole ma vengono illuminati a LED. Le serre sono ermetiche (quindi non avvengono scambi con l’ambiente esterno) – e sterili, oltre che completamente computerizzate. Le produzioni agricole, in questo modo, non risentono delle condizioni climatiche esterne e non subiscono alcuna forma di inquinamento ambientale.

«Il clima è gestito dal computer, che garantisce le condizioni ottimali per la crescita delle singole piante. In pratica è un sistema che regola la temperatura, l’umidità e la relativa CO2. Anche l’irrigazione è gestita dal computer e si basa sulla distribuzione di acqua e sali minerali, a “ciclo chiuso”, in modo tale da ridurne al minimo il consumo».

Così facendo la pianta ha sempre «il suo habitat ideale, non si ammala e ci permette di evitare l’utilizzo di trattamenti fitosanitari». 

Ferrari Farm idroponica

Ferrari Farm: una coltura idroponica “biologicamente differente”

«Noi di Ferrari Farm – continua Giorgia Pontetti – ci definiamo ‘biologicamente differenti’. Poiché abbiamo fatto la scelta di non effettuare assolutamente trattamenti di nessun genere, nemmeno quelli ammessi dal regolamento biologico. Facciamo in pieno campo quello che faceva il mio bisnonno: zappiamo la terra e potiamo le piante. Quest’attività, unitamente all’assenza di trattamenti, ci permette di produrre frutta di ottima qualità, non paragonabile a quella che si trova in commercio».

Ferrari Farm idroponica
Ferrari Farm idroponica

Se si prova a chiedere come nasce l’innovativo progetto, che si sviluppa tra Abruzzo e Lazio, Giorgia tira fuori dal cassetto dei ricordi tutte le briciole di terra che l’hanno portata fin qui. «Per primo il lavoro di mio nonno, un agricoltore, poi la professione di mio padre, ingegnere elettronico», quelle stesse passioni che si sono incontrate nel cuore di Giorgia e hanno preso la forma di Ferrari Farm sulla base di un’idea, tanto avanguardistica quanto rivoluzionaria. «L’ispirazione è nata dalla presa di coscienza dei cambiamenti climatici in atto. Se un domani il nostro futuro non sarà sul pianeta Terra, sicuramente ci sarà bisogno di coltivare anche altrove. Per questo ho portato le camere pulite dell’elettronica nel settore dell’agricoltura».

Idroponica, i vantaggi di un’agricoltura alternativa

Dietro e dentro i vetri delle camere pulite, si coltivano pomodori tutto l’anno in ambiente sterile. Pomodori e basilico nella sede di Petrella Salto, mentre nei container di Carsoli c’è spazio per la Vertical Farm, con la coltivazione di microverdure, «ovvero delle giovani piante raccolte entro il 12esimo giorno, ricche di vitamine. Sono una sorta di insalata dalla freschezza maggiore rispetto a tutti i tipi che si trovano sugli scaffali dei supermercati e che stanno lì da mesi».

Lo si potrebbe fare anche dentro casa: «bastano due semi al giorno per avere sempre insalata fresca a ciclo continuo».

Ferrari Farm idroponica

Senza dimenticare gli innumerevoli vantaggi che garantisce l’agricoltura idroponica, ad incominciare dalla necessità di spazi ridotti, rispetto alla classica agricoltura intensiva. La Vertical Farm a Carsoli, ad esempio, nasce all’interno di un container di soli sei metri, in cui sono stati ricavati 17 metri quadrati di coltivazione. «È una tecnica che consente di coltivare in un ambiente sterile, annullando i problemi legati a parassiti, muffe, patogeni, inquinamento ambientale. Inoltre, si può coltivare tranquillamente in città, o addirittura sottoterra. Credo che l’idroponica sia l’agricoltura del futuro. Nel 2050, del resto, avremo più megalopoli che contadini: allora forse agli abitanti, per coltivare, servirà un sistema computerizzato».

Dalla terra alla terra. Ieri come oggi verso l’agricoltura del futuro.

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