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Coronavirus a Singapore, il racconto di un aquilano

Uno studente di origini aquilane che si trova a Singapore racconta la situazione dopo i casi accertati di Coronavirus. L'intervista esclusiva al Capoluogo.

banner articoli_okIl Coronavirus “sbarca” a Singapore; il racconto di Alessandro Olivo, studente bocconiano originario dell’Aquila.

Da Singapore l’intervista esclusiva per il Capoluogo ad Alessandro Olivo, studente di origini aquilane che sta facendo un’esperienza semestrale presso la National University of Singapore.

Attualmente a Singapore sono 33 i casi di Coronavirus accertati; non ci sono stati morti.

Alcune delle persone colpite dal virus non erano state in Cina.

Alessandro è forte e ottimista ma comunque preoccupato; “la rapida escalation di contagi – racconta al Capoluogo – ha indotto le autorità di Singapore ad aumentare le misure di sicurezza contro il diffondersi del Coronavirus nel Paese. Sono stati sospesi e proibiti tutti gli eventi dove potrebbe radunarsi molta gente“.

Si respira anche un forte allarmismo: “gira poca gente, anche in Università. Verranno chiuse le classi con più di 50 studenti e le persone più a rischio sono già in isolamento presso alcune aree dell’ateneo”.

“Abbiamo saputo che alcune delle persone contagiate dal Coronavirus non erano mai state in Cina”, continua Alessandro.

Una situazione di panico e paura generale che, secondo quanto riferito da Alessandro, è anche enfatizzata dal fatto che Singapore è già stato duramente colpito dalla Sars nel 2003.

Alessandro sta affrontando il momento con grande forza e serenità: “giriamo con la mascherina, ci laviamo spesso le mani, ci stiamo abituando a stare di più in casa, facendo anche delle provviste di emergenza, in attesa che ci sia un’evoluzione della situazione”.

Fino a poche settimane fa avevo una routine tranquilla, scandita da orari. Dopo le lezioni del mattino ci si incontrava tutti in sala mensa”.

Adesso ci è stato consigliato di rimanere a casa, di uscire il meno possibile e anche nei luoghi di ritrovo dell’università, come in sala mensa, non si vede quasi nessuno. Aspettiamo e speriamo che possa risolversi il tutto a breve e nel miglior modo possibile”, conclude.

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