Progetto Case, i balconi crollano ma il reato si prescrive

Per il crollo dei balconi del Progetto Case scatta la prescrizione per alcuni reati. Resta in piedi il crollo colposo. Tra gli indagati dirigenti, tecnici e il ministro Gaetano Manfredi.

Reati prescritti tranne uno e due richieste di assoluzione, questo è l’avvio per il processo legato al crollo dei balconi del progetto Case, che inizierà ad aprile.

Il crollo dei balconi del Progetto Case risale al 2014 quando a Cese di Preturo il cedimento ha portato al sequestro di 800 balconi in 494 alloggi. Le persone indagate a oggi sono 21.

Nel decreto di sequestro dei balconi , il gip aveva evidenziato il “pericolo che la libera disponibilità e utilizzo da parte dei residenti e dimoranti degli appartamenti collocati sulla piastra numero 19 possa costituire un serio pericolo per incolumità degli stessi e di quanti ne possano fruire, soprattutto alla luce di quanto esposto nella nota tecnica del Corpo Forestale dello Stato”.

Il rischio, ritenuto “concreto per l’incolumità fisica, riguarda anche gli utenti occasionali, trattandosi di strutture pericolanti sovrastanti strade di pubblico accesso”.

Dopo 6 anni dal crollo dei balconi nel Progetto case però alcuni reati sono prescritti; nel processo resta in piedi il crollo colposo, che viene contestato ai 21 indagati, tra cui il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi., nel ruolo di componente della Commissione di collaudo statico.

Al ministro viene contestato il non “aver rilevato che il balcone era stato realizzato in difformità da quanto previsto in progetto, consentendo l’installazione di pannelli in fibrocemento intorno al balcone che non permettevano la traspirabilità della struttura lignea del balcone medesimo, così che il legno marciva a causa dell’umidità che favoriva l’insorgere di fenomeni di marcescenza con conseguente crollo”.

Tra gli indagati  figurano anche i dirigenti comunali, Mario Di Gregorio, Vittorio Fabrizi, Enrica De Paulis, Carlo Cafaggi e Marco Balassone, oltre ai responsabili delle società che hanno partecipato ai lavori di realizzazione dei manufatti antisismici, ai Rup, progettisti, direttori dei lavori, ai membri della Commissione collaudo.

Sempre il pm ha chiesto l’assoluzione con la formula del non luogo a procedere per Mauro Dolce e Sergio Sabato, nella loro qualità di Responsabile Unico del Procedimento.

Come riporta Il Messaggero, dopo un lungo stop del procedimento penale (a fronte di indagini preliminari del sostituto procuratore Roberta D’Avolio) portato avanti in tempi rapidi dalla Sezione di Pg della Forestale della stessa Procura aquilana e del Nipaf per incompetenza territoriale prima e difetti di notifiche poi agli indagati (29 in tutto sugli iniziali 37), ieri si è aperta l’udienza preliminare.

Il pm D’Avolio ha dovuto far presente al giudice per l’udienza preliminare Guendalina Buccella l’intervenuta prescrizione per i reati di falso, truffa ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture.

Nella vicenda giudiziaria benché identificate dall’accusa le parti offese nel Comune dell’Aquila e nel Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli stessi Enti hanno deciso di non costituirsi parte civile in questa fase.