Campotosto, tre anni dopo il terremoto: la ricostruzione che non c’è

Campotosto, 4 bambini, qualche maceria e poche SAE. Tre anni dopo il sisma il paese resta fermo, intorno solo silenzio.

Quattro scosse che non hanno fatto rumore. Un terremoto, soffocato sotto la neve, che ha cancellato il volto originario di Campotosto. Tre anni dopo non è cambiato molto.

Nel 2020 appena iniziato la piazzetta della Chiesa, cuore del paese di Campotosto, si presenta così. Ci sono una farmacia, la chiesa (recentemente ‘riconsegnata’ alla comunità), un bar e due generi alimentari. Accanto la piazza del Monumento, con una bottega di tessitura.

bottega tessitura Campotosto

Poco più di cento gli abitanti su tutto il territorio comunale, prima del sisma di tre anni fa erano 150 solo nel centro di Campotosto. 50, ad oggi, i residenti in paese: 4 i bambini, che vanno a scuola ad Amatrice e che non hanno neanche uno slargo per giocare serenamente.

Campotosto, 4 terremoti dopo

Campotosto, all’alba del 2020, è un’ombra. La pallida immagine di quello che era un tempo. Ci sono voluti quattro terremoti, però, a disgregare una comunità e secoli di storia scavati nella montagna.

campotosto

Il primo, la notte del 6 aprile 2009. Un sisma che distrusse il capoluogo d’Abruzzo, numerose frazioni e comuni vicini. Qualche danno ci fu anche a Campotosto: da allora alcune famiglie – riscontrata l’inagibilità delle loro abitazioni – hanno cominciato a vivere nei Map, Moduli Abitativi Provvisori.

Poi il sisma che mise in ginocchio il Centro Italia, la notte del 24 agosto 2016, con epicentro tra Accumoli ed Arquata del Tronto. Altri danni, altri disagi, altra paura. A distanza di due mesi il nuovo incubo, con le scosse registrate il 26 ottobre 2016 al confine umbro-marchigiano.

Tuttavia per le quattro scosse, che si sono susseguite tre anni fa, nessuno era preparato. A rendere ancor più pesante la situazione ci pensò il meteo. Il sisma arrivò quando per le strade di Campotosto c’erano 4 metri di neve. Nessuno, al di fuori di Campotosto, se ne accorse.

Campotosto terremoto

I Vigili del Fuoco, allertati dalle autorità competenti, si precipitarono sul luogo indicato come epicentro del sisma. Giunsero in una frazione di Montereale, quando gli fu comunicato, invece, che bisognava andare a Campotosto: lì c’era l’emergenza. Arrivarono allora i soccorsi e l’esercito, in un paese bianco divenuto all’improvviso una profonda zona rossa.  

Campotosto, 4 scosse sotto la neve

È il 18 gennaio 2017, quando quattro scosse fanno sussultare l’aquilano. Questa volta tra i centri più colpiti c’è il piccolo comune montano di Campotosto, svegliatosi, in quel giorno freddo, sotto una tremenda bufera di neve.

Campotosto scopre che il suo giorno buio sarà il 18 gennaio, nonostante il bianco accecante della neve tutt’intorno. È da allora che la diga dello storico lago è sorvegliata speciale. La prima scossa alle 10.25, di magnitudo 5.1, la seconda alle ore 11,14, di magnitudo pari a 5.5. Passano solo 4 minuti e arriva la terza scossa, di magnitudo 5.4. Alle 14,34 la quarta ed ultima scossa, magnitudo pari a 5.1.

Numeri che non raccontano molto. Non raccontano del palazzo comunale distrutto o della strada centrale divenuta, improvvisamente, un tappeto di polveri, macerie e calcinacci. Non raccontano degli abitanti – all’epoca 150 – che non hanno neanche avuto il tempo di mettersi al sicuro: perché la neve non smetteva di cadere e si doveva togliere con le pale, altrimenti si sarebbe rimasti bloccati.

E non raccontano neanche il perché di un terremoto così siano stati in pochi ad accorgersene. Le cronache nere di quel giorno – e dei molti giorni successivi – si riempiono, purtroppo, della tragedia di Rigopiano. Una valanga violenta butta giù un intero hotel nel Comune montano di Farindola, portando via con sé 29 vite. Pochi giorni dopo un’altra tragedia avrebbe colpito l’Abruzzo, in quel maledetto gennaio. Lo schianto di un elicottero del 118, a Campo Felice. Sei le vittime. 

Campotosto, la ricostruzione che non c’è

Tre anni dopo la ricostruzione a Campotosto è al palo. Solo a ottobre 2019 la consegna delle prime 14 Sae costruite, le soluzioni abitative di emergenza. Ne mancano altre 15, attualmente in fase di costruzione. Tanti campotostani ancora vivono all’Aquila, nei progetti CASE. Chi tornava da fuori per trascorrere qualche giorno di relax nel proprio paese natio ora non può farlo più.

