Un incarico a Roma per il cardinale Giuseppe Petrocchi

Nell'ambito della riforma della curia romana voluta da Papa Francesco, si prospetta un incarico prestigioso a San Pietro per il cardinale Giuseppe Petrocchi.

Il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, potrebbe essere il prossimo arciprete della Basilica di San Pietro.

Una notizia, quella del nuovo incarico a Roma per il cardinale Giuseppe Petrocchi, che circola insistentemente da settimane negli ambienti della curia aquilana e romana.

Quale sarebbe il ruolo del cardinale Petrocchi come arciprete nella Basilica di San Pietro?

Quella dell’arciprete di San Pietro è una carica molto antica, riservata ad un alto porporato, che svolge un ruolo di massimo responsabile dell’attività di culto e pastorale della Basilica di San Pietro, è uno dei simboli più conosciuti della Chiesa cattolica in tutto il mondo.

A tutti è nota la sua storia che, ormai, dura da oltre cinque secoli, essendo stata arricchita da alcune delle più importanti opere d’arte al mondo, realizzate dai più grandi artisti di ogni tempo.

Fra tutti basterà citare il gruppo scultoreo della Pietà di Michelangelo.

Luogo di sepoltura dei romani Pontefici, è stata sempre a cuore di ogni Papa come Chiesa sede della sua Cattedra, cioè del luogo da dove il Papa pronuncia le sue considerazioni in materia di fede e di dottrina, e dove origina la infallibilità “pontificia”.

In ragione di ciò, non potendo il Santo Padre, oberato da tante incombenze dovute al governo della Chiesa, sin dalla sua edificazione viene nominato, dal romano Pontefice, un Cardinale, appositamente delegato al governo della Basilica ed alla sua direzione spirituale e materiale, con il titolo di Arciprete di San Pietro.

La Basilica di San Pietro, infatti, tra le chiese romane non è considerata come parrocchia e non appartiene al territorio dello Stato italiano.

Ma il suo Cardinale Arciprete gode di una considerazione speciale, essendo tale incarico assai delicato per la complessità delle incombenze spirituali, temporali e diplomatiche che scaturiscono dalla gestione del Sacro tempio.

Attualmente l’incarico è detenuto dal Cardinale Angelo Comastri, celebre teologo mariologo, autore di numerose pubblicazioni, che fu nominato in tale ruolo da Papa Benedetto XVI, che gli affidò anche l’incarico di Presidente della Rev.da Fabbrica di San Pietro, che è l’organismo che sovraintende a tutti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari per tenere costantemente la Basilica nel suo stato di perfezione architettonica e Vicario del Santo Padre per la Città del Vaticano, altro incarico importante che consente al Cardinale Vicario di amministrare il piccolo Stato in nome del Pontefice.

Ora sembra che il cardinale Comastri giunto alla soglia del suo 77esimo anno di età abbia più volte chiesto a Papa Francesco di dispensarlo dai suoi Uffici e, quindi, si renderebbe disponibile quasi nell’immediato il Titolo di Arciprete di San Pietro.

Chi è abituato ad osservare le cose vaticane saprà benissimo che, ciò che alle volte sembra imminente viene procrastinato, apparentemente senza motivo, mentre ciò che nessuno immagina, alle volte viene annunciato con estrema rapidità.

E’ possibile, alle volte, interpretando i rumors che in un ambiente piccolo come quello della Città del Vaticano, si possano ascoltare quelle che, nei palazzi apostolici vengono prudentemente definite “voci di corridoio”, mentre, in altri ambienti si chiamano pettegolezzi.

Stando a queste voci, sempre più insistenti, sembrerebbe che il Santo Padre abbia promosso una riforma completa della Curia romana che doveva essere fermata proprio il 21 febbraio, in occasione della festa della Cattedra di San Pietro e, quindi, festa della Basilica, e che, in tale occasione, rinnovando gli Uffici di Curia e rinnovando molti degli addetti e dei Prefetti, Prelati e Cardinali, avrebbe annunciato anche il nome del nuovo Arciprete di San Pietro.

Sembrava sicuro che l’unico candidato per tale altissimo prestigioso ma anche delicato incarico la scelta fosse caduta sul nostro Arcivescovo Metropolita Giuseppe Petrocchi , creato e pubblicato Cardinale dallo stesso Papa Francesco con il titolo presbiterale di san Giovanni dei Fiorentini.

Gli osservatori giudicarono quella una nomina inconsueta, in quanto l’Arcivescovo dell’Aquila non è mai stato Cardinale se non nel 1600 con il Cardinale Amico Agnifili.

Il Cardinale Carlo Confalonieri fu nominato porporato dopo aver lasciato la sede dell’Aquila.

Un altro esempio illustre è quello del Cardinale Bassetti, attuale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana – CEI – che, essendo Arcivescovo di Perugia, è stato elevato alla Porpora da Francesco nel corso del suo servizio episcopale, come Giuseppe Petrocchi.

Tutti dicono che Papa Francesco riponga molta stima e fiducia nel nostro Arcivescovo, che negli anni in cui ha governato la nostra Diocesi, ha evidenziato ottime capacità per la gestione economica e per l’impegno pastorale.

Alcuni rumors si sono spinti ad azzardare già il nome del successore di Petrocchi, ma di questo parleremo in un’altra occasione perché ci sembra assai prematuro anche in considerazione del fatto che la prevista riforma da presentare con “motu proprio” da parte del Papa, forse è slittata di qualche settimana, per far calmare le voci di dissenso levate da parte degli oltransisti della tradizione, che non vedono mai bene alcun cambiamento e gridano sempre ad ogni stormire di foglia.

Ma la Chiesa cattolica è un organismo bimillenario che si trasforma nella tradizione e con alterne vicende è sempre pronta al suo servizio per guidare l’umanità verso la redenzione.

Un vecchio Cardinale, nostro caro amico, già moltissimi anni fa diceva “si vede bene che la Chiesa, fondata da Cristo, è una istituzione divina: essa funziona ancora e svolge la sua missione nonostante i preti”.

Luigi Maria Vigo