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Moti per L’Aquila capoluogo: 49 anni fa “la rivoluzziò” foto

Nel 1971 i moti che sconvolsero L'Aquila per difendere il titolo di capoluogo. Tre giorni di battaglie, sul finire di febbraio, passate alla storia: video e documenti d'epoca.

Sono passati 49 anni dai moti per L’Aquila capoluogo: la rivoluzziò che sconvolse la città per difendere il titolo di capoluogo.

Tre giorni di battaglie, iniziate il 26 febbraio 1971, nei quali la città fu messa a ferro e fuoco dagli stessi aquilani, con sedi di partito date alle fiamme (dal Pci alla Dc), abitazioni di uomini politici messe a soqquadro, porte dei negozi date alle fiamme, pompe di benzina rovesciate, scontri con migliaia di uomini delle forze dell’ordine, feriti, arresti.

moti l'aquila capoluogo

L’Aquila, 26, 27 e 28 febbraio 1971: la lotta dei cittadini per far sì che L’Aquila sia il capoluogo di regione passa alla storia col nome di Moti aquilani del 1971.

La regionalizzazione dell’Italia impose la necessità di individuare un capoluogo anche in Abruzzo.

Chi scegliere? L’Aquila, che fino a quel momento era stata il centro storico e culturale della regione, poteva vantare un miglior rapporto con Roma ma l’appoggio dello Stato alla causa aquilana provocò a Pescara nel 1970 numerose insurrezioni (Notti dei fuochi), riaprendo le trattative; Pescara, dal canto suo, era città moderna in rapido sviluppo votata all’industria e al commercio.

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Dopo mesi di frenetiche consultazioni, l’allora presidente Emilio Mattucci lesse alla popolazione il neonato statuto: Consiglio e Giunta regionali si sarebbero riuniti sia a L’Aquila sia a Pescara. Alla fine a dar fuoco alla miccia fu un inghippo di vocali, una o scambiata per una e da Emilio Mattucci, che lesse sbagliando “il Consiglio e la Giunta regionali si riuniscono  a L’Aquila e Pescara”, anziché “o Pescara”.

Quella fu la scintilla che fece traboccare il vaso; già alcuni giorni prima, infatti, si decise che ben sei assessorati sarebbero stati collocati in riva all’Adriatico e solo quattro all’ombra del Gran Sasso. Il che all’epoca voleva dire posti di lavoro e soldi, oltre che potere e campanilismo.

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Un anno dopo, il settimanale L’Aquilasette dirà: “Erano fiamme d’amore” e ripeterà in rosso: “Vergogna”.

Per la Rai, Bruno Vespa raccontò dall’Aquila quanto stava accadendo

 

“Ju 26 Febbraio de ju 1971 a L’Aquila scoppiò ‘na piccola rivoluzione francese pe’ mutii riguardanti la pusizio’ de ju capoluogu”.

Inizia così la testimonianza di Gianfranco Picella, all’epoca giovanissimo testimone d’eccezione dei moti per L’Aquila capoluogo, che un anno fa raccontava al nostro giornale quelle giornate epiche

“Diversi pulitici aveano penzatu ‘bene’ de porta’ ju capoluogu a Pescara. Ji allora sedicenne so’ vissutu de prima perso’ tutta la rivorta che appuntu ji abitanti de L’Aquila co la rabbia n’corpo misero su. Tenete sape’ che appena se sparse la voce de quello che teneano n’tenzio’ de fa’ scoppiò ju finimondu pe tuttu ju centru dell’Aquila: barricate nturnu a la mura e le antiche porte, a ji quattro cantu’ misero foco a nu mucchiu de coperto’ de macchine do se sollevea nu fumu cuscì densu che annirì tutti ji portici, po ncumincettero a sfascia’ tutte le sedi deji partiti, do a quarcuna ji misero pure foco”.

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