E pensare che nel 2016, all’indomani del terremoto ad Amatrice, il sindaco Luigi Cannavicci mise a disposizione degli amatriciani 10 Map, ancora nelle disponibilità del Comune aquilano dal sisma del 2009. Strutture presenti in numero maggiore rispetto alle effettive necessità in cui si era ritrovato Campotosto.

Il processo di ricostruzione è rimasto completamente bloccato dopo il sisma del 2016. A causa delle difficoltà incontrate dall’amministrazione arrivò anche l’ex sindaco di Montereale Lucia Pandolfi ad affiancare le operazioni di emergenza e ricostruzione. Le pratiche, in seguito alla fase di stallo, passarono all’Ufficio Speciale di Fossa.

Da dieci anni in cui Campotosto fa i conti con i terremoti che ne hanno martoriato la terra, non c’è stato un aggregato ricostruito all’interno del perimetro del centro storico. L’80% degli edifici è inagibile e con danni strutturali.

Più di un anno fa la conclusione delle demolizioni. Ora c’è una grossa spianata, dove c’era la zona rossa. Fino a poco tempo fa all’ingresso della strada principale c’era un cartello, che recitava: Via dei Fori Imperiali. Poi è stato spazzato via dal vento.

Dopo tre anni è tornata la chiesa. Non quella di un tempo, ovviamente. Per tre anni, dopo la demolizione della parrocchia originaria, la celebrazioni eucaristiche erano svolte all’interno di un container adibito a Chiesa di fortuna. «Uno spazio ristretto – ci racconta una residente, Assunta Perilli – dove entrava a malapena la bara per lo svolgimento dei funerali. A dicembre l’inaugurazione della nuova struttura, donata dalla Caritas».

chiesa campotosto

Campotosto, 3 anni dopo: dal silenzio al… silenzio

«Quando penso al giorno del terremoto, la prima cosa che mi riaffiora alla mente è la neve. Aveva cominciato a scendere dalla sera prima. Ho 51 anni, eppure credo di non aver mai visto una bufera come quella. Bastavano due ore e al suolo si accumulava più di mezzo metro di neve. Era impressionante. La prima scossa ci fu poco dopo le dieci. La porta del Map era bloccata tanta la neve che era caduta. Stavamo spalando mentre ci tremò la terra sotto i piedi».

Assunta Perilli, nata e cresciuta a Campotosto, racconta alla redazione del IlCapoluogo.it il suo 18 gennaio 2017. Lei viveva già in un Map, poiché la sua casa aveva subito qualche danno con il terremoto dell’Aquila. In centro, però, aveva la sua bottega artigianale, il regno delle sue tessiture a mano.

«Io e il mio vicino di Map, dopo le scosse, siamo corsi a vedere cosa fosse avvenuto in centro. Campotosto non c’era più, almeno non la Campotosto che tutti conoscevamo da sempre. Quando arrivammo sulla strada principale e vedemmo il tetto del municipio crollato, pensammo che non fosse rimasto più nulla in piedi». Per capire cosa ne fosse della sua bottega ci vollero, invece, dieci giorni. «Raggiungerla quel giorno stesso era impossibile. Fortunatamente, però, aveva subito solo qualche danno, poiché si trovava vicina ad un edificio lesionato e pericolante. Per questo fu inagibile per diversi mesi».

Campotosto

«Quella sera andai a dormire con le gambe ingessate. Dormimmo nei Map, quasi tutti. Io ed altri in quello che era stato assegnato alla mia famiglia dal 2009. Eravamo almeno 10. Tutto era stato lesionato, c’era completa distruzione».

Tre anni dopo ci sono meno macerie, gli edifici ormai compromessi sono stati demoliti. Non ci sono servizi, né attività commerciali, ridotte all’osso. Il paese delle seconde case, dove chi tornava da fuori amava trascorrere il suo tempo in tranquillità, è diventato il paese in cui sono scomparse anche le prime case.

casa della comunità Campotosto

«Quei pochi trentenni che hanno deciso di restare, hanno fatto una scelta di vita e di grande coraggio», conclude Assunta Perilli con un pizzico di ammirazione. «Anche perché noi andiamo avanti, con tenacia e grande fatica. A livello sociale, però, le conseguenze sono molto pesanti. Attualmente abbiamo un solo spazio in cui condividere eventi e ricorrenze insieme, tra chi ha deciso di restare. Si tratta della Casa della Comunità, ottenuta grazie ad una donazione. Una delle pochissime considerando il silenzio intorno al terremoto. Campotosto è un paese dimenticato».

Quel sisma che abbassò il suolo di 10 centimetri fu quasi invisibile e trascinò sotto le sue polveri di distruzione l’intero borgo, uno dei più belli dell’aquilano. Adesso, però, il silenzio che si respira sulla terra di Campotosto è diventato assordante.