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Don Paolo Piccoli e Vincenzo Calderoni a Chi l’ha visto

Chi l'ha Visto sul caso di Don Paolo Piccoli, il sacerdote condannato a 21 anni e mezzo per l'omicidio di un altro prete. Dubbi sulla posizione della perpetua, la beneficiaria di una cospicua eredità.

L’omicidio di Trieste e don Paolo Piccoli, sotto i riflettori del noto programma della Rai Chi l’ha visto.

Don Paolo Piccoli, sacerdote veneto ma a lungo incardinato dell’Aquilano, è stato condannato dalla Corte d’Assise di Trieste a 21 anni e mezzo di reclusione, con l’accusa di aver ucciso il 25 aprile 2014,  un altro prelato, don Giuseppe Rocco, all’interno della Casa del Clero, dove entrambi risiedevano, nel capoluogo friulano.

Sotto i riflettori di Chi l’ha Visto, don Paolo Piccoli, assistito dagli avvocati Stefano Cesco, del foro di Pordenone e Vincenzo Calderoni, del foro dell’Aquila, che ha continuato a ribadire la sua completa estraneità all’omicidio.

“Non ho ucciso nessuno”, è quanto ribadito da don Piccoli, come già detto in una intervista esclusiva per il Capoluogo, all’indomani della condanna.

Assistito dai suoi avvocati, durante l’intervista, don Piccoli ha ripercorso quella mattinata, spiegando la sua presenza nella stanza dell’anziano don Rocco, come già fatto in sede di udienza.

Don Piccoli si trovava lì per benedire la salma e porgere l’estrema unzione; è stato vicino al letto, per questo erano presenti quelle minuscole tracce biologiche a lui riconducibili e legate a una patologia della pelle che lo affliggeva da tempo.

Occhi puntati anche sulla grande accusatrice di don Paolo Piccoli, Eleonora Laura Di Bitonto, perpetua di don Rocco e la prima a trovare l’anziano prelato esanime a terra.

La perpetua non ha voluto parlare con Ercole Rocchetti, l’inviato di Chi l’ha Visto; è stata proprio lei ad accusare don Piccoli dopo che, in un primo momento, si pensava che don Rocco fosse morto per cause naturali.

Secondo l’accusa don Paolo Piccoli avrebbe ucciso don Rocco per impossessarsi di alcuni oggettini di scarsissimo valore, tra cui una collanina che l’anziano monsignore portava sempre al collo e che non è mai stata trovata. Un ciondolo uguale a quello di don Rocco è stato visto da più persone, proprio al collo della signora Di Bitonto.

La perpetua inoltre, con la morte dell’anziano prelato, è entrata in possesso di una cospicua eredità, consistente in una ingente somma di denaro e diverse unità immobiliari.

Per la difesa di don Piccoli, la perpetua non è stata chiara, durante tutte le fase del lungo processo.

Per l’avvocato Calderoni, “la perpetua ha detto in sede processuale 7 bugie su 7 argomenti importanti: la collanina di Don Rocco, i soldi che avrebbe restituito al prete, la telefonata che avrebbe fatto la mattina del decesso e che invece non aveva mai fatto, la lettera anonima che aveva inviato a don Piccoli, la dichiarazione rilasciata e secondo la quale avrebbe visto delle gocce di sangue sul letto in una stanza buia, l’aver negato di aver tentato di rianimare l’anziano prelato”.

Dopo la trasmissione anche il popolo del web, sulla pagina Facebook della trasmissione, si è espresso; “la perpetua non convince”, è stato il commento pressoché unanime.

 

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