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«Matteo divertiti», quell’invito dagli spalti che fa emozionare

"Matteo divertiti", l'urlo che non avevo mai sentito e che vorrei sentire ancora mille e mille volte. E' accaduto al Comunale di Capistrello nel giorno del derby d'Eccellenza con i marsicani dell'Angizia Luco.

“Matteo divertiti”, l’urlo che non avevo mai sentito e che vorrei sentire ancora mille e mille volte. E’ accaduto al Comunale di Capistrello nel giorno del derby d’Eccellenza con i marsicani dell’Angizia Luco.

 

Matteo divertiti, continua a rimbalzarmi nella testa. A voi è mai capitato di andare allo stadio, di andarci in occasione di un derby e di sentire qualcuno che cerca e pretende l’attenzione di un giocatore per dirgli questo? Matteo divertiti. A me ha fatto strano. Appena ascoltate quelle due parole mi sono fermata. Ho fermato il mondo che mi circondava, ho cercato di ricordare se fosse accaduto davvero o se l’avessi immaginato. Certo che era accaduto. Allora ho provato ad analizzare il senso di quella frase. Un imperativo dolce come il miele, un invito cortese, una speranza sana. Da qualsiasi punto di vista la guardassi, quella frase mi sembrava una cosa straordinaria. Mi sono voltata per capire chi avesse pronunciato quella musica e ho visto un uomo distinto, ben vestito, un paio di file più su rispetto a dove sedevo io. A quel punto ho provato a tracciare una somiglianza nei tratti del volto rispetto a Matteo. Era evidentemente riferito a Matteo Salvini, esterno d’attacco del Capistrello, quel giorno entrato nelle marcature realizzando un calcio di rigore nel derby con l’Angizia Luco. All’apparenza nessuna comunanza visiva, più tardi Matteo mi avrebbe confidato di non conoscere quella persona, ma che lui stesso avesse udito quella strana, piacevole esortazione arrivare dagli spalti.

Ama

Ho continuato a pensarci ancora e mi rendo conto non esista una ragione logica per il pensarci così tanto. Cosa c’è di strano in quelle parole? Niente. Anzi. Vado allo stadio tutte le domeniche da una vita, ho visto cose belle e cose brutte, ho esultato e sofferto, alcune volte sono stata anche profondamente indifferente a quanto accadesse dentro o fuori dal campo. Mai è diventata una routine. Per chi ama questo sport, ogni benedetta domenica è un’emozione nuova. Eppure, quello che è accaduto a Capistrello mi ha bloccata. Siamo presi dalle nostre discussioni da bar, giochiamo a fare gli allenatori, commentiamo tutto e spariamo a zero su tutti. Ho sentito spesso indicazioni tattiche, richieste di cambi, inviti a correre o a pressare di più, a sbagliare di meno. Non ho mai sentito “Matteo divertiti”. La cosa più assurda è che non fossi preparata. Quel “divertiti” mi è sembrata la cosa più dolce e incoraggiante che potessi sperare di ascoltare. Mi sconvolge che io pensi che sia la cosa più dolce e incoraggiante che abbia mai ascoltato. Soprattutto, mi spaventa la possibilità che per un’altra vita possa non ascoltarlo più. Vorrei dire a Matteo che deve divertirsi sempre, vorrei dirlo a tutti i Matteo del mondo. E vorrei che da ogni gradinata, di qualsiasi campo, qualcuno chiedesse ai giocatori di divertirsi.

Matteo divertiti, in fondo hai la fortuna di giocare a calcio.

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