Le mire dei Casalesi sulla ricostruzione, ma a L’Aquila il clan non passa

Il processo a un imprenditore legato al clan dei Casalesi riaccende i riflettori sulle mire della criminalità organizzata sulla ricostruzione a L'Aquila.

Processo a Napoli nei confronti di un imprenditore legato al clan dei Casalesi. Tornano alla ribalta i tentativi di infiltrazione nella ricostruzione.

Che segmenti della ricostruzione fossero stati “attenzionati” dalle associazioni mafiose è ormai assodato e l’ennesima conferma arriva dal processo all’imprenditore edile di Casapesenna (Caserta), Nicola Fontana, finito in carcere con l’accusa di essere “un imprenditore di fiducia” del clan dei Casalesi, che gli avrebbe lasciato il via libera per cercare di accaparrarsi appalti nella ricostruzione post sisma dell’Aquila.

Come riporta Il Messaggero, “ad incastrare l’imprenditore casertano le dichiarazioni rese da un altro pezzo da novanta del clan dei Casalesi, Antonio Iovine o ninno, diventato collaboratore di giustizia proprio mentre era recluso in regime di 41bis nel carcere dell’Aquila”, insieme a un altro collaboratore di giustizia, che ha fatto preciso riferimento alla ricostruzione post sisma dell’Aquila, in particolare a 150 appartamenti che avrebbero dovuto rivedere la luce.

A quel punto, però, era intervenuta la Prefettura dell’Aquila, con approfontimenti e lo stop definitivo all’operazione, a dimostrazione che se gli interessi della criminalità organizzata sulla ricostruzione sono confermati, confermata è anche l’alta attenzione della Prefettura che, grazie a indagini e interdittive antimafia è riuscita a tenere il clan dei Casalesi (e non solo) fuori dall’Aquila.