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5G, il fronte del NO: dubbi sul rischio sanitario

5G, ancora dubbi sulla nuova tecnologia. Cresce il fronte del No: Roio si oppone all'installazione di una nuova antenna. Ma quali sono le conseguenze temute?

5G sta per quinta generazione ed è la nuova frontiera della tecnologia internet che cambierà il mondo.

Fin qui i pareri sono, più o meno, concordi. Sono le modalità attraverso le quali il mondo stesso ‘cambierà’ – a partire dal suo ecosistema – e le presunte conseguenze per l’uomo a destare scalpore e a dividere l’opinione pubblica. 

Sul 5G L’Aquila rilancia, si punta alla realizzazione di progetti innovativi. Il Comune è al centro della sperimentazione voluta dal MISE, che sarà realizzata da Open Fiber e Wind. La frazione di Roio, però, si oppone. La decisione è stata presa dall’amministrazione separata degli usi civici, che ha detto no all’installazione di una nuova antenna per la telefonia mobile e per la tecnologia all’avanguardia. Tutto ciò a pochi giorni dalla Giornata Mondiale Stop 5G, che prevede per sabato 25 gennaio manifestazioni di protesta in Abruzzo.

Tra allarmismo e studi, le posizioni dei due fronti sul 5G sono agli antipodi. Da un lato c’è chi parla di “falsi miti”, sottolineando come non ci siano prove scientifiche che ne dimostrino le reali conseguenze sull’uomo e sugli animali. Dall’altro chi lamenta, all’origine, l’assenza di studi preliminari che ne valutino i rischi, prima di avviare le previste sperimentazioni.

Come Marilena Del Romano, dottoressa in Scienze Ambientali, portavoce del Comitato Stop5G Abruzzo, referente per la Valle Peligna. Movimento spontaneo di cittadini che collabora con realtà associazionistiche come Abruzzo Elettrosmog e Associazione Elettrosensibili.

 

Perché il vostro No al 5g? 

«Perché non esiste uno studio preliminare sulla valutazione degli effetti sulla salute. In altre parole non si conoscono eventuali possibilità di rischio sanitario connesse all’utilizzo della tecnologia. Già questo dovrebbe essere sufficiente a far applicare il principio della precauzione», spiega la dottoressa Del Romano alla nostra redazione.

Parlate di possibilità di pericoli e di rischio sanitario: su quali basi?

 «Il 5G farà uso di frequenze elevate fino a 26 GHz e successivamente fino a 86 GHz, e l’infrastruttura del 5G prevede l’utilizzo di una fitta rete di “small cells” con microantenne per la diffusione del segnale, che potranno essere posizionate praticamente quasi ad ogni angolo di strada, semaforo o punto di illuminazione pubblica».

Il dato è riportato dall’appello internazionale all’ONU, firmato dagli oppositori della nuova tecnologia.

«Tutta la popolazione è attualmente esposta a Campi Elettro Magnetici (CEM) ad alta frequenza (emessi da antenne dei servizi radio e TV, punti di accesso Wi-Fi, router, smartphones, tablets, telefoni cordless, dispositivi Bluetooth) e a bassa frequenza (cavi elettrici, lampade ed elettrodomestici). A tutto questo si aggiunge ora il 5G. Le telecomunicazioni fanno uso di onde elettromagnetiche pulsate. Il fondo naturale pulsato – quindi l’esposizione a cui l’uomo andrebbe incontro senza nessuna antenna – sarebbe di 0,0002 Volt per metro. Attualmente il limite di esposizione in Italia è di 6 Volt per metro (media su 24h) Quello italiano, ma in generale i limiti di legge nazionali ed internazionali, si basano solo sugli effetti termici in seguito ad esposizioni acute e non tengono conto degli effetti biologici sugli organismi viventi in seguito ad esposizioni croniche, se queste venissero considerate, numerosi studi scientifici spingerebbero verso una riduzione dei limiti di legge attuali», spiega ancora Marilena Del Romano, che aggiunge. «Non bisogna dimenticare, poi, che la tecnologia 5G tale soglia potrebbe crescere ulteriormente fino a 61 V/m, come recentemente richiesto dagli operatori di telefonia mobile che si sono aggiudicati all’asta le prime frequenze utili all’implementazione della nuova infrastruttura di rete”.

Sull’argomento, tuttavia, mancano studi scientifici ufficiali e ufficialmente riconosciuti, che attestino reali pericoli connessi alla nuova tecnologia in via di sperimentazione. «Ci sono, tuttavia, studi sperimentali condotti sulle frequenze del 5G racconti in letteratura dal dottor Agostino Di Ciaula (Comitato Scientifico dei Medici per l’Ambiente ISDE). Questi dimostrano numerosi danni biologici, possibili conseguenze dell’esposizione a queste frequenze. Tra questi: l’aumento della temperatura della pelle, danni al dna, alterazione dei sistemi neuro-muscolari, aumento della proliferazione cellulare».

Quali sono, quindi, le conseguenze alle quali potrà andare incontro l’uomo?

«L’uomo potrebbe andare incontro a due principali conseguenze. L’alterazione dell’espressione genica e dei sistemi neuromuscolari. Il problema è che l’esposizione alla radiofrequenza comporta un danno biologico che non viene considerato. Questo è ciò che condanniamo».

Anche il mondo animale andrà incontro a danni?

«Sì, la ricerca dimostra che l’esposizione ai CEM può causare danni al dna e ridotta fertilità in batteri, insetti, uccelli, anfibi e mammiferi. In particolare si riscontrano: alterazione della capacità di orientamento delle api, danni a livello biologico nei topi di laboratorio (effetti estendibili ai micro-mammiferi selvatici)».

Tra le fila del fronte “Stop 5G” ha fatto discutere l’abbattimento di alcuni alberi e piante a Prato.

«L’acqua, di cui in genere sono ricchi gli alberi e le piante, assorbe molto efficacemente le onde elettromagnetiche nella banda millimetrica. Per questo motivo costituiscono un ostacolo alla propagazione del segnale 5G. In particolare le foglie, con la loro superficie complessiva elevata, attenuano fortemente i segnali della telefonia mobile. Molti comitati di cittadini hanno protestato recentemente per i tagli intensivi di alberi che si sono verificati in diverse città, ad esempio Prato». «Per concludere è bene ricordare che oltre alle antenne il 5G dovrà essere coadiuvato da un sistema di satelliti, che garantiranno la copertura dallo spazio. Ciò significa che verrà irraggiato ogni singolo metro quadrato presente sul territorio. Siamo sicuri che non ci sarà alcun prezzo da pagare?».

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