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Santogna, una poltrona per tre: L’Aquila apre all’accordo

L'Aquila, Leonessa e Posta. Santogna al centro di un accordo, finalizzato alla valorizzazione della montagna tanto desiderata e poi abbandonata.

banner articoli_okSantogna, oltre la storia, la geografia, le sbarre e la giustizia. L’oasi verde al confine tra il Lazio e l’Abruzzo rischia di diventare un problema. Così L’Aquila, Posta e Leonessa scelgono la strada della condivisione.

Partiamo dall’inizio. La storia di Santogna comincia dalla geografia di appartenenza. Al confine tra Lazio e Abruzzo, è stata parte della provincia dell’Aquila fino al 1927, quando, sotto il dominio fascista, fu istituita la provincia di Rieti. Da allora il territorio si ritrovò di nuovo al centro, questa volta non solo di due regioni, ma di due diverse ‘province’ e di un infinito dibattito.

Vicinanza volle che nel reatino, tra Leonessa e Posta, l’area venisse considerata ‘di casa’, ciò nonostante – e qui entra in gioco la storia – l’allora tenuta Santogna fosse tra i 99 Castelli fondatori della città dell’Aquila. Ma non si trattava solo di questo. I 600 ettari del territorio di Santogna, infatti, restarono ufficialmente una proprietà aquilana, poiché storicamente l’enclave era stata lasciata come ‘rendita’ al Comune dell’Aquila dalla Regina Margherita d’Austria, per fini di uso civico.

Ciò spiega perché la tenuta – prevalentemente ad uso pascolivo e boschivo – fu, nel tempo, oggetto di interventi sia da parte del comune aquilano che degli enti laziali.

Santogna, le dispute

Ci furono inevitabilmente delle frizioni, in particolare tra Leonessa e L’Aquila. Una guerra fredda che culminò nell’installazione di una sbarra per impedire agli abitanti di Leonessa l’ingresso alla montagna.

La disputa, dal destino incerto, fu decisa in parte nelle aule di giustizia. Tre anni fa l’ultimo dei ricorsi, con il Tar del Lazio chiamato a decidere sull’ennesima controversia in merito alla ‘montagna della discordia’. Sentenza che ribadì Santogna proprietà del Comune dell’Aquila.

Nel mezzo, però, restavano «gli interventi effettuati dalla Regione Lazio e dal Comune di Leonessa per valorizzare l’area», come ricorda Marcello Etrusco – vice sindaco dell’altro comune confinante, Posta – alla redazione del Capoluogo. «Santogna era diventata una sorta di oasi naturale, con un’area faunistica riservata ai daini, i sentieri naturalistici per passeggiare in mezzo alla natura, con le aree che ospitano i caprioli e con i suoi numerosi rifugi». E, oggi, con uno strascico preoccupante di problemi.

«Il problema più grande è lo stato in cui attualmente versa l’area, in totale abbandono. – chiarisce Etrusco – Santogna, a causa delle vicissitudini passate, si è ritrovata dalle attenzioni di molti a quelle di nessuno. Anche perché nessuno può far nulla. Permane una sorta di stallo deleterio per la zona, un abbandono che comporta costantemente situazioni di pericolo anche ambientale. L’area, ad esempio, è ricca di pinete che non possono essere abbandonate a se stesse».

Santogna, il nuovo progetto.

Ecco che allora torna in gioco L’Aquila.

«La Regione Lazio è prossima alla convocazione di un tavolo tecnico per risolvere quella che è ormai diventata la questione Santogna. In previsione di prossime evoluzioni, i Comuni di Leonessa e Posta hanno avviato un confronto con L’Aquila per giungere ad un accordo condiviso».

Il futuro sembra chiaro, almeno nelle intenzioni di partenza. Secondo i piani, infatti, Santogna verrà valorizzata nelle sue peculiarità paesaggistico-ambientali: «ogni comune farà e avrà la sua parte. L’eventuale introito ricavato verrà distribuito equamente tra gli enti. Si potranno valorizzare le pinete così come i percorsi naturalistici». Le basi per un progetto a tre, allora, sono state gettate e le parti, forse per la prima volta, sembrano poter giungere a un compromesso. Intanto Santogna aspetta.

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