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Asl 1, l’odissea lunga 14 anni dei precari amministrativi

Lo sfogo di un precario amministrativo della Asl dell'Aquila, 14 anni di promesse disattese con la speranza di un concorso per stabilizzarsi.

Il lungo sfogo di un precario amministrativo della Asl 1 dell’Aquila che, dal 2006, aspetta la stabilizzazione lavorativa.

Alessandro, questo il suo nome, è un lavoratore precario della Asl 1 che, stanco di una situazione che si trascina da tempo, ha affidato ai social un lungo post, dove ha ripercorso la sua “storia” all’interno della Asl che parte dal fallimento delle aziende che operavano all’interno dell’azienda sanitaria aquilana.

Alessandro era un programmatore, dopo il fallimento dell’azienda dove era assunto e che operava all’interno della Asl 1, venne chiamato dalle liste del Centro dell’impiego per essere ricollocato.

precari

“Siamo entrati come Lsu in vari uffici – scrive Alessandro sul suo profilo Facebook – (io per paradosso in quello assunzioni), ci fecero nel 2008 un bel Protocollo d’intesa per stabilizzarci, promosso dalla allora Asl dell’Aquila, diretta dal dottor Marzetti, firmato per accettazione in Provincia ed in Regione dai dirigenti allora competenti, con indicata la data di assunzione a tempo indeterminato (perché gli Lsu fino al decreto Madia erano gli unici stabilizzabili per legge in Enti Pubblici) entro il 31 dicembre 2011″.

I problemi sono iniziati quando con il cambio della dirigenza, arrivò il dottor Giancarlo Silveri, “ci venne detto che siccome lui non aveva proposto nulla, il Protocollo d’intesa già fatto non era valido!”.

Una doccia fredda che, per Alessandro, si aggiunge alla mancanza di un sostegno da parte dei sindacati o dell’amministrazione, all’epoca guidata dall’ex sindaco Massimo Cialente.

Diciamocelo, a loro non siamo mai stati granché simpatici…”, scrive ancora Alessandro.

“E ora, dopo anni in cui lavoriamo a fianco stretto, per non dire il contrario, con gli stessi dipendenti, dopo aver lavorato anni negli uffici assunzioni, ragioneria, legali.. Ora, cara Asl, che fine facciamo noi?”.

“Ricordo di esser passato due tre volte coi miei colleghi di sventura a Palazzo Margherita per avere, dall’allora Pater Familias (Massimo Cialente) della  città capoluogo di regione, una rassicurazione sul nostro futuro… Ci disse: ‘vedremo, ne parlerò, non assicuro nulla’. Non ci disse ‘nulla farò’ come invece fu. Beh c’era stato il sisma, c’era la ricostruzione da fare… Ok, veniamo dopo il dramma, ma da buoni suoi elettori sicuramente una mano ci verrà data e, comunque, da buoni figli meritevoli della città una chiamata la farà“.

Alessandro però coltivava ancora la speranza: “pensavamo che sarebbe bastato fare un cenno, uno squillo in direzione Generale Asl o in Regione e sarebbero stati di certo obbligati a dar seguito al Protocollo d’Intesa stipulato e valido a tutti i sensi di legge… Ma niente!”.

Alessandro, insieme agli altri colleghi di sventura, è andato anche a bussare alle porte della Regione Abruzzo per perorare la sua causa: “andavamo spesso a Palazzo dell’Emiciclo a cercare un po’ di attenzione, abbiamo trovato tanto fumo, ma l’arrosto al massimo te lo preparavi di castrato a casa…”

Passano gli anni, ma Alessandro non molla: “continuiamo nei doveri da assolvere in modo impeccabile ed encomiabile, tra mancati incentivi di su e scatti di anzianità ed economici di giù, tra una proroga in somministrazione di 3 mesi di qua una di 6 di là, effettuata spesso il giorno stesso della scadenza se non oltre e senza comunicazioni precedenti (ormai abbiamo fatto il callo), continuando a fare il nostro dovere (tra cui prorogare i tempi determinati o ‘i trasferiti a tempo’ in scadenza…), ma gli anni passano…”

Oggi assistiamo, È GIUSTO COSÌ E FELICI PER LORO alla stabilizzazione, grazie al Decreto Madia ed ai suoi emendamenti successivi, di decine e decine di lavoratori precari, ma con contratto, buon per loro, a tempo determinato, anzi nel mio caso, nel mio lavoro, tra le altre mansioni, rientra proprio stabilizzare i tempi determinati”.

Ad attendere Alessandro e gli altri precari, adesso, un Concorso con la riserva del 50% dei posti da assumere: ma non è dato per scontato passare un concorso, almeno in Italia.

Infatti, a oggi, la situazione non sembra cambiata di molto, ma soprattutto, per Alessandro, dopo aver speso metà della sua vita lavorativa dentro la Asl, il concorso sembra un “assaggio quasi inutile”.

“Cosa dobbiamo dimostrare? Di saper fare quello che già facciamo da precari da 14 anni?”

“Alcuni colleghi hanno quasi 50 anni e altri tra 4 anni saranno in età da pensione! Avrò, nel mio caso, se mai supero il concorso, l’onore di autoassumermi?”.

In questi 14 anni, non solo la preoccupazione di una vita precaria, ma anche le spese legali affrontate per cercare di ottenere, “qualcosa che ci spetta!”.

Perché se la Asl locale è andata avanti con enormi carenze di personale è anche per merito di noi ex Lsu, personale ben preparato, qualificato e che ha dato un’ammodernata negli uffici dove tuttora presta servizio”.

Un po’ di baccano per noi non si può proprio fare nemmeno dopo tutti questi anni di rinunce economiche e sacrifici? (Italia e Città Mia Adorata) dove è finito il tuo amore? Scriveva il grande De Andrè in una delle sue canzoni più commoventi…”, conclude.

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