Ponte Belvedere, l’ipotesi del nuovo nome

L'ipotesi di rinominare il Ponte Belvedere come Ponte dei sospiri. L'editoriale a cura di Fulgo Graziosi.

Rinominare il Ponte Belvedere dell’Aquila Ponte dei sospiri, dal celebre “fratello” che si trova a Venezia.

L’idea, di dare un nuovo nome al Ponte Belvedere, nell’editoriale a cura di Fulgo Graziosi.

Si dice, da che mondo è mondo, che quando l’ultimo pensiero della sera e il primo del mattino coincidano, la giornata sarà abbastanza dura.

È proprio quello che sta succedendo da qualche giorno nella nostra città a proposito della demolizione o ristrutturazione del ponte di Belvedere.

È giusto che anche L’Aquila, candidata a Capitale della Cultura, abbia un qualcosa di interessante, di attrattivo, da offrire ai flussi turistici e culturali che dovrebbero invadere la città.

Non sarebbe male dare a questa opera la denominazione di “Ponte dei Sospiri”, senza imitare quello più autorevole di Venezia, anche perché quello di Venezia ha già una consolidata storia.

Mentre quello aquilano la storia la deve ancora vivere e conquistare.

Inoltre, Venezia non dovrebbe neppure risentirsi perché di Ponti dei Sospiri in vari continenti ne esistono alcuni.

È stato facile, per chi ha girato un po’ il mondo, incontrare questi ponti e con la stessa denominazione a Cambridge e a Oxford in Inghilterra.

A Lima, nel distretto di Barranco in Perù, chiamato “Puente de los Sospiros”, sistemato nel quartiere più romantico della capitale.

Anche New York ne ha voluto realizzare una copia quasi perfetta, ma con connotazioni abbastanza moderne, per collegare due grattacieli della Metropolitan Life, di cui uno ispirato anche al campanile di San Marco.

L’unico requisito, apparentemente negativo, di cui il ponte aquilano non dispone è l’assenza di acqua.

Ma, non è così. Se ci soffermiamo momentaneamente ad osservare la situazione, ci accorgeremmo che, proprio sotto la strada di accesso a Via Fontesecco, scorre una copiosa falda acquifera che alimenta la fontana della 99 Cannelle. Perciò, anche l’aspirazione aquilana potrebbe godere del privilegio della realizzabilità.

L’idea, con ogni probabilità, ha sollecitato le menti di tanti progettisti e di altrettanti amministratori che si sono alternati alla guida della città nell’ultimo decennio.

Sono venuti alla luce come funghi elaborati progettuali custoditi nei cassetti o nell’archivio comunale, non portati alla luce in altri tempi, forse per dare priorità ad altre più importanti incombenze. Ed è giusto che sia stato così.

È stato aperto un primo incontro con la pubblica opinione che non ha offerto agli amministratori il probabile esito sperato, tendente alla demolizione del manufatto.

I cittadini hanno fornito altre indicazioni in merito a un più oculato impiego dei fondi disponibili.

Non ha fatto presa neppure la paventata pericolosità della caduta di qualche calcinaccio, la cui causa è riconducibile, forse, alla incuria di oltre dieci anni in cui ha versato il ponte. Infatti, la mancata disciplina delle acque di scolo e di superficie, con la complicità delle sensibili gelate invernali, ha determinato la caduta di alcuni scrostamenti del calcestruzzo.

Giova ricordare, ai fini di un più ampio scenario della discussione che va delineando, che il ponte di Belvedere, subito dopo il sisma del 2009, fu sottoposto ad una critica e scientifica analisi da parte dei tecnici dell’Università dell’Aquila, che determinarono le perfette condizioni di stabilità e di fruibilità dell’opera.

Comunque, il recente distacco dei calcinacci ha creato legittima apprensione, ai fini della sicurezza, nell’animo degli inquilini del sottostante fabbricato.

Appare quanto mai necessario ricordare che il predetto fabbricato avrebbe dovuto essere demolito prima della realizzazione del ponte. Infatti, nel progetto, erano stati indicati gli oneri per l’esproprio e l’abbattimento dello stesso complesso edilizio.

L’argomento posto sul tappeto, inerente la sistemazione del ponte Belvedere, qualunque essa sia, potrebbe suggerire, forse, una preliminare sistemazione dei cittadini che occupano il fabbricato sottostante.

Il patrimonio edilizio per la collocazione di queste persone esiste ed è costituito dagli appartamenti di proprietà del Comune, disseminati in tutte le parti della città, pervenuti gratuitamente all’Ente attraverso le famose cessioni di scambio. Patrimonio che, oltretutto, dovrebbe essere messo urgentemente a frutto perché la relativa gestione inizia ad essere abbastanza onerosa, se non altro, per le spese condominiali.

In questo modo, intanto, si metterebbero in sicurezza i cittadini interessati.

Dopo di che si potrebbe decidere, con più tranquillità, se impiegare le attuali disponibilità economiche per la demolizione e ricostruzione del ponte, per la ristrutturazione dello stesso, oppure impiegare le risorse finanziarie per altre opere, come la sistemazione del patrimonio stradale che versa in precarie condizioni ed il ripristino dello smaltimento delle acque di scolo e di superficie dei piani viabili, che attualmente si trasformano in veri e propri torrenti in occasione delle precipitazioni atmosferiche.

Opere indispensabili per la candidatura dell’Aquila a Capitale della Cultura